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Dove si comincia a prendere confidenza con David Rebecchi La biografia |
David Rebecchi nasce a Parigi, nel X arrondissement, l’8 marzo 1951. «Alle quattordici e trenta. Ci tengo. Poco prima o poco dopo e mi toccava un ascendente peggio del Leone. In fatto di coglionaggine, già questo non scherza». Col padre, la madre e la sorella Marie Hélène, detta Kiki, di tre anni più giovane, abita prima in Passage du Désir e poi in Rue des Deux Gares, a ridosso della Gare de l’Est. Il padre, Alberto, tipografo, è un vecchio militante del Partito comunista italiano emigrato in Francia. La madre, Isabella Aglieri, è una cuoca di rara bravura, che esercita quella professione cinquanta anni prima che a qualcuno venisse in mente che una donna può anche diventare uno chef. «A quattro anni, mia madre cominciò a insegnarmi i rudimenti della cucina. A mia sorella, invece, quelli dell’emancipazione femminile. Mio padre un po’ nicchiava, per la cucina e per l’emancipazione, ma c’era poco da fare quando Isabella si metteva in testa una cosa». Nel 1961, i genitori muoiono in un incidente automobilistico in Svizzera e David e Marie Hélène si trasferiscono in Italia, a Bologna, presso la sorella della madre, Carlotta Aglieri. Da quel momento e fino alla maggior età, i due ragazzi abiteranno nella grande casa di via delle Belle Arti, dimora e sartoria della zia. «Imparai anche a cucire. Soprattutto, imparai a essere carino con le donne. Imparai presto un sacco di cose». David frequenta le scuole elementari e medie; poi, il liceo classico Galvani, in via Castiglione. Politicamente, segue le orme del padre. A quattordici anni si iscrive alla Federazione giovanile comunista, ma già due anni dopo si allontana e inizia un percorso estraparlamentare che lo porterà via via in formazioni sempre più estremiste. «Come sempre, fu lo spirito di contraddizione a portarmi fuori dal branco. È un demone gagliardo, ma assai farlocco. Per dannarmi l’anima, mi ha salvato la buccia un sacco di volte». Figura importante per la sua formazione è quella di Benedetto D’Ovidio, marito separato di Carlotta Aglieri. Fascista, sportivo, intellettuale eccentrico, amico-nemico del padre, Benedetto D’Ovidio rappresenterà per David una specie di antieroe di riferimento. «Una figura paterna come quella di mio zio è un dono mica da poco. Era simpatico, intelligente e non scassava mai i marroni. Lo trovavi solo quando era necessario o ti faceva piacere. Era un amico e lo potevo osteggiare a iosa, e gratis». A vent’anni, nel 1971, David si iscrive a Giurisprudenza; poi, l’anno dopo, alla facoltà di Scienze Politiche. Si laureerà cinque anni appresso con una tesi sul biennio rosso e il Benito Mussolini rivoluzionario. Prima in Potere operaio, poi nell’Autonomia, nel 1977 David è costretto alla latitanza. Nel 1978 è in Prima linea. Arrestato nel 1982, è tra i promotori della dissociazione politica dalla lotta armata. «Non ne potevo più: ero più libero dentro che fuori. Ora, toccava liberare dall’incubo anche gli altri. Tutti, quelli da una parte e quelli dall’altra. E poi, provare a rifarsi una vita». In carcere affina le sue conoscenze nella fotografia. Esce di prigione nel 1989 e lavora per alcuni anni a Roma nel campo dell’emarginazione sociale. Nel 1990 si sposa con Mari Sol Rivas, una hostess della Iberia conosciuta alcuni mesi prima. Insieme, acquistano una casa addossata alle Mura Aureliane, vicino a Porta San Lorenzo. «Ho sempre associato Sole a tutto quel che c’è di bello e di buono. Anche al sesso duro, al mal di testa e alle stoviglie sul grugno». Dal 1995 si dedica esclusivamente alla fotografia. Da sempre, fin da quando era bambino e abitava a Parigi, David si è sempre ficcato nei guai, riuscendo però, prima o poi, a uscirne. Fino ad oggi. |
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