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1° luglio 2006

Salvare la pelle a Saddam e la privacy alle soubrette




Due questioni alquanto sproporzionate, ma di principio e sulle quali varrebbe la pena battersi.
Che Saddam sia un boia è lapalissiano, che le soubrette vivano di gossip non ci piove e tuttavia il primo non andrebbe allegramente accoppato (per giunta, nel nome della democrazia) e le seconde origliate dal buco della serratura (per custodire, oltretutto, la pubblica virtù).

La pena di morte si sconfigge facendo barriera sul peggiore. Appena sbattuto in galera perché non possa più nuocere, è Barbablù che va protetto dai vendicatori in toga e dalle aspiranti tricoteuses, in altri termini dallo Stato e dalla società civile. Va da sé che l'innocente non debba arrostire sulla sedia elettrica, che un disgraziato qualsiasi non possa essere condannato, specialmente a morte, al di là di ogni ragionevole dubbio. Al principio della storia, nessuno tocchi Caino, e non se ne parli più.
D'altra parte, questo principio vale anche in positivo. La vita di un aspirante bambino, tutelato dalla Legge e dal Telefono Azzurro, deve essere garantita anche se il candidato diverrà incontestabilmente un imbecille, un idiota o un nemico. Non sono i saggi, i geni o gli amici a meritarsi la partecipazione al grande gioco, è un diritto naturale che vale per tutti o per nessuno, senza se e senza ma.

Il diritto alla privacy, ad avere una vita intima tutelata, a usare linguaggi differenti in pubblico e in privato, a dire cazzate con gli amici, a essere un emerito stronzo nel segreto del mio cuore tra pochi condiviso è un fondamento della democrazia. È difficile controbattere l'invadenza del politicamente corretto in tutte le salse possibili, ma si comincia con lo sbattere in prima pagina le ciance di una sboccata o i vaneggiamenti di un gradasso e si finisce con la museruola ai pensieri e col burka al cervello.

Lunga vita a Saddam, dunque, ché si può sempre cambiare e diventare meno carogna di quel che siamo; e proteggiamo il Boccaccio e il Macchiavelli che sono in noi: gli aspiranti Orwell, purtroppo, sono sempre dietro l'angolo. (m.b.)



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