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da il foglio del 16 settembre 2006 Per il teologo Schorlemmer è il testo più importante dalla sua elezione a Papa Schiaffo? No, ci obbliga a ripensare le radici Milano. “Il discorso tenuto da Ratzinger
a Regensburg è il testo più importante dalla
sua elezione al Soglio Pontificio. Un testo
che potrà contribuire in maniera significativa
affinché l’Europa torni a interrogarsi
sulle sue radici, sulle radici della fede”.
Non ha dubbi Friedrich Schorlemmer,
teologo protestante e direttore didattico
dell’Accademia evangelica Sachsenhausen,
che si trova a pochi passi dalla
cattedrale di Wittemberg, proprio quella
cattedrale sulla quale nel 1517 Lutero affisse
le sue 95 tesi sancendo così la scissione
della chiesa e la nascita del protestantesimo.
E se per il teologo cattolico Eugen
Drewermann, una delle voci più critiche
nei confronti del Vaticano, il viaggio del
Papa in Baviera “non ha segnato alcun
cambiamento” – perché per esempio non
ha parlato del diritto di risposarsi dei divorziati
o del celibato – e soprattutto non
ha “gettato dei veri ponti verso le chiese
protestanti e riformate”, Schorlemmer è di
parere opposto. “Tutto il viaggio è stato segnato
da una chiara volontà di dialogo. Benedetto
XVI ha aperto uno spazio alla ricerca
anziché scegliere l’approccio dogmatico
alla verità ultima. Ha riconosciuto
il valore della ragione ma ne ha tracciato
chiaramente anche i confini, senza alcun
moralismo”. La Germania, i teologi tedeschi,
cattolici e protestanti, si sono lasciati
e continuano a lasciarsi tempo nel rispondere
al discorso pronunciato dal Papa
martedì nell’Aula Magna dell’università
dove lui stesso aveva insegnato per diversi
anni e dove, appunto, un collega aveva sollevato
il dubbio sull’utilità di due facoltà
che si occupavano di qualcosa che non esiste:
Dio. Anche il teologo cattolico Hans
Küng ha rimandato ad altra sede una riflessione
approfondita, sottolineando però
l’elemento principale dell’interesse del
Papa e di questo pontificato: l’essenza, la
verità del cristianesimo e della fede in Dio.
Perché, come aggiunge Schorlemmer “è
fondamentale tornare a interrogarsi sull’ethos.
Non ci può essere morale senza
Dio. Un concetto che Ratzinger ha cercato
di porre in modo molto razionale. Dopo di
che non tutto quello che ha detto mi convince.
Per esempio la sua tesi sulla dis-ellenizzazione.
Cosa intende per coscienza
soggettiva? Si potrebbe parlare anche di
responsabilità personale e il personale
non va discreditato. E comunque sia nemmeno
il Santo Padre può sollevare il singolo
dalla propria coscienza. Si dice ‘extra
ecclesiam nulla salus’ e non ‘non vi è alcuna
salvezza fuori da Roma’”.
Ancora più sorprendenti si sono rivelati i discorsi e le omelie di Ratzinger per i teologi tedeschi perché proprio loro non avevano salutato con entusiasmo la sua elezione a Papa. In lui vedevano principalmente l’autore del “terribile, veramente terribile” – così Schorlemmer – documento “Dominus Jesus” oltre che il capo della Congregazione per la fede paragonata tout court “all’Inquisizione”. “Ma bisogna essere accecati se non si percepisce il mutamento nei toni – ammette ora Schorlemmer – se non si ha il coraggio di riconoscere che anche il Papa, l’immutabile Uffizio, può a quanto pare cambiare”. Che ci sia bisogno di uscire dagli steccati l’ha sottolineato anche il vescovo delle chiese luterane in Baviera Johannes Friedrich. “Per molti protestanti il solo riflettere sul diritto di esistenza del papato è sbagliato. Ai loro occhi è il papato il principale ostacolo a un dialogo ecumenico. Ma a essere fuorvianti sono, a mio avviso, proprio questi blocchi e divieti mentali. Il che non vuol dire però accettare l’imperativo categorico ‘Roma locuta, causa soluta!’ Tutt’altro, proprio quando Roma ha parlato noi protestanti cerchiamo i punti che potrebbero risultare problematici”. Ci si interroga ora su cosa abbia originato questo cambiamento. “Posso solo supporlo ovviamente – dice Schorlemmer – ma credo che in Benedetto XVI si sia risvegliato il professore, il filosofo che è alla ricerca della verità, come lo siamo tutti noi, e che non ne dispone ex cathedra. Ha riscoperto la categoria della ricerca che tocca a tutti non solo agli altri. Ho trovato interessanti le sue considerazioni sull’islam, ma soprattutto, ed è questo a mio avviso il secondo motivo che l’ha spinto a cercare un nuovo approccio, la sua convinzione, condivisibilissima, che le dispute confessionali sono nulla paragonate alla nostra sordità al verbo di Dio. Anche se poi diventa di nuovo prete cattolicissimo quando dice che ci sono troppi pochi uomini disposti a servire il Signore, intendendo ovviamente i preti. Da luterano gli rispondo che anche un medico, un’ostetrica sono al servizio di Dio”. Ciò nonostante Schorlemmer è convinto che la chiesa protestante non solo dovrebbe, ma deve, cogliere questa proposta di dialogo lanciata non a caso da Regensburg, città dove nel 1542 il consiglio comunale aderì alla confessione protestante mentre la maggioranza della popolazione restava cattolica. “Ma soprattutto l’ha tenuto in Germania culla della Riforma ma anche del comunismo, patria di Marx, di Nietzsche e di Einstein, perché è convinto che il paese che ha dato vita alla scissione sia anche in grado, attraverso un processo di riflessione seria, a ritrovare di nuovo una visione comune”. Andrea Affaticati
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