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8 luglio 2006

La soluzione politica




Ritorniamo alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione [vedi Fare la pace].

Questa è una cosa da sbrigare alla svelta, senza tentennamenti dovuti alla noia o a calcoli di bottega. Ci aspettano tempi duri e non è proprio il caso di farsi cuccare impreparati o con le braghe in mano. Prima ci liberiamo degli anni Settanta e meglio è per tutti.

In quest’ambito, non ci importa tanto la salvaguardia della memoria. Non sarà la Politica a compiere l’opera, così come non capitò alla Legge durante i grandi processi degli anni Ottanta.

La memoria è un fatto terribilmente complesso, che a un certo punto può diventare meravigliosamente semplice, anche se molto doloroso, ma ne parleremo la prossima settimana nell’editoriale La soluzione sciamanica.

Quando parliamo di una Commissione per la Verità e la Riconciliazione – una Commissione parlamentare sulla lotta armata che sappia coniugare il vissuto già elaborato con le  origini, le ragioni e il dovuto risarcimento – ci riferiamo a una presa di posizione della classe politica che ponga finalmente un termine post quem. E non tanto per noi ex, già straordinariamente fortunati; e non solo per le vittime, a cui purtroppo non potrà mai essere restituito ciò che è stato tolto; ma per tutti noi, per il nostro Paese.

Più che un punto di arrivo, serve un punto di partenza; meglio, un CheckPoint. Avete presente i video game? Bisogna arrivare ad ogni costo almeno fin lì per non dover ogni volta ricominciare da capo. A questo serve la politica. In caso contrario, ben che vada è solo buona amministrazione.

Oggi, la posta in gioco è l’assetto dell’Italia, la sua capacità di tenere la rotta, di fronteggiare i nemici della democrazia. Farla finita tutti insieme con gli Anni di Piombo, esplicitamente e con forza simbolica, può essere un’occasione politica eccezionale per fare quadrato e trovarsi pronti alle sfide che ci attendono. La violenza di ieri (quella di sinistra e di destra, entrambe con velleità trasformative dell’allora assetto sociale) non ha nulla a che vedere con quella di oggi (radicalmente estranea e nemica all’intero impianto societario), ma averla politicamente risolta ci attrezzerebbe e ci darebbe forza.

Pare, però, che nel mondo della politica vi sia un certo trasversale disinteresse, un desiderio di lasciar perdere. Va bene così, dicono in tanti quando proponi loro la questione. Abbiamo già dato, chiudiamola lì. Per azzannarsi poi l’un l’altro appena un ex, eletto alla Camera dei deputati, finisce in una posizione istituzionalmente rilevante.

Una volta citai Farlosky Gudurian («Noi facciamo schifo, ma voi fate più schifo di noi»). Sarebbe triste doversi ripetere. (m.b.)



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