Gli uomini eguali
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dal Corriere della Sera del 4 settembre 2006

Domani avrebbe compiuto 60 anni. Celebrazioni ovunque, tranne sull’isola.
«Mercury, vergogna per l’Islam»
Zanzibar: vietato celebrarlo

La star morta di Aids. Il suo Paese: no alla festa rock

Domani Freddie Mercury, lo zanzibarino più famoso al mondo, compirebbe 60 anni, come George Bush. Da Londra a Tokyo, si terranno feste in onore del leader dei Queen, che l’Aids si portò via nel 1991. festeggiato ovunque, tranne che nella sua isola natale.
Un anniversario da tenere nascosto, per evitare scontri e sommosse. A Zanzibar i gruppi radicali musulmani (l’Islam è la prima religione nell’arcipelago abitato da un milione di persone, più circa 500.000 turisti all’anno) vogliono cancellare il ricordo del cantante di «We are the Champions», una delle icone gay della musica mondiale. E proibire ogni festeggiamento. Il governo di Zanzibar, per evitare grane, ha emanato una direttiva ordinando ai mass media pubblici (praticamente tutti) di non citare la ricorrenza del 5 settembre. A quindici anni dalla sua morte, Farrokh Bulsara (questo il vero nome dell’artista, emigrato in Gran Bretagna nel 1964) è messo all’indice nell’isola del sole e delle spezie a 35 chilometri dalla costa africana.
Ha cominciato l’Associazione per la Mobilitazione Islamica, per bocca di Azan Khalid: «Il suo stile di vita è una vergogna per l’Islam. Non lo chiamavano forse Queen, regina? Qualsiasi cosa leghi Mercury alla popolazione musulmana di Zanzibar è un’offesa».
Così Khalid tuonava qualche giorno fa contro la grande festa organizzata dal ristorante «Freddie Mercury» di Stone Town, la capitale dell’isola deve Freddie-Farrokh nacque nel 1946 da una famiglia di sangue persiano (padre diplomatico di piccolo rango): «Bloccheremo la festa sulla spiaggia». L’organizzatore del beach party, Simai Mohammed, ha detto che «the show must go on»: «Il nostro obiettivo è promuovere il turismo, Mercury è nato qui. Siamo tutti musulmani e non abbiamo nessuna intenzione di offendere la religione».
A Zanzibar l’omosessualità è illegale dal 2004. la situazione politica è appesa a un fragile equilibrio. La minoranza di discendenza araba ha perso via via potere. Ex porto degli schiavi sotto i sultani dell’Oman, poi protettorato britannico fino al ’63, l’isola è passata attraverso una guerra civile (17 mila morti) che nel ’64 portò all’unificazione con il Tanganika e alla nascita dell’attuale Tanzania. Da questa «africanizzazione», le tensioni non si sono mai sopite. Zanzibar ha conservato un proprio parlamento e un presidente. Tra accuse di brogli e violenze, le elezioni (l’ultima nel 2005) sono state vinte dal partito Ccm, favorevole all’attuale unione con Dar El Salam. Lo spauracchio dell’Islam radicale si mescola alle superstizioni locali (come quella del mostro Popobawa, un nano orbo da un occhio che violenterebbe gli uomini che dubitano della sua esistenza). Almeno un paio di figure di spicco di Al Qaeda sono nate a Zanzibar. Questo non ne fa una base di terroristi, ribattono gli zanzibarini ricordando che nessuno di loro è diventato una popstar anche se l’isola ha dato i natali a Freddie Mercury. Ops: da oggi a Zanzibar vietato citarlo.
 
Michele Farina


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