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Segnalazioni

Nessuno o quasi, in occidente, parla più del comunismo (e dei martiri della fede cristiana sotto il comunismo). L’ideologia che ha dominato le menti di milioni di uomini è oggi un discorso impopolare, un bagaglio di idee perfino troppo «forti» per gli anni nei quali si raccolgono i cocci del pensiero debole. Intervista a Philippe Chenaux
Quei martiri cristiani del comunismo dimenticati dall’Occidente
«Io credo che non si possa pensare il comunismo al di fuori di una cultura che è quella giudaico-cristiana. Come dice Maritain, si trova nei valori del comunismo (giustizia sociale, dignità dell’operaio, etc.) un «residuo» dell’eredità giudaico-cristiana separata da tutto il resto di questa eredità e inserita, per così dire, in una concezione materialista e atea dell’esistenza. È questo residuo a spiegare una buona parte del formidabile potere d’attrazione sulle masse in Occidente, e specialmente negli ambienti cattolici»
da Il Sussidiario del 18 Maggio 2012 [1867]

Forse i “padri dell’Europa e dell’euro” dovrebbero prestare un po’ più di attenzione all’esperienza americana
L’unione (dei debiti) fa la forza
Quale lezione può trarre oggi l’Europa dall’esperienza degli Stati Uniti? Questa: i membri dell’Unione europea, e in particolare dell’Eurozona, si trovano press’a poco nelle stesse condizioni delle Tredici colonie che, raggiunta l’indipendenza, con interessi singoli anche divergenti, dovettero scegliere tra il giocare ciascuna le proprie carte oppure fare un salto in avanti verso la federazione. Prevalse questa seconda opzione, non ideologica ma ideale, e il fattore catalizzante fu materiale, finanziario: l’assunzione del debito pubblico della Confederazione e dei debiti pubblici dei singoli stati da parte dello stato federale fu in sostanza l’accettazione di uno stesso futuro, perché il debito è fatto di futuro, e il futuro vive di ideali. Allora la domanda è semplice: non se la Grecia potrà ripagare il suo debito, ma se l’Europa ha (ancora) se stessa per ideale
di Alessandro Corneli da Il Foglio del 17 Maggio 2012 [1866]

Paul ha incarnato e, sino all’ultima goccia di sangue politico a disposizione, difeso quello che i tassonomi della Destra nordamericana e i suoi storiografi chiamano Libertarianism: lo Stato minimo, la libertà responsabile delle persone e delle loro libere intraprese, l’inviolabilità della proprietà privata, l’opposizione a ogni socialismo e a qualsiasi giacobinismo, la difesa dell’autentica identità storica della nazione (nel suo caso) statunitense
Ron Paul lascia, ma la sua corsa ha dato forza ai libertari del Gop
Le persone come Paul potrebbero a buon diritto essere definite la quintessenza del “patriottismo costituzionale” statunitense perché negli Stati Uniti la Costituzione federale è il deposito del sensus nationis, sorgendo essa da un’azione di nation-building che non si è consumata contro l’ethos della nazione, ma, al contrario, se n’è messa al servizio. Là, cioè, la Costituzione esprime la personalità e l’identità culturale di quell’insieme socio-politico di persone che costituisce la “nazione”. Altrove, invece, la Costituzione è il frutto di una “guerra civile” e di uno “scontro di culture” in cui gli interpreti più veri dell’autentica identità nazionale sono coloro che hanno perso
di Marco Respinti da L'Occidentale del 17 Maggio 2012 [1865]

Secondo articolo di Danilo Zardin dedicato alla visione della storia di Christopher Dawson. Il primo articolo è uscito con il titolo Quando esaltare (troppo) il cristianesimo fa male alla ragione il 2 Maggio 2012 [1860]
Dawson, Ratzinger e il "mito" della società cristiana
Al di là della possibilità di stabilire quanto di “puro” cristianesimo si è realizzato nella vicenda storica dell’Occidente europeo, agli inizi del suo cammino, l’aspetto decisivo che risulta oggi necessario recuperare è il coraggio di misurarsi in modo obiettivo, e non ideologicamente precostituito, sulla vecchia dicotomia che contrappone il Medioevo cristiano e il mondo moderno come due mondi completamente separati... passando a una lettura dinamica dell’incarnazione della coscienza cristiana interpretata come missione nel mondo incessantemente da riprendere e da rilanciare, mai esaurita in una sorta di Paradiso anticipato in terra né mai totalmente contraddetta fino al punto di scomparire dall’orizzonte e di essere liquefatta riducendosi al grado zero
di Danilo Zardin da Il Sussidiario del 14 Maggio 2012 [1864]

