![]() |
20 maggio 2006 Predisposizioni 2 |
(continua Predisposizioni) Sui tempi lunghi, invece, non vi sono dubbi che la globalizzazione accelerata dell'economia e dell'informazione faccia a pezzi le società tradizionali. Non ce n'è per nessuna; sono tutte sull'orlo di una crisi epocale. E, di riflesso, noi con loro. Nate come ultima conseguenza di quella rivoluzione che un tempo chiamavamo neolitico e che oggi si preferisce definire come passaggio a un'economia di produzione di cibo, hanno retto indisturbate fino agli albori della modernità. Assoggettando territori marginali, poi, la versione edificata sull'allevamento, specialmente quella con la predisposizione al nomadismo, si è dispiegata tutto attorno al pianeta. E pur avendo, geologia permettendo, sostituito la capra con il petrolio, ha fino a poc'anzi conservato intatte tutte le sue originarie caratteristiche. Su questa scala temporale, che si inabissa fino alle fondamenta della storia, l'Islam appare come un velo sottile che ricopre una deriva di lunghissima durata. Il colonialismo le ha sballottate, soprattutto in campo economico. La decolonizzazione le ha spesso ulteriormente impoverite, lasciando il peggio del vecchio e imponendo il peggio del nuovo. Però, è la contemporaneità che non gliene perdona una. Assetto societario, impianto economico, ordine antropologico, assiologia dei valori, sfera cognitiva, relazioni col mondo spirituale, l'intero modello è sottoposto a tensioni catastrofiche che ne frantumano i legami. E l'identità collettiva della società e quella psichica dell'individuo sono mortificate fino al disfacimento di sé. È un po' quello che capitò con forte anticipo agli Indiani d'America e che si concluse drammaticamente alla fine del XIX secolo. Però, metti l'odierno revival delle correnti settarie e millenariste dell'Islam al posto della danza degli spettri, il gap demografico che ci vede questa volta minoranza etnica e la paradossale - o forse, per alcuni, provvidenziale - capacità di usare in maniera asimmetrica le mirabolanti trasformazioni spazio-temporali della post-modernità e il futuro prossimo, per tutti quanti, si tinge di rosso e di nero peggio che al Grand Guignol. Nulla incoraggia i gesti eclatanti quanto l'evidenza del tracollo, l'illusione che si possa mutarlo in una nuova e meravigliosa ascesa e, specialmente, la facilità di professare la vendetta in casa altrui. Non c'è da stare allegri, anche se in Europa, come dicono alcuni americani, la propensione a lasciarsi cullare nelle piacevolezze di Venere ci rende placidi e contenti.
|
|