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24 luglio 2006 La soluzione sciamanica, parte prima |
La memoria è una ben strana materia, specialmente quando si riferisce a tempi bui, a cavalcate in branco, a mattanze tribali. Spesso, all'inizio, è un grumo che intossica e va sputato in una botta sola. Non c'è pezza che tenga: come la tenia, bisogna cavarle la testa, provare a guardarla dritta nel grugno e poi schiacciarla prima che ti avveleni. Ho visto gente intristirsi col tempo, rinsecchirsi, diventare una penosa macchietta, incattivirsi e perdersi nella parodia di sé e della propria epoca. Non importa che le cose da ricordare siano particolarmente tristi, suscitino rabbia e sdegno, o mostrino anche aspetti piacevoli e divertenti; conta che abbiano fatto il pieno, imbottito la capoccia e soffocato il cuore, che non lascino spazio ad altro. Di peggio vi è solo la nostalgia di quando si era in tanti e tutto era gratis, l'arroganza imperava e la pietà stava a zero. Bisogna farci i conti in toto e poi, subito appresso, prenderla così com'è, la memoria, con i suoi luoghi pieni di luce e le sue zone d'ombra. Quando provi a illuminarla in pieno è la volta che tradisci, che inganni te stesso e raggiri il prossimo, specialmente coloro che non c'erano e maledicono il tempo che non ritorna e le mancate occasioni. Il rimpianto, quasi sempre, è la corsia preferenziale verso l'impostura. La memoria è per definizione una rappresentazione, un'immagine, una presenza, un qualcosa che ridesta e fa rivivere. È una piattaforma simbolica da cui si parte per un viaggio, e non sempre a ritroso. Ha a che fare con la vita e l'anima, i vivi e i morti, il prima e il dopo, gli eventi e le possibilità, il mondo e il mito. La sua dimensione è ambigua, sfuggente e, quando da fuori l'hai inquadrata, chiusa in un sacco e poi scaraventata sul tavolo anatomico, tocca guardarla con la coda dell'occhio. La memoria non è mai un fatto individuale e, nello stesso tempo, non è mai pienamente condivisa. Quando lo è, bisogna aver paura, perché è giunta l'ora dell'inganno e della dimenticanza. È il momento in cui si elidono le stravaganze, le particolarità, gli eccessi, tutti i colori dell'iride meno uno. È il luogo in cui si impone la misura, i giochi sono fatti e non vi sarà mai più modo di cambiare le carte in tavola. (m.b.) [continua] |
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