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Segnalazioni

Il grande storico del fascismo indagò anche gli Anni di piombo, dai primi moti di piazza all’omicidio di Moro: macché antifascisti, i sessantottini assomigliavano piuttosto ai nazisti della prima ora, i «nichilisti rivoluzionari» contro il parlamentarismo
Sessantotto, lo scandaglio di De Felice
Proprio il terrorismo, già prima della morte di Moro, aveva portato De Felice a specifiche analisi sul problema nel decennio 1968-78. Se diversi gli apparivano i contesti del terrorismo in Italia e Germania (diffuso e con diffuse simpatie in Italia; socialmente isolato e contrastato in Germania), questi due Stati, col Giappone, erano parimenti i tre che avevano perso la guerra, e che avevano introiettato una "frustrazione" capace di ogni credibilità complottista (internazionale e multinazionale). Forse qui De Felice trascurava che di comune c’era piuttosto la morte dello Stato nazionale, vero sconfitto dell’ultima guerra; e che le organizzazioni internazionali sorte e sviluppatesi nel dopoguerra avevano determinato quell’abrasione della cultura storicista in nome di una diffusa socio-politologia che doveva recidere radici ideologiche e specificità culturali-nazionali, ben oltre il ’68
di Paolo Simoncelli da Avvenire del 22 Luglio 2010 [1578]

Intervista a Pietro Barcellona
Il vero declino dell’Italia? Uomini senza "patria"
Occorre spingersi più addentro la grande crisi che stiamo vivendo. Che sarà anche politica, ma la politica, dice Barcellona, viene dopo. Prima vengono le persone. E il lavoro. «Chi lavora ha smarrito il senso del lavoro - dice Barcellona -. Ma questo è l’esito della caduta di un qualsiasi tipo di adesione alla vita». Ecco perché a farci superare la crisi non potranno essere gli intellettuali, con le loro analisi, ma «piccoli gruppi». Gruppi creativi, fatti di persone che «mettono in gioco una trascendenza umana storica»
di Federico Ferraù da Il Sussidiario del 22 Luglio 2010 [1577]

Intervista a Fiamma Nirenstein
«Il mondo deve capire che Israele è un Paese come gli altri»
Fin dalla sua nascita, Israele è stata sotto tiro, nel mirino dei suoi nemici e sotto la lente d'ingrandimento della comunità internazionale. La Friends of Israel Initiative si pone invece come obiettivo di mostrare che lo Stato ebraico è un Paese normale, una democrazia occidentale. Ne parliamo con Fiamma Nirenstein, vice-presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, e fra i promotori della iniziativa
di Alma Pantaleo da L'Occidentale del 19 Luglio 2010 [1576]

Il desiderio, in mille forme diverse, dice ad ogni uomo la necessità di essere amato definitivamente, perfino oltre la morte, e lo urge ad amare definitivamente, a sua volta. Qual è allora il criterio che verifica l’apertura totale del desiderio, consentendo questo definitivo reciproco amore? Una suggestiva risposta ci viene dalla Bibbia: «Io sono la madre del bell’amore» (Sir 24, 18)
Discorso del Redentore 2010
Cosa vuol dire bell’amore? Quando l’amore è bello? Tommaso parla della bellezza come dello “splendore della verità”. Per Bonaventura la persona che “vede Dio nella contemplazione”, cioè che lo ama, è resa tutta bella (pulchrificatur). La tradizione cristiana, con le parole del Salmo, definisce Gesù Cristo come «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3). Il bell’amore pertanto non è un’Idea astratta, ma la persona di Gesù, bellezza visibile del Dio invisibile, che per amore si è fatto come uno di noi. Il bell’amore imprime la sua forma in chi lo accoglie aprendolo a relazioni nuove e partecipate. Questo ci permette di dire che l’amore è bello quando è vero, cioè oggettivo ed effettivo
di Angelo Scola, Patriarca di Venezia, da angeloscola.it del 18 Luglio 2010 [1575]

Tutto ciò che sembra alludere a una dimensione ulteriore a quella materiale, compresa, ad esempio, la psiche umana è visto come un potenziale fianco aperto a visioni del mondo che, spesso impugnando la Bibbia, sfociano nell’irrazionalità più totale
La filosofia della mente che fa fuori l’esperienza religiosa
Di fronte alle superstizioni che imperversano, il naturalismo appare come uno spazio di pensiero angusto ma per lo meno sicuro. C’è un solo problema: il naturalismo non è meno irrazionale delle dottrine bizzarre dei vari Bible Freaks. In entrambi i casi siamo di fronte a un uso molto ristretto e pregiudicato della ragione
di Andrea Staiti da Il Sussidiario del 16 Luglio 2010 [1574]

