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da il foglio del 22 luglio 2006 Il purificatore federale Sandulli sogna il calcio dei cartoon Devono imparare a rassegnarsi”. Ecco, lui però l’ha
detto. “Serve una purificazione”. Cioè. “Se vogliamo
tornare a essere tifosi dobbiamo necessariamente
passare attraverso questa purificazione”. Il presidente
della Corte federale di secondo grado Piero Sandulli,
che che da questa mattina all’Hotel Parco dei
Principi di Roma presiederà il secondo grado del
maxi processo al calcio, qualcosa sulla sentenza, anche
se non probabilmente non avrebbe dovuto, l’ha
detta. “Dobbiamo rendere giustizia. Per farlo bisogna
ponderare bene le posizioni dei vari soggetti”. Si deve
tornare al pallone di Holly e Benji. “Il calcio deve tornare
a essere quel sogno che abbiamo sempre vissuto
la domenica quando si andava allo stadio e si urlava a
questo o quel giocatore facce sognà”.
Tra le trentasette società della Polisportiva Lazio di cui Piero Sandulli è stato vicepresidente fino al 2000 c’era anche la stessa S.S. Lazio 1900. Una delle quattro squadre insieme a Juventus, Fiorentina e Milan di cui Piero Sandulli dovrà decidere se confermare, modificare, aggravare o annullare la sentenza di primo grado della Caf. Piero Sandulli era già stato avvocato difensore della stessa Lazio durante il processo del calcio scommesse. Era il 1986, la Lazio finì in serie B con nove punti di penalizzazione. Quattordici anni dopo l’attuale presidente della Corte federale diventa anche assessore della giunta comunale di Roma con Francesco Rutelli. In quegli anni, come ricordato dalle associazioni consumatori Coisuc e Res Publica (che chiedono le dimissioni di Sandulli), anche una piccola condanna “per aver contribuito – riportano le stesse associazioni – a conferire e rinnovare incarichi a personale esterno all’amministrazione, chiamato a far parte dei cosiddetti uffici di staff del sindaco, della Giunta e dei singoli assessori”. Dei nove membri interni alla Corte federale della giustizia sportiva ne sono rimasti solo cinque. Pasquale De Lise, ex presidente, si è dimesso perché numero uno di quel Tar del Lazio a cui le società potrebbero appellarsi dopo la sentenza di secondo grado. E’ il primo, è il 9 luglio. Sandulli diventa presidente, poi le altre dimissioni. Alessandro Pajno sottosegratario agli Interni, Emidio Frascione (severissimo procuratore federale nel processo del calcio scommesse 2004). Quindi Carlo Malinconico, segretario generale di Palazzo Chigi. “Non c’è nessun problema di incompatibilità. Non c’è nessun dubbio Carlo Malinconico, sarà parte della Corte Federale”, aveva detto pochi giorni fa Sandulli. Gli altri componenti della Corte federale sono Mario Sanino (romanista e compagno di università dello stesso Sandulli), Mario Serio (ex magistrato del Csm), Salvatore Catalano (avvocato dell’area Dc durante Mani Pulite, ora sembra molto vicino alla Margherita) e Silvio Traversa (ex membro dell’authority, vicino a Dini). Lo schema comunque è semplicissimo. “Una sentenza che scontenta tutti è una buona sentenza”. Dice Sandulli alla Gazzetta dello Sport di ieri centrando il problema del suo processo senza però, purtroppo, capirlo tanto bene. “Sono laziale, è vero. E proprio la mia lazialità mi impone di essere rigoroso e di scacciare qualsiasi sospetto”. Ma nel processo senza illeciti dove anche il procuratore federale Stefano Palazzi riconosce che “non può assumere rilievo un illecito di tipo associativo”, per dimostrare che gli illeciti ci sono anche se non ci sono, serve una sanzione esemplare, una purificazione. “Dove c’è una lesione ci deve essere una sanzione” e “la sanzione – spiega involontariamente Sandulli – serve per recuperare la credibilità”. Fondamentale soprattutto quando si dimostra che è proprio la (singola) lesione a non esistere nel processo. Claudio Cerasa
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