Zygmunt Bauman sarà ospite del Festival biblico a Vicenza sabato 26 maggio alle 10,30 nel Palazzo delle Opere Sociali, con una lectio magistralis su «Decodificare il mondo in cui viviamo»
«Comunità»: parola contro la crisi
«Siamo passati dall’atteggiamento del giardiniere a quello del cacciatore: il primo si manifesta nella cura del bene comune – migliorare la qualità della vita rendendo la società più umana –, il secondo nel tentativo di ognuno di ritagliarsi uno spazio relativamente sicuro nel mezzo di una società i cui guasti e la cui insicurezza sembrano senza speranza»
di Andrea Galli da Avvenire del 14 Maggio 2012 [1863]

La de-figurazione del volto, lo strazio del corpo che Bacon ci lancia contro, ha il potere di risvegliare l’orrore di un reale che normalmente la pittura si assume il compito di render vivibile. Può non piacere. Può non piacere che il buco della carne in cui si precipita un non senso – redimibile ma irriducibile – dell’esistere venga affermato e reso presente. Da qualche parte sembra far male al ben pensare, al pensare che si rappresenta come ormai redento, trasfigurato per sempre, senza ombre. Ma è davvero così?
Un quadro di Francis Bacon può "guardare" un credente?
I baratri vorticosi, ombre caravaggesche con cui Bacon de-forma e buca i volti, quasi spingendo i loro brandelli al di là della tela, mostrano – è proprio il caso di usarla questa parola bifronte – mostrano-mostrificano una nascosta ma nemmeno troppo de-formità, strutturale, che fa dell’essere umano un mistero. Mistero dell’iniquità in quanto indissolubile da quello della salvezza. Come pensare che da questa unione mistica qualcosa resti davvero fuori, abbandonato “là dov’è pianto e stridore di denti”? Quel che resta fuori non è concepibile come davvero ostile, ostacolo (perfino la bestemmia non riesce ad esserlo davvero) se non nei termini di un grigio pericoloso autosufficiente davvero disumano rifiuto della domanda, degna solo del grande inquisitore dostoevskijano
di Maria Teresa Maiocchi da Il Sussidiario dell'11 Maggio 2012 [1862]

Rick Santorum appoggia ufficialmente la campagna elettorale di Mitt Romney contro Barack Obama. Contrariamente a ciò che sarebbe pur lecito pensare, non è però una mossa scontata
Ecco perché il sostegno di Santorum rafforzerà Mitt Romney
Ora bisogna mettersi seriamente a “studiare i mormoni”, a comprendere che Romney ha diversi difetti ma molte virtù, a capire che Obama va battuto. Che Obama va battuto forse persino a ogni costo, anche se questo è meglio non ripeterlo troppe volte per non rischiare di vanificare la sfida fin qui combattuta benissimo dai candidati del GOP
di Marco Respinti da L'Occidentale del 9 Maggio 2012 [1861]

Per non ridursi alla navigazione di piccolo cabotaggio, e tantomeno lasciarsi soffocare nel pessimismo della sterile lamentela, può tornare molto utile lo stimolo che viene ora dalla recentissima edizione italiana di un breve pamphlet di Christopher Dawson (stesura originale: 1932), pubblicato da Lindau con il titolo Il dilemma moderno. Senza il cristianesimo l’Europa ha ancora un futuro?
Quando esaltare (troppo) il cristianesimo fa male alla ragione
Si intravede una precisa consonanza di problemi tra la riflessione accorata di Dawson sul destino dell’Europa moderna e il “dilemma” attuale nel quale siamo chiamati a imboccare una strada per uscire dalle sabbie mobili dell’impasse che ci condiziona. Sarebbe tuttavia sbagliato pretendere di poter replicare alla lettera, fino all’ultima virgola compresa, la lettura storica di Dawson, insieme alla ricetta da lui concepita per dare uno sbocco alla situazione di stallo in cui vedeva ripiombata l’Europa che amava
di Danilo Zardin da Il Sussidiario del 2 Maggio 2012 [1860]

