Tornai a casa nauseato e pallido, come se avessi letto il giornale in macchina per cinquanta chilometri di curve. Con la testa in saliscendi ed un forte tremolio nelle gambe che mi costrinsero a restarmene disteso e tranquillo per tutto il pomeriggio.
Evidentemente ci sono attacchi di curiositą che si pagano cari, ed il mio mi stava uccidendo, come un gatto...
Eppure era una bella domenica mattina, illuminata da un sole autunnale ma invitante, i cui raggi avevano allegramente inondato la mia camera perforando i frondosi ed ingialliti ippocastani del viale.
Una dolce domenica mattina come tutte le altre, piena di pause e rumori felpati, perfetta per un caffč e un giornale all'aperto seguiti magari da una lunga passeggiata per le viuzze del quartiere universitario...per mangiucchiare qualche "tapa" qua e lą, senza fretta.
In strada, oltre alle bandiere giallorosse che punteggiavano parecchie facciate della zona in cui abitavamo, c'era un percettibile fermento che elettrizzava l'aria a piccole scosse, rilevabili soprattutto nei crocchi di persone fermi davanti agli angoli degli eleganti bar del boulevard, o al bancone della birreria Riańo oppure nei vellutati salotti interni del Caffč Corona de Castilla.
Era il 23 Novembre del 1981. Domenica.
Il torrente umano fatto di bandiere giallorosse con l'aquilotto, gonne plissettate a quadroni, capelli rigidamente pettinati all'indietro e carichi di brillantina, loden verdi, cappotti di visone, giacche di tweed su cravatte scure, baffetti alla "anni trenta", camicie blu su pantaloni cachi da "mimetica", baschi rossi e foulard annodati alla "boy scout" era tutto uno sciamare in aumento man mano che, come altri affluenti provenienti da altre zone della cittą, si avvicinava alla Piazza d'Oriente.
Avrei certamente fatto meglio ad andarmene in giro per il mercatino delle pulci, per fermarmi a bere una "cańa" alla Bobia mentre mi godevo il pallido sole e gli immancabili musicisti ambulanti che per qualche moneta ci dilettavano tutte le domeniche con il loro rock-blues d'annata carico di vecchie emozioni d'oltreoceano.
Ed invece no, la mia curiositą felina e antropologica mi aveva spinto verso "l'adunata oceanica", verso la piazza simbolo, verso il cuore stesso di ciņ che imperava fino a poco tempo prima...
Trasecolavo! E man mano che passavano i minuti la mia sorpresa era diventata prima angoscia e poi un duro, irrazionale senso di raccapriccio mescolato ad un'intima sensazione di offesa per tutto il genere umano, senza distinzioni di sorta.
Perché quella dolce domenica mattina la vita mi stava sbattendo in faccia il duro spettacolo del rancore pił sordo e incontrollato; mi stava consentendo di presenziare all'assurda cerimonia dell'apologia della vendetta storica; mi stava rendendo partecipe della liturgia animistica della cattiveria pił cieca.
Sgattaiolai via trattenendo gli urti di vomito per lo spettacolo... e per me stesso.
Si per quel me stesso i cui brandelli erano rimasti appiccicati a qualche spuntone di marciapiede mentre, negli anni precedenti, prendeva parte a qualche cerimonia di esaltazione del rancore e dell'apologia collettiva della vendetta.
Sicuramente di segno opposto, ma violentemente gonfia dello stesso puzzolente pus.