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Rebecchi Una lunga SEAT Iberica con bandierina bicolore Diario di Claudio Ferri, p. 32 |
Il lezzo di dopobarba dozzinale unito all'odore del grasso usato per lucidare gli stivali impregnava l'ascensore tanto da fargli venire, puntualmente, ogni mattina alle 8.00, un voltastomaco che non lo avrebbe abbandonato fino alle 11.00, l'ora della ricreazione. Eppure sulle spalline aveva ben tre "tagliatelle", quindi essendo un sergente maggiore avrebbe pur potuto permettersi una linea cosmetica meno rivoltante. E quegli stivali lucidissimi da fantino azzimato poi... Il sergente maggiore Luis Miguel Ramírez svolgeva le mansioni di autista, attendente, portaborse, gorilla e faccendiere full time del generale di stato maggiore Oscar López Barrena, vincitore altero e padre autoritario di Julio e Mercedes. Nella fredda e povera Madrid dei primi anni '50 arrivare a scuola a bordo di una lunga SEAT Iberica con bandierina bicolore sventolante sul cofano anteriore era per tutti, corpo docente, bidelli e alunni, una metallica manifestazione di potere. Di sacra e patriottica intoccabilità. La stessa che veniva palesata ruffianamente alla biglietteria dei cinema e dei teatri, nei primi banchi delle chiese, dal macellaio, in salumeria, nei negozi di abbigliamento, ovunque ci fosse un serpente di persone mestamente in fila. L'apparizione di quell'auto ministeriale era una schiacciante, meccanica dimostrazione di potere. L'essenza stessa. Un potere sordo e cieco a cui si doveva solo rispetto e obbedienza. Lo stesso timorato rispetto che si ripresenterà per anni nelle aule delle facoltà di architettura e medicina. I due rami scelti da Julio e Mercedes, studenti frivolamente distratti ed inviolabili. Lo stesso rispetto ereditario che, con l'avvento della democrazia, resterà comunque appiccicato, come un vecchio tatuaggio indelebile, alla pelle e alle scapole ormai curve per un eccesso di genuflessioni, a tutti coloro che continuavano a vedere il Julio e la Mercedes bambini mentre scendevano dal lungo squalo nero ministeriale con il piglio assente e le sopracciglia prepotentemente all'insú di chi ha solo diritti e non avrà mai doveri. La stessa pretesa di una forma di rispetto per i vincitori che una notte di novembre del 2006 venne richiesta anche alla morte. Qualcuno ha insinuato che la grande livellatrice non avesse portato via con sé Julio e i suoi 750.000 Euro di debiti accumulati per una serie di investimenti sbagliati, perché pietosamente lo aveva rivisto bambino, intento a trattenere gli urti del vomito nell'ascensore. O forse perché impaurita dalla lunga e minacciosa auto nera ancora ferma in prepotente seconda fila. Chissà. Julio sostiene che le fece solo l'occhiolino... |
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