Gli uomini eguali
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da il foglio del 6 settembre 2006

I Lumi francesi ci hanno condotto a un umanesimo ateo, ma il filone anglosassone ha favorito la libertà
Weigel spiega perché è la chiesa l’erede dell’illuminismo

Per il teologo americano e biografo di Karol Wojtyla “fondarsi solo su tre secoli di storia per capire una civiltà durata millenni è un’illusione fallace”. L’Europa “è in crisi morale e culturale” e “si culla nell’amnesia”, ma la riscoperta delle sue radici comuni può darle un futuro.

Roma. George Weigel è arrivato a Frascati, relatore al corso estivo della Fondazione Magna Carta, con gli israeliani Efraim Inbar e Robert Wistrich e altri studiosi di vaglia. Il teologo cattolico americano, biografo di Karol Wojytila, già presidente e oggi Senior Fellow dell’Ethics and Public Policy Center, ha parlato del suo ultimo libro tradotto da Rubbettino “Il Cubo e la Cattedrale”. Egli stesso lo definisce “un lungo saggio sul perché la civiltà dell’Europa, da civiltà mondiale nel XIX secolo, versa oggi all’inizio del XXI secolo in condizioni disperate: impotente sul piano politico, impacciata sul piano della crescita economica, timorosa di fare figli e darsi un futuro?”. La risposta è lo stesso Weigel a fornirla ai partecipanti al corso di Villa Tuscolana, e a ribadirla al Foglio: “L’Europa di oggi sta attraversando una crisi di civiltà morale e culturale, che trova le sue radici immediate nel trionfo dell’umanesimo ateo, vale a dire quella forma di ateismo che considera la Bibbia e il cristianesimo ‘il nemico dell’umana libertà’, come ha spiegato il teologo francese Henri de Lubac”.
Il dramma, agli occhi di Weigel, non riguarda solo il vecchio continente, ma anche tutto il resto del mondo occidentale, dall’America alla Nuova Zelanda, dal Canada all’America Latina, che potrebbe replicare quanto avviene in Europa: “La verità è che la casa della libertà non può costruirsi sulle fragili fondamenta della secolarizzazione radicale”, osserva Weigel. E, da cattolico militante, agostiniano di formazione, mantiene una sua convinzione forte in termini di intelligenza della storia umana: “Chi si ostina a pensare la storia umana in funzione della politica e dell’economia, secondo la lezione dell’illuminismo, oggi rischia di apparire un idiota. E’ il mondo contemporaneo, col riemergere del sentimento religioso e dei conflitti a esso legato a dimostrare che ci vuol ben altro. Per questo, dobbiamo tornare a riflettere su ciò che sta veramente a cuore alla gente, sulle idee che danno senso alla nostra vita. Solo così possiamo riscoprire una lettura più ricca della storia d’Europa e della civiltà occidentale, anziché cullarci nell’amnesia deliberata trasmessa dall’illuminismo e imposta dai fautori del trattato europeo”.
Weigel dunque, in questo senso, sembra sposare, da cattolico, la stessa riflessione che l’ebreo Leo Strauss faceva quarantanni fa. Nel 1962, nel licenziare l’edizione americana alla “Critica della religione in Spinoza”, Strauss rinunciò senza complessi all’eredità, ormai inservibile, dell’illuminismo e alla sua pretesa filosofica: una ragione onnipotente che col nazismo e il comunismo aveva finito per sfociare nell’autodistruzione della società moderna. “La prima cosa da fare – spiega Weigel con distacco da pedagogo – è pensare l’illuminismo in maniera diversa. Accanto all’illuminismo francese, l’unico che sia finito nel culto anticristiano della dea ragione, c’è un altro illuminismo, quello inglese e scozzese, che ha influenzato i padri fondatori degli Stati Uniti d’America, ed è molto più complesso di quanto non vorrebbe far credere la decostruzione postmoderna di Jacques Derrida. Ed è la storia stessa, il dispiegarsi del dramma umano, a spingerci oggi a riesaminare l’ipotesi di secolarizzazione, che riguarda a ben guardare solo l’Europa occidentale e il Canada, visto che il resto del mondo sembra molto più religioso di prima”. Quanto a Leo Strauss, Weigel precisa: “Prima di lui c’era già chi sosteneva che il matto non è chi ha perso la ragione, ma chi ricorre solo alla ragione, dopo aver perso la capacità di immaginazione. Ed oggi è la chiesa di Roma, con l’enciclica di Giovanni Paolo II ‘Fides e Ratio’, a difendere la ragione contro la decostruzione postmoderna, per sostenere che il rapporto di Dio col mondo trova le sue radici nella ragione e nell’amore”. La chiesa, dunque come ultima erede dell’unico illuminismo possibile, quello che non condanna alla secolarizzazione anticristiana, ma favorisce la libertà e i diritti dell’uomo. Il che spiega, di converso, come mai l’islam ha tante difficoltà nel creare una società umana accettabile.“In effetti l’islam – dice Weigel – ha un suo modo particolare di intendere Dio come pura volontà, come volontà onnipotente. Il che rende estremamente difficili i rapporti tra esseri umani e la comunità”. Da qui a dire che il conflitto di civiltà è non solo irriducibile, ma addirittura incomponibile, ce ne corre, però. “Farei un distinguo. Sul piano politico, abbiamo trovato un modo per affermare le differenze religiose senza legittimare il massacro: abbiamo fatto capire ai jihadisti che non permetteremo che ci uccidano impunemente. Stabilito questo, non consentiremo di cadere vittime di massacri indiscriminati”. Poi c’è il piano culturale. “Nel dialogo interreligioso dobbiamo concentrarci sui riformatori che vogliano creare un asse islamico per la tolleranza e la moderazione. Non è facile, ma ci stiamo lavorando”.
Infine, all’orizzonte, c’è la possibile conversione dell’Europa. Ma se uno gli domanda se è ottimista o pessimista su questa possibilità che da varie parti sembra annunciarsi, Weigel risponde da cattolico romano. Intanto insiste sull’eccezione italiana e sul rinnovato ruolo pubblico che la chiesa di Roma ha trovato grazie al cardinale Camillo Ruini. “Ruini ha dimostrato una grande abilità nel plasmare il discorso pubblico, E’ riuscito a ritrovare un ruolo di attore pubblico, senza giocare da partito politico”. Poi però preferisce rispondere da teologo. “Ottimismo e pessimismo non sono attributi cristiani, ma una questione di ottica. La questione essenziale, però, è un’altra. E’ la speranza, e ha un rilievo di gran lunga maggiore. La speranza e la fede, come fondamento sicuro delle promesse di Dio fatte alla chiesa. Io spero che la minaccia che oggi incombe sull’Europa, e sulla civiltà occidentale, riesca a federare la minoranza attiva riaccendendo così la riscoperta delle radici comuni, dalle quali dipende il nostro futuro. Fondarsi solo su due-tre secoli di storia, tanti sono quelli che ci separano dal secolo dei Lumi, per capire una civiltà durata millenni, è un’illusione fallace”.
 

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