L'inganno dei Grandi Princìpi, degli Ideali. La pantagruelica presa per
il culo con la quale, per tenerle a bada, le vecchie generazioni infinocchiano le nuove.
"Cambiare tutto! Ma radicalmente! Dalle fondamenta! Procedere come il cinghiale, il parente
figo del maiale! A testa bassa! Dritto sul bersaglio!".
Un bersaglio che è lì, bello e pronto a farsi sbudellare, evidente e precisino più delle figure
del tiro a segno. Il re nudo e svergognato, cagato e sputato; il nemico pubblico numero uno.
E un tutto, ma proprio tutto, da rifare con la chiarezza e l'attenzione di un taglialegna ubriaco.
Se no, non vale la pena.
Una generazione dopo l'altra abbindolata da quella precedente, addestrata a credere che si cambia
solo per mattanza, processi sommari, pulizie di pasqua, rivoluzioni contro il vecchio che puzza,
reazioni al mondo moderno che ammorba, cangiamenti epocali, giudizi universali. Niente riforme, basta
con i compromessi, sbudelliamo il mostro, abbattiamo il sistema!
E poi, visto che non è vero, che si cambia sul serio quasi sempre un pezzetto alla volta -
col diesel, con l'Iveco, non con la Ferrari - ecco pronta l'altra parte della fandonia.
"Siete mosci! Non ci avete le palle! Noi sì, noi che abbiamo fatto il Grande Cambiamento… che almeno
ci abbiamo provato!"
Noi che abbiamo fatto il '77, il '68, il '45, il '17, il '15 e'18, il '70, il '48, il '30,
l'anno III… e giù, oltre la prima dinastia dell'Antico Regno, più in basso del Gravettiano e
dell'Aurignaziano, oltre il Paleolitico superiore, fino agli albori dei primi centomila anni
o giù di lì, tanto per fermarsi al Sapiens anatomicamente moderno.
Li guardi e scopri che i vecchi, specialmente nel campo della politica e della cultura
(cosiddetta), quando si approssima l'età della pensione hanno spesso il ghigno del Gatto e
della Volpe e i giovani potenziali rimpiazzi le spavalde fattezze del povero Pinocchio.
C'è da chiedersi quanto vi sia di intenzionale e di antropologicamente determinato, se debba
essere incolpata la storia o la società. Per quanto riguarda il singolo, uno si chiede sempre
se c'è o ce fa.
Era uno scrupolo che mi perseguitava, perché - sia chiaro - citando nel mio
ultimo editoriale
Farlosky Gudurian non intendevo affatto appaiarmi a quei truci ingannatori, a quei veri pedofili
mangiaputei. "Noi facciamo schifo, ma voi fate più schifo di noi" va sempre inteso nel senso
plateale dell'espressione. Senza raggiro.
Anzi, sarebbe bene che il vecchio F.G. diventasse un'icona della gioventù, per sempre e per
tutte.
Era proprio così che l'intendevo, ventitre anni fa, e su questo non ho mai cambiato parere. (m.b.)