La filosofia, si sa, è la più strana delle discipline. Per molti è solo la materia “per la quale e senza la quale tutto rimane tale e quale”. Purtroppo o per fortuna, invece, la filosofia è la forma con cui concepiamo la realtà e non è possibile non averne una
Se la realtà non è segno, l’io e Dio sono "solo" cultura
A che punto siamo? Quale mentalità la filosofia odierna sta contribuendo a creare o quale si impegna a riflettere? La mentalità filosofica di oggi è dominata da quello che si chiama “naturalismo”. In che cosa consiste? L’esclusione di oggetti non naturali, l’antifondazionalismo e la continuità scienza-filosofia. Per il naturalismo, l’ambito della realtà, per quanto ampio, è chiuso, cioè non funziona mai come “segno”
di Giovanni Maddalena da Il Sussidiario del 2 Luglio 2010 [1573]

Silvia Calamati, Laurence McKeowne e Denis O’Hearn, Il diario di Bobby Sands – Storia di un ragazzo irlandese, Castelvecchi editore
Luna d'Irlanda. Cosa ci ha insegnato il sacrificio di Bobby Sands
È chiusa in una scatola, oggi, la luna d’Irlanda, di quel pezzo di Nord dell’isola verde ancora sotto il controllo della corona d’Inghilterra. Non sanguina più come una volta; non le si vedono le costole sporgenti per l’inedia forzata che si era imposta tra gli anni Settanta e Ottanta, forma di sciopero estrema per urlare al mondo che il Regno Unito faceva poltiglia dei diritti della gente cattolica, che si batteva per la causa dell’Irlanda una e repubblicana. Sopravvive la luna, ma chiusa nella scatola – nell’anno del Signore 2010 – ancora non può sorgere come Robert “Bobby” Gerard Sands, un piccolo uomo entrato nella storia della sua terra – e delle pagine più vergognose d’Europa – sperava, prima che “il” sacrificio se lo portasse via. A 27 anni
di Giorgio Demetrio da L'Occidentale del 15 Luglio 2010 [1572]

Secondo un nuovo indice Onu per la misura della povertà, sono oltre 421 milioni i poveri negli otto stati indiani, tra cui Orissa, Chhattisgarh e West Bengal, rispetto ai 410 milioni dei 26 Paesi africani, come Zimbawe, Sierra Leone, Niger e Somalia
Otto Stati indiani hanno più poveri di 26 Paesi africani messi insieme
La nuova misurazione tiene conto oltre al reddito pro capite anche dell’accesso alle risorse, educazione e assistenza medica. Per la Chiesa indiana la principale causa di povertà sono la corruzione dei governi locali e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse a danno della popolazione
di Santosh Digal da AsiaNews del 14 Luglio 2010 [1571]

Pubblichiamo una dichiarazione d’intenti firmata da Jose Maria Aznar, David Trimble, John R. Bolton, Alejandro Toledo, Marcello Pera, Andrew Roberts, Fiamma Nirenstein, George Weigel, Robert F. Agostinelli e Carlos Bustelo. Obiettivo quello di ricordare a tutti che Israele è una democrazia occidentale e un Paese normale. Che vive in condizioni eccezionali
L'onore dell'Occidente è macchiato dalla secolare ostilità verso gli Ebrei
Poiché noi crediamo che Israele sia soggetto a un trattamento ingiusto e siamo convinti che difendere questo stato significa difendere i valori che costituiscono e sostengono la nostra civiltà occidentale, abbiamo deciso di lanciare l’iniziativa Gli amici di Israele
Tratto dal Wall Street Journal, traduzione di Alma Pantaleo, da L'Occidentale del 9 Luglio 2010 [1570]

Sulla New York Review of Books Mark Lilla, uno storico delle idee rigoroso e perspicace, affronta il problema della rivolta contro le élite in corso negli Stati Uniti, un fenomeno liquidato dall’establishment democratico come populismo
Gli americani non credono più nelle istituzioni (e negli intellettuali)
Per Lilla non sono stati i media conservatori come Fox news e i repubblicani a creare i Tea party, né sono diretti da essi, è un movimento autonomo nato dal basso, libertario, sul quale non è facile mettere il cappello e che nasce da qualcosa di profondamente americano: il desiderio dell’autonomia, condensato nel concetto: I want to be left alone, voglio decidere da me
di Daniela Coli da L'Occidentale del 25 Giugno 2010 [1568]

