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Rebecchi Trascrizione di un messaggio su tovaglietta di carta Scritto dal Canna e indirizzato a Rebecchi Mercoledì scorso, al baretto di Amleto, dietro al Mandrione |
Ciao, vecchio questa storiella mi è venuta in mente pensando al perché siamo nati, domanda sempre attuale per tutti gli uomini (passati, presenti e futuri). Ecco la risposta. Lo sai, vero, che mi piace giocare? C’era una volta uno spiritello, che viveva tranquillo nella sua dimensione. Tutto era bello, i colori, i suoni, le relazioni con gli altri spiriti, ma un giorno la direzione gli comunicò che doveva andare in magazzino e ritirare il materiale che gli sarebbe servito per la missione da compiere sulla terra. Lui sapeva che alla fine sarebbe stato chiamato per questo compito, ma in cuor suo aveva sempre sperato che ciò avvenisse il più tardi possibile. Allora, mogio mogio si avviò in un grande stanzone, dove c’erano anche altri che come lui sarebbero dovuti partire in missione. Furono radunati e fatti sedere sul pavimento, per ascoltare un veterano del pianeta terra; e, se avessero voluto, per chiedere delucidazioni. Il veterano iniziò la chiacchierata presentando le caratteristiche geografiche: le montagne, il mare, il sole, la pioggia, il vento, le tempeste. Tutto passava da un mondo fantastico a un luogo da incubo con una facilità sorprendente, lasciando sgomenti i futuri terrestri. Poi, iniziarono le domande. Con quale identità ci dobbiamo presentare per renderci visibili? Avrete un’identità generica che è quella di umano. Sta a voi e alle vostre capacità personalizzarla e renderla più o meno incisiva. Ci puoi dire qualcosa sulla cultura che troveremo? Il tema della cultura è molto vario, può andare dalla cultura di una nazione o di una civiltà a quell’individuale. È un mondo dove tutto si muove in maniera asimmetrica: mentre si è troppo in qualcosa, si è poco in un’altra. Nei Paesi tecnologicamente avanzati si dà fiducia massima a tutto quello che si può verificare, e niente a ciò che è metafisico; in altri contesti, le cose più importanti sono quelle al di fuori della razionalità. Insomma, andrete in un posto dove tutto è gioia e dolore, successo e insuccesso, momenti di gloria e momenti di crisi. Troveremo dei punti di riferimento per orizzontarci e scoprire il nostro sentiero? Certo, i punti per tracciare la rotta ci sono. I più fortunati troveranno genitori che li guideranno fin quando ne avranno bisogno, scuole che li istruiranno per essere tra i primi della società di cui faranno parte. A guardarli con occhio superficiale, si potrebbe pensare che abbiano trovato il paradiso, ma ricordiamoci che siamo in un mondo che non conosce l’armonia e non è oro tutto quel che luccica. Poi, ci sono quelli che i punti della rotta se li dovranno cercare, e sta tutta qui la grande utilità degli strumenti che prenderete in magazzino. Vi daranno due sacchi di tela grezza. In uno, ci saranno cose comuni a tutti gli esseri viventi: istinti, passioni, ecc. Vi serviranno per i bisogni primari. Nello stesso sacco metterete anche cose che, come soggetti individuali, vi sembreranno utili e che varieranno da persona a persona. L’altro sacco, lo porterete con voi vuoto, ma durante la missione lo riempirete con gli strumenti accantonati, usurati, modificati, personalizzati (la roba che avete messo inizialmente nel primo sacco), in modo che tutto quel che prenderete adesso, lo riporterete a fine missione, mentre tutto quello che userete e avrete trovato sulla terra lì rimarrà alla vostra partenza. In questo mondo, possiamo anche perderci, non trovare la nostra strada o trovarne una sbagliata e non assolvere alla missione? Certo, non tutte le missioni andranno a buon fine. Per questo, dovete fare molta attenzione, e scegliere bene tra gli articoli che sono nel magazzino, e non prendere secondo le mode del momento. La vita è come un labirinto: l’ingresso è certo, ma l’uscita dipende dall’abilità e dai valori che si impugnano. Ho visto spiriti aggirarsi smarriti, scambiando la realtà con le simulazioni dei videogiochi, altri mettersi a seguire ideologie contrarie alla loro natura, altri ancora fermi allo stadio di adolescenti, nell’attesa di riti di passaggio che ormai non ci sono più. Possiamo fare qualcosa per aiutarli? Certo, se capiremo che c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi, e ci guarderemo attorno in modo ricettivo, ci stupiremo di quanto aiuto si può dare, senza neanche troppa fatica. Possiamo andare? Sì, auguri. Ti saluto. Er Canna |
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