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da il foglio del 25 luglio 2006 Contro l’indulto, contro i servizi segreti, per un nuovo giustizialismo Torna il circo mediatico-giudiziario
Il ministro Antonio Di Pietro ha indetto
una specie di sciopero, che lo ha
portato a sospendere le attività e gli incontri
istituzionali, “per seguire l’iter del
provvedimento in discussione alla Camera
in questi giorni”, cioè la proposta
di indulto, da lui fieramente avversata. A
suo sostegno è intervenuto Eugenio Scalfari,
con arzigogolate interpretazioni che
fanno centro, tanto per cambiare, su Cesare
Previti, che sarebbe a suo dire, il
principale beneficiario del provvedimento.
Naturalmente non è vero, ma il
fatto stesso che si impieghino argomenti
di questa natura dà il senso di un’operazione
volta a far rinascere il clima della
fallita rivoluzione giustizialista.
Il rinnovato asse Di Pietro-Scalfari non è l’unico sintomo. Il modo in cui viene condotta l’inchiesta sui servizi di sicurezza, compresa la campagna contro il segreto di stato, va nella stessa direzione. Anche in casi di cronaca, come il rapimento e l’assassinio di Gianmario Roveraro, si assiste a una sorta di “processo alla vittima” sulle pagine di qualche giornale, che è tipico di una mentalità che associa automaticamente alle attività finanziarie un’ombra di sospetto. Alla base della controffensiva giustizialista c’è, come sempre, la diffusione di notizie provenienti dalle intercettazioni, propalate indebitamente e diffuse anche su temi che non hanno nulla a che vedere con i reati contestati agli inquisiti. Si tratta di una prassi che ha consolidato relazioni particolari tra settori della grande stampa e uffici giudiziari, che ha lo scopo di coprire anche debolezze degli impianti accusatori con la ricerca di un sostegno dell’opinione pubblica, in modo che, secondo la lezione di Francesco Saverio Borrelli, il processo si svolga prima che le parti si confrontino in un’aula giudiziaria. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha l’intenzione di intervenire per frenare questo fenomeno, ieri criticato anche dal capo dello stato. Una misura di questo genere, assieme all’indulto, viene letta negli ambienti giustizialisti come una nemesi finale, e provoca la reazione furiosa di questi giorni. Non è la prima volta che i giustizialisti sfidano il Parlamento, ma ora lo fanno con un quadro politico diverso, in cui la maggioranza è di centrosinistra. Si vedrà nei prossimi giorni se la politica saprà resistere, per una volta, alla più potente e pericolosa delle lobby, approvando le leggi in base alla convinzione e alla scelta politica autonoma, senza fermarsi di fronte ai ricatti, non solo morali, dei giustizialisti.
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