L’irregolarità e l’unicità dei percorsi letterari in Italia non è per niente amata e la sorte degli scrittori che hanno scelto, anche in forme discutibili ed eccessive, un proprio percorso completamente indipendente rispetto alla società letteraria e alle temperie ideologiche dei loro tempi, è segnata
Il caso Papini, ribelle dimenticato
Il "ritorno" di Papini è sempre stato rimandato, a differenza di altri "irregolari" che invece hanno suscitato un curioso interesse, come nel caso di Malaparte. Speriamo, ora che arriva, edito nella meritoria collana dei "classici cristiani" di Cantagalli, finalmente in libreria, la ristampa di un libro-cardine nella sua esperienza di scrittore, Sant’Agostino (pagine 254, € 18,00), che ci si disponga finalmente a riaprire il "caso" Papini, prima dissacratore, ateo, ribelle poi convertito al cristianesimo (nel 1921), in una dimensione tutta sua, quasi controcorrente
di Fulvio Panzeri da Avvenire del 25 Giugno 2010 [1567]

Una prigionia che può sembrare una piccola cosa, in mezzo ai grandi disastri della guerra, alle persone uccise dai terroristi, alle bombe dell'11 settembre o alle esplosioni suicide nei ristoranti e nei centri commerciali di qualche anno fa. Eppure non ci stanchiamo di protestare, continuiamo a indignarci, sappiamo che non dobbiamo stancarci di chiedere la liberazione di Shalit
Giovedì 24 giugno: da 4 anni Gilad Shalit prigioniero di Hamas
In mezzo alle immense difficoltà che vive in questo momento Israele e con esso tutto l'ebraismo, nonostante i tentativi di legittimare il regime sanguinario di Gaza, lottare perché Shalit sia sottratto al gruppo criminale che lo trattiene schiavo, che lo ha ridotto al ruolo di cosa da scambiare, di prezzo di un riscatto, è un impegno comune
di Ugo Volli da Moked del 20 Giugno 2010 [1566]

Il Consiglio costituzionale esclude la richiesta di un indennizzo
Il "diritto a non nascere" in Francia può attendere
Tra i molti "nuovi diritti" inventati dalla cultura laicista postmoderna - che sempre meno si cura di quelli "vecchi" ma fondamentali, come il diritto alla vita - si indica da tempo il "diritto a non nascere", di cui sarebbero portatrici persone nate con handicap
di Nicoletta Tiliacos da PiùVoce del 18 Giugno 2010 [1565]

[continua]

    

Gli uomini eguali
  





Con la nuova legge
affitto anche per i gay

Solo la Chiesa cattolica ha detto no




LIBERTA' DI MERCATO
PER GLI UTERI DELLE INDIANE



Il fiorente mercato indiano degli uteri in affitto, sul quale soprattutto le coppie straniere possono contare per “prestazioni” a prezzi molto inferiori al mercato occidentale e in particolare americano (nel 2009 è stato stimato in India un giro d’affari di quattro miliardi e mezzo di euro) cerca nuove vie legali per espandersi. Per farlo, naturalmente, ricorre alla finzione della “donazione non a fini di profitto”.

In questi giorni, come informa una nota dell’agenzia Asianews, è in discussione una proposta di legge, l’Assisted Reproductive Technology regulation bill 2010, che dà diritto a chiunque di richiedere l’utilizzo di una madre surrogata. La nuova legge proibisce in teoria il pagamento della madre portatrice (ma lo rende possibile attraverso la solita beffa del “rimborso spese”) e rende legali le “donazioni spontanee” da parte di donne tra i 21 e i 35 anni.

La novità è che possono accedere alla generosità “disinteressata” della madri portatrici indiane anche single e coppie non sposate. Uno degli autori della proposta di legge ha francamente dichiarato che, “con il termine single, il sentiero è aperto anche a gay e lesbiche che potranno usufruire della legge. Con l’espressione coppie non sposate si intendono in genere le relazioni eterosessuali. Ma la sua interpretazione è stata lasciata aperta”.

Un esercito di schiave povere – di questo si tratta, altro che di “donatrici” – potrà essere arruolato senza limiti. L’unica voce contraria è per ora quella della Chiesa cattolica indiana.





di Nicoletta Tiliacos
da PiùVoce
del 25 Giugno 2010





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Guido Cosentini







«Per la prima volta, per la prima volta dopo Gesù, noi abbiamo visto, sotto i nostri occhi, noi stiamo per vedere un nuovo mondo sorgere, se non una città; una società nuova formarsi, se non una città; la società moderna, il mondo moderno; un mondo, una società costituirsi, o almeno assemblarsi, (nascere e) ingrandirsi, dopo Gesù, senza Gesù»

«E ciò che è più tremendo, amico mio, non bisogna negarlo, è che ci sono riusciti» [...]

«È ciò che vi pone in una situazione tragica, unica. Voi siete i primi. Voi siete i primi dei moderni»

Charles Péguy
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