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Forse vero non è; ma un giorno è fama che fur gli uomini eguali,
e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade.
(Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno)
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Gli uomini eguali
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    Maurice Bignami

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    "Avvenire", 1 Novembre 2003
    Bignami: le Br? Un'auto abbandonata con le chiavi dentro
    L'ex leader di Prima linea: l'intera sinistra non ha voluto fare i conti con la sua storia e quell'esperienza non si è chiusa
    di di Antonio Maria Mira

    Chi è
    Dagli anni di piombo ad amico dei «barboni»
    Maurice Bignami, 52 anni, è stato alla fine degli anni '70 tra i fondatori del gruppo armato "Prima linea", responsabile di una lunga serie di azioni violente. Rapine, omicidi politici, compreso quello di un compagno ritenuto "traditore". Il gruppo, costituito in gran parte da ex militanti di Autonomia operaia e, più in generale, del "Movimento del '77", venne sciolto ufficialmente, con tanto di comunicato, nel 1983, quando ormai gran parte dei suoi esponenti erano finiti in carcere. Bignami (figlio di un comunista, partigiano, condannato a morte per omicidio nel dopoguerra, esule a Praga dove venne arrestato dal regime cecoslovacco) venne arrestato a Torino nel 1981 nel corso di una rapina. Ha finito di scontare la pena un anno e mezzo fa ma grazie alla dissociazione e alla buona condotta ha potuto usufruire dei benefici carcerari. Prima il lavoro esterno al carcere, poi la semilibertà. Così, da quattordici anni lavora per la Caritas diocesana di Roma. È sposato e ha due figli. (A.M.M.)

    Roma
    «Nessuno ha voluto fare chiarezza. Non l'hanno fatta le vecchie Br, lasciando la macchina aperta con le chiavi nel cruscotto. E così chi ha voluto c'è potuto entrare. Non lo ha fatto la sinistra storica che non ha avuto il coraggio di fare i conti col proprio passato. Non lo fa questo movimento di oggi così triste, così pauroso e reazionario rispetto alle grandi novità». È impietosa l'analisi di Maurice Bignami, ex capo di Prima linea, gruppo terrorista a cavallo tra gli '70 e '80. Si dice "assolutamente d'accordo" con quanto affermato alcuni giorni fa dal suo ex compagno di lotta armata Sergio Segio, dichiarazioni che hanno scatenato un vero e proprio putiferio politico.
    Bignami andiamo con ordine.
    Le vecchie Br.

    Il gruppo dirigente storico delle Br, anche quello che poi ha rotto con le vecchie logiche, lo ha fatto a livello personale, non si è assunto nessuna responsabilità politica. Non hanno dichiarato chiusa la storia delle Br. Hanno lasciato un'auto aperta e con le chiavi nel cruscotto. Non lo si fa con una macchina, figuriamoci se lo si deve fare con un'organizzazione armata.
    Ma lei, come Segio, ce l'ha anche con la sinistra storica.
    L'intero schieramento di sinistra non ha fatto i conti con una parte della sua storia. Così alla fine non ha potuto contrastare in maniera efficace l'estremismo armato.
    Le Br fanno dunque parte della storia della sinistra italiana?
    La lotta armata è un'opzione che per decenni ha fatto parte del pensiero e delle aspirazioni della sinistra.
    Voi e le Br non avete fatto altro che metterla in pratica?
    Non parlo mai di contiguità, non era vero prima e non è vero adesso. C'è semplicemente da parte della sinistra un'incapacità di fare i conti con la propria storia, di accettare fino in fondo un'opzione democratica e liberale. E questo consente ai parassiti una facile infiltrazione. Per questo non parlo di contiguità. Anche perché io sono convinto che le Br non sono interne al movimento. Non lo sono mai state, né ora né un tempo. Se uno si prende la briga di andare a leggere il passato si accorge che quando il movimento è forte le Br sono deboli. Quando il movimento è debole le Br acquistano forza.
    Ma il passato di molti brigatisti è nel movimento.
    Certo. Quando la rete organizzativa del movimento si sfascia, le Br reclutano. "Parassitano" alcuni luoghi del movimento, oggi i centri sociali e il sindacato di base. Non sono lì a fare le avanguardie più coscienti. Sono i "destri", parlano male della lotta armata. Per mimetizzarsi. Erano e sono lì ad attendere, come ogni buon parassita, una situazione di debolezza per reclutare. Si ritengono il partito, i possessori della strategia. Loro anche quando sono in cinque sono "il" partito. Era vero allora e credo che lo sia ancora.
    E allora cosa è cambiato?
    Un tempo le Br parassitavano un movimento che aveva la pretesa di essere di trasformazione e che per certi versi lo è stato. Oggi non leggo questa forza innovativa. Nelle cose fatte dalle "tute bianche" e dai no global leggo il vecchio. In questo generico calderone in cui metti tutto, e che è unito da alcune paure e da alcune avversioni, come essere anti Usa o anti Israele, alla fine finisci che sei pappa e ciccia con gente che con la tua storia non c'entra assolutamente niente. Anche le Br. C'è ambiguità. Le Br giocano su questo e così riescono a trovare acqua per il loro mulino.
    Non è che tirate in ballo la sinistra per autoassolvervi, dichiarandovi frutto di una storia e non schegge impazzite?
    Non eravamo schegge impazzite, anche se abbiamo commesso errori tragici. Non ho mai dato la colpa ad altri. Ho fatto quello che ho fatto perché ero convinto che fosse giusto farlo. Quando ho capito che era profondamente sbagliato ho fatto di tutto perché non si facesse più. Ma sono anche frutto di una storia che negare è miope, stupido, pericoloso.
    Casarini e altri dicono che non accettano insegnamenti da voi che avete ammazzato e così messo nei guai il movimento.
    Io non do nessun insegnamento. È vero che le Br fanno solo del male al movimento. Ma questo non vuol dire che non siano lì, e non l'abbiano infiltrato come volgari parassiti.
     

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