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da il foglio del 27 luglio 2006 Con le sentenze si sanzionano reati o illeciti, non si riformano i sistemi La retorica del colpo di spugna La riduzione delle sanzioni stabilite
dalla commissione di appello nella
vicenda del calcio ha suscitato il solito
coro di indignazione. La sentenza è stata
definita “un colpo di spugna”, sottintendendo
che, poiché non ha inferto
un colpo mortale al sistema del calcio
spettacolo, non ha raggiunto il suo scopo.
Lo schema che hanno in mente è
quello della rivoluzione giustizialista
di Tangentopoli, che si poneva l’obiettivo
non solo e non tanto di sanzionare
reati, ma di trasformare il sistema che
era considerato la fonte di quegli stessi
illeciti. In quella stagione s’introdusse,
con il compiacimento di un’opinione
pubblica legata al carro del sistema
mediatico-giudiziario, il meccanismo
dell’arresto per ottenere confessioni.
Francesco Saverio Borrelli, che questa
volta non aveva a disposizione le manette,
ha lamentato che nella vicenda
calcistica non sono apparsi “grandi
pentiti”. Ora si dice sia amareggiato
per la sentenza definitiva che ha in
gran parte diroccato il suo impianto accusatorio.
Invece di ragionare sulla debolezza
delle prove addotte, i giustizialisti
se la prendono con gli accusati.
Gerardo D’Ambrosio, successore di
Borrelli alla procura milanese, ne dà
l’espressione più chiara quando dice
che “quando ci sono forti interessi economici
in ballo, va sempre a finire così”.
Come se l’obiettivo non fosse quello
di sanzionare illeciti sportivi, ma
quello di diroccare il sistema del calcio
professionistico che è, non illegalmente,
anche un sistema economico.
Ancora più consistente è la campagna giustizialista contro il “colpo di spugna” che sarebbe rappresentato dalla legge sull’indulto. A quattordici anni dall’inizio di Tangentopoli, quando i processi sono conclusi, o si sono interrotti per prescrizione, non ci dovrebbe essere più nulla da “cancellare”. Questo, naturalmente, se si considera che l’amministrazione della giustizia abbia il compito di provare e sanzionare i reati. Ne consegue che l’indulto, che riduce le pene a tutti i condannati, non ha effetti speciali su particolari reati. Se invece si persegue l’obiettivo giustizialista di una funzione palingenetica degli uffici giudiziari, che dovrebbero sostituirsi alle istituzioni elettive, cioè democratiche, nella determinazione politica dei processi di trasformazione. Sentono che l’indulto, chiudendo una stagione, ha anche il senso di cancellare quelle illusioni sostanzialmente antidemocratiche. Se il colpo di spugna è sul giustizialismo, ben venga.
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