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29 luglio 2006 La soluzione sciamanica, parte seconda |
Il contributo della Politica alla Memoria ricorda le prestazioni fornite dallo stupratore alla vittima; e poco importa che il bellimbusto abbia le sembianze di un toro o di un cigno, il risultato non cambia. Anche il Diritto, peraltro, fornisce alla Memoria un servizio del medesimo tipo, seppur assai meno gagliardo anche se sfodera con piacere la meticolosità dell'onanista passato all'azione. La Storia, poi, fa del suo meglio, ma è talmente in ritardo sugli avvenimenti che mostra una competenza troppo somigliante alla perizia dell'imbalsamatore. La Memoria, allora, deve essere trattata con autorità sciamanica. Bisogna lavorarci sopra come si fa col vino. Parti dall'uva, e prima ancora dalla vite e dalla terra in cui l'arbusto conficca le radici, e dal mosto e dagli attrezzi del mestiere: il torchio, le botti, le tinozze, i bigonci e i barili, le damigiane, i bottiglioni, i fiaschi, le borgognone e le bordolesi, e anche le renane. Usi le mani, i ricordi, tutti i sensi, ivi compreso il sesto, e procedi oltre i consueti stati di coscienza, alterandoti il cuore e l'anima. Sai anche darci un taglio, ché l'assatanato della rimembranza, così come l'ubriaco molesto, merita la notte in guardina e il miglior amico in camera da letto. La Memoria parte dall'antropologia e termina nell'arte. I ricordi trasmessi col passaparola hanno una durata massima di cinque generazioni. È grasso che cola se riesco a tramandare qualcosa del mio bis-nonno a mio nipote. A dispetto di Johann Guttenberg e di Bill Gates, ciò che viene prima e dopo continua a risiedere nella dimensione del mito, assieme al Signore degli Animali, alla Donna Grassa e a Wile Coyote. Dopo di che, in forma solida, restano i prodotti della creatività, il contributo dell'uomo alla creazione di Dio. (m.b.) [continua] |
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