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10 giugno 2006 Dove sta lo scandalo? |
Dove sta lo scandalo? Sergio D’Elia non ha mai smesso di fare politica, mai. E sempre alla luce del sole. Per alcuni anni, è vero, ha militato in Prima linea, un’organizzazione comunista combattente, ma si è dissociato nel 1983, ventitre anni fa, e da quel giorno ha portato avanti una battaglia, non solo contro tutte le forme di violenza politica, ma per smascherarne le giustificazioni ideologiche. Nel 1986, vent’anni fa, è intervenuto al congresso del partito radicale e ha proclamato la sua piena adesione ai valori della democrazia liberale. E da quel giorno non ha mai smesso, è sempre rimasto sulla linea del fronte. Aprite [documenti] e troverete una lunga serie di prese di posizione inequivocabili. Testardamente, ha anche messo su Nessuno tocchi Caino, un’organizzazione che lotta contro la pena di morte nel mondo. Anche negli Stati Uniti, ma non solo lì. Dove sta lo scandalo? L’ultima volta che l’ho incontrato è stato all’Israele Day. Del vecchio giro, c’eravamo solo noi due. Bene, dove sta lo scandalo? A dire il vero, nessuno si è indignato per la sua elezione a Montecitorio. D’altra parte, Sergio ha riottenuto i diritti politici che consentono di poter votare ed essere eletti. Se la legge lo permette, qualcuno l’ha presentato e altri l’hanno votato, dove sta l’indecenza? In realtà, la scorrettezza riscontrata a destra, ma non solo, è frutto di un paradossale equivoco e, eventualmente, di un insufficiente senso dell’opportunità. L’aspetto stravagante della questione è che Sergio D’Elia, piazzato alla segreteria della presidenza della Camera dei deputati, vale Emma Bonino, è una certezza liberaldemocratica, ma è stato vissuto come il prosieguo dell’occupazione delle istituzioni da parte dell’estrema sinistra. Come se ci avessero ficcato Francesco Caruso, per capirci; come volere Lidia Menapace alla presidenza della Commissione difesa del Senato. L’elemento forse non proprio opportuno è che Sergio si è macchiato di un reato di sangue, la qual cosa non gli toglie in alcun modo il diritto di fare politica, ma avrebbe dovuto consigliare chi l’ha proposto a quell’incarico istituzionale a soprassedere. Intendiamoci, questa prudenza sarebbe stata d’uopo anche se Sergio fosse stato implicato in un semplice omicidio colposo, in un incidente d’auto, figuriamoci in una storia di lotta armata. Qui, lo scandalo ci può essere. Per me, naturalmente, rimane un dubbio: che ci sta a fare Sergio con questo centro-sinistra, che ci stanno a fare i radicali? Ma questa è tutta un’altra storia. |
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