Un grande critico come Michel Leiris aveva indicato nella parola “presenza” la parola chiave per capire Bacon
Come "guardare" un quadro di Francis Bacon
«Presenza», scrive Michel Leiris, «nel senso in cui la intendo, designa qualcosa di più che la sola presenza del quadro nella porzione di spazio in cui mi trovo... designa presenza lancinante dell’animatore del gioco (cioè di Bacon, ndr) e mia personale presenza di spettatore, strappato ad una troppo abituale neutralità e portato alla coscienza acuta di essere lì – in qualche modo presente a me stesso – dall’esca che mi è tesa». Il risultato è questo: che dopo decenni di presenza marginale ed evanescente, la figura di Cristo tornava con Bacon ad essere un fatto terribilmente presente e reale. Si dice che la pittura di Bacon sia insopportabilmente scandalosa nella sua brutalità: mi chiedo se lo scandalo non sia determinato piuttosto dal fatto di aver reso irriducibile e reale quella presenza da tanto banalizzata o edulcorata
di Giuseppe Frangi da Il Sussidiario del 3 Maggio 2012 [1859]


    

Gli uomini eguali
  





È legittimo uccidere neonati?



L'ABORTO POST-NASCITA



«Se una sola uccisione potesse saziare questa mano, non ne avrei perpetrata nessuna. Anche uccidendone due è un numero troppo piccolo per il mio odio. Se qualche creatura si nasconde ancora nel mio grembo, mi frugherò le viscere con la spada e la estrarrò col ferro» (Medea)

I neonati sono pre-persone, è legittimo ucciderli?

È legittimo uccidere neonati? Due ricercatori italiani, sul prestigioso Journal of Medical Ethics, hanno scritto che non è moralmente condannabile e non dovrebbe esserlo nemmeno penalmente. Ma come è possibile legalizzare un omicidio? Basta sostituire il termine “infanticidio” con il termine “aborto post-natale” e il gioco è fatto.

Il titolo dell’articolo di Alberto Giubilini e Francesca Minerva è Aborto post-natale: perché il neonato dovrebbe vivere? Secondo i due lo status morale di un neonato è equivalente a quello di un feto, non può essere considerato una persona: se è possibile sopprimere un feto, è legittimo anche sopprimere un bambino. Secondo gli “scienziati” anche molti ritardati mentali non possono essere considerati “persone”, ma la loro eliminazione è più complicata, evidentemente sopprimerli da piccoli rende la cosa meno problematica. Se a Sparta la morte sul monte Taigeto toccava ai bambini disabili, i due ricercatori vanno oltre e legittimano l’infanticidio per tutti i bambini, senza fare discriminazioni. Sia chiaro non sono dei sanguinari come Medea, per loro è sempre preferibile il meno traumatico aborto. Ma se cambiano le condizioni psicologiche ed economiche dei genitori e il neonato diventa un peso insopportabile, non è giusto impedire ai genitori di uccidere il proprio bambino. È vero, ci sarebbe l’adozione, ma solo degli integralisti e oscurantisti cattolici non riescono a capire che l’adozione può essere un trauma per la madre; l’infanticidio sembra la soluzione migliore perché non dà i sensi di colpa di una scelta reversibile come l’adozione. Vi risparmio le altre bestialità scritte, il punto attorno a cui tutto il ragionamento ruota è: essere un “essere umano” non è una ragione sufficiente per avere il diritto alla vita. La dignità di un essere umano non è un valore assoluto, ma una gara a punti, si acquisisce lentamente e si può anche perdere (leggi eutanasia).

Philip Dick aveva previsto tutto. Un suo racconto, Le pre-persone, iniziava così: «Walter stava giocando a nascondino quando vide il furgone bianco e capì subito cos’era: “È il furgone bianco dell’aborto. È venuto a prendere qualche bambino per un aborto post-partum. E forse”, pensò, “l’hanno chiamato i miei genitori. Per me”». Dick è un autore di culto per molte generazioni, è lo scrittore dai cui romanzi fantascientifici sono stati tratti film come Minority Report, Blade Runnner, Atto di forza, Paycheck.

