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11 settembre 2006 La soluzione sciamanica, parte terza |
Si va avanti e indietro, mezzi ubriachi. Mezzi, è tutta lì la bravura, l'insuperabile delicatezza dell'attività sciamanica. Tocca stare rigorosamente sul crinale, tra la veglia e il sogno. Mai precipitare da una parte o dall'altra e perdersi in un particolare stato di coscienza. Si rimane a cavalcioni, finché dura, e si fa dell'import-export. In altri termini, si va indietro nel tempo, si rivive quel che è capitato, col cuore e con la mente, e lo si riporta al presente affinché possa essere interpretato, vale a dire capito e rappresentato. È un gioco in cui ognuno mette del suo, l'esploratore che fa il viaggio per primo e gli altri, quelli che lo compiono in seconda battuta. Non è il passato a rivivere, ormai andato per sempre, e nemmeno una sua visione più o meno edulcorata, è qualcosa di assolutamente nuovo, nato ora, ma che può ammaestrarci su ciò che è accaduto. Soprattutto, è un elaborato in grado di rimuovere i pesi morti, le vecchie ancore arrugginite, le sofferenze antiche, i rimorsi per troppo tempo ignorati, gli odi mai assopiti, i sentimenti ormai senza capo né coda, ma ancora liberi di condizionarci la vita. In questo viaggio, va da sé, ognuno è libero di usare la canoa che preferisce, il linguaggio che più gli si addice. L'importante è che porti a casa qualcosa che altri abbiano il modo e la voglia di comprare. E poi di rivendere, a loro volta. È tutt'un gioco di passaparola in cui i ricordi e le emozioni a loro avvinghiate girano e, circolando, trasmutano. Elementi per ricostruire il mondo che era, non come era, ma come oggi forse è bene che sia. (m.b.) |
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