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da il foglio del 19 settembre 2006 L’attacco al Papa è contro il libero pensiero (Der Spiegel) Milano. All’indomani del discorso di
Ratzinger a Ratisbona il segretario generale
del Consiglio centrale dei musulmani
tedeschi Aiman Manzyek aveva dichiarato
di non vedere nelle parole del Papa un attacco
ai musulmani e nemmeno pensava
che il Santo Padre volesse sottolineare una
tradizione bellicosa dell’islam. “Leggo
semmai nelle parole del Papa una sollecitazione
a praticare con maggior convinzione
l’autocritica all’interno dell’islam” aveva
detto alla stampa. In questi giorni i giornali
tedeschi e le comunità religiose hanno
cercato di mantenere i toni bassi sulle
infiammate reazioni che arrivano dalla
Turchia, dal Pakistan, dall’Iran e dal medio
oriente in generale. Sono oltre tre milioni
i musulmani che vivono in Germania,
e la maggioranza è turca. Ma non è solo il
tentativo di scongiurare proteste sulle
piazze tedesche a consigliare toni pacati.
C’è una sostanziale incomprensione per
l’effetto dirompente che hanno avuto le parole
di Benedetto XVI, che in Germania
erano state lette più come una critica al
mondo cristiano. Ma c’è anche chi ci tiene
a puntualizzare un paio di cose. Come il
corrispondente dal Vaticano della Welt
Paul Badde, che venerdì si interrogava sul
come mai il mondo musulmano avesse impiegato
due giorni a sentirsi offeso e annotava
poi una curiosa coincidenza di date. Il
12 settembre, giorno del discorso di Ratzinger,
fissa la data che dal 1683 ricorda
agli europei la vittoria sui turchi; il 14 settembre,
quella che dal 335 segna la riscoperta
della vera croce di Cristo grazie all'imperatrice
Elena. “Il 14 settembre del
2006 ha, invece, ricordato improvvisamente
al Papa e ai cristiani la fede in Cristo e
il suo martirio” concludeva Badde.
Il quotidiano di sinistra della capitale Taz così come la Frankfurter Allgemeine sembrano d’accordo nel ritenere che Ratzinger abbia fatto un madornale errore. Non così Claus Christian Malzahn, direttore responsabile dello Spiegel online, che ieri in un lungo editoriale scriveva: “Il Papa avrebbe dovuto prevedere che la citazione, da lui stesso definita domenica ‘aspra’, poteva essere malintesa? Il teologo intellettuale Ratzinger ha preso il sopravvento sul Pontefice? E anche se. In fondo anche gli agnostici di sinistra e gli atei dovrebbero rallegrarsi del fatto che abbiamo un Papa in grado di tenere discorsi accademici di alto profilo. Comunque sia il suo discorso non ha offeso un solo musulmano”. Per Malhzahn il problema è un altro e l’ha scritto in grassetto nel sommario del suo articolo: “Chi nel confronto politico e filosofico con l’islam rivendica il suo diritto alla libertà di pensiero e di opinione, vive pericolosamente”. Per questo a suo avviso l’appello di ieri del Papa all’Angelus di un dialogo “franco e sincero”, cascherà nel vuoto. Lo dimostrano, secondo Malzahn, precedenti eclatanti, e li elenca a uno a uno. Il caso Salman Rushdie, colpito nel febbraio del 1989 da una fatwa emessa dall’ayatollah Khomeini in persona “perché – così ricorda il giornalista – nei suoi Versetti Satanici c’era un profeta al quale si manifestava l’Arcangelo Gabriele”. Il traduttore giapponese di Rushdie pagò con la vita il suo lavoro. C’è poi la femminista Ayaan Hirsi Ali autrice di libri che denunciano il ruolo di sottimissione della donna nel mondo musulmano e sceneggiatrice del film “Submission” per il quale il regista olandese Theo van Gogh è stato assassinato. E ancora Felling Rose, caporedattore del quotidiano danese Jyllands-Posten, che ha scatenato un putiferio pubblicando una serie di vignette sul profeta Maometto. “Una rivolta accesasi nel mondo islamico sei mesi dopo la pubblicazione” ricorda Malzahn, e anche se dotti teologi occidentali si sono distanziati dall’iniziativa non va comunque dimenticato “che la protesta sfociata spesso in atti di violenza sulle piazze arabe è stata sapientemente orchestrata dai settori islamisti”. Lo stesso è accaduto ora nei confronti del Pontefice, dove però gli attacchi risultano ancora più grotteschi. “La critica feroce, accompagnata in certi casi anche da minacce di violenza, non è solo un attacco contro il capo supremo dei cattolici. La perfida manipolazione delle sue parole e le assurde insinuazioni dei rappresentanti dell’islam sono anche un assalto frontale alla libertà di dialogo religioso-filosofico. Il calcolo politico è evidente: un dibattito tra il cristianesimo e l’islam può avvenire solo entro certe regole, regole fissate però dall’islamismo politico. Ma di questo possiamo fare ovviamente a meno. Chi accetta questo tipo di ‘dialogo’ rinuncia alla libertà di opinione”. Andrea Affaticati
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