Non era un papaboy né un boyscout, ma un impasticcato, uno che si faceva di anfetamine, un anarco-comunista, un visionario che scriveva di fantascienza per criticare la postmodernità e farsi domande sulla realtà e sull’uomo. Partendo da un’esperienza personale (pare che la moglie abbia abortito contro la sua volontà), Dick scrisse Le pre-persone, un anno dopo la Roe vs Wade, la sentenza che legalizzava l’aborto negli Stati Uniti. Nel suo racconto aveva previsto i deliri dell’utilitarismo bioetico, immaginando un mondo in cui i bambini sotto i dodici anni vengono considerati pre-persone. «I genitori sfruttano un’estensione della vecchia legge sull’aborto… Un dottore poteva eliminarne un centinaio al giorno, ed era legale perché il bambino non ancora nato non era “umano”. Era una pre-persona… hanno solo spostato in avanti l’età in cui l’anima entra nel corpo. Il Congresso aveva adottato un semplice metro per stabilire con una certa approssimazione questo importante momento: la capacità di comprendere le operazioni matematiche complesse, l’algebra».

Walter, il ragazzino protagonista del racconto, ha paura del camion degli aborti che portano i bambini ad essere “aspirati”, ma viene rimproverato dalla madre «Stammi a sentire… tu hai un’anima; la legge dice che ogni ragazzo dai dodici anni in su ne ha una», ma il bambino non capisce, non si sente diverso rispetto a quando era una pre-persona. Se ha un’anima adesso ce l’aveva anche allora, oppure l’anima non esiste, non l’ha mai avuta e non ce l’ha nemmeno adesso. Se è il governo a decidere quando hai l’anima, non puoi mai essere al sicuro, «metti che modificano il regolamento?» si chiede Walter.

Dick centra il punto del dibattito attorno al diritto alla vita e alla dignità umana «Il vero e primo errore degli abortisti è stata la linea di demarcazione arbitraria che hanno tracciato… Ma dove andava tracciata? Quando il bambino sorride per la prima volta? Quando dice le sue prime parole? Il termine legale fu inesorabilmente spostato sempre più in avanti. Fino alla più selvaggia e arbitraria delle definizioni: la capacità di eseguire operazioni di matematica complessa». Nel racconto c’è chi si ribella, un padre vuole scappare col figlio, ce n’è un altro che si denuncia per poter essere rinchiuso col figlio, dice di non saper più fare le operazioni algebriche. Il sistema va in crisi, può un laureato in matematica essere “aspirato” e ucciso se ha dimenticato come fare le divisioni? Non vi svelo il finale. Ciò che emerge forte dal racconto è che «Il nome di tutto questo casino è omicidio. Uccidili quando sono delle dimensioni di un’unghia, o quando sono lunghi come una mazza da baseball, o anche dopo, se non li hai ancora fatti fuori, risucchia tutta l’aria dai polmoni di un bambino di dieci anni e lascialo morire».

Il ragionamento dei due ricercatori italiani non fa una grinza: se il feto non è persona, non lo è nemmeno due secondi dopo, per il semplice fatto di essere uscito dall’utero. Riflessioni del genere, che portano alle estreme conseguenze le premesse relativiste ed utilitariste, pongono interrogativi principalmente alla cultura abortista e materialista.

Quando una vita è degna di essere vissuta? Quando si acquisisce il diritto a vivere? A questi interrogativi radicali non si può rispondere con limiti arbitrari o con la libertà di scelta. Sulla vita umana non si possono accettare spostamenti discrezionali della linea di demarcazione: «Sono stato sempre accusato di offendere le persone per quello che scrivo – disse Philip Dick – droghe, comunismo e ora anti-abortismo, mi metto sempre nei casini. Scusate gente, ma sul tema delle pre-persone non ho nulla di cui scusarmi. Come dovrebbe aver detto Martin Lutero: Hier steh Ich; Ich kann nicht anders (qui sto, non posso fare altro)».


di Luciano Capone
da L'Occidentale
del 5 Marzo 2012








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Guido Cosentini







«L’uomo tende a rimettersi agli apparati e a far loro posto. Il grande rischio è che l’uomo confidi troppo in questi aiuti e si senta perduto se essi vengono a mancare. Ogni comodità ha il suo prezzo. La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello»

Ernst Jünger







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