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23 settembre 2006 La soluzione sciamanica, parte quarta |
Quando sono uscito di collegio, la passione mia era diventare meccanico di motociclette. Era una fissa che nasceva dalla predilezione per il mezzo in sé, dall'amore per le cose ben fatte e dal naturale istinto di sopravvivenza. Il meccanico - in genere, ma specialmente quello che si accanisce sulle due ruote - è il solo lavoratore a essere più carogna di un taxista romano. Credo che abbia sempre in dotazione in qualche recesso del garage uno stanzino insonorizzato dove rinchiudersi e ridere alle nostre spalle. Purtroppo, non vi sono scuole, congreghe o dojo in cui si possa imparare l'arte della manutenzione della motocicletta. Bisogna farsi assumere da un meccanico già in atto e rubargli man mano il mestiere; a un'età, però, in cui le passioni sono solitamente tutte concentrate altrove. Così, quando ne trovi uno onesto, coscienzioso e sano di mente, ringrazi tutti i santi cavallerizzi del calendario e subito, prima che lo faccia qualcun altro, provi a dargli tua figlia in sposa. Quindi, non potendo dare sfogo alla mia voglia, appena fuori dal collegio mi iscrissi all'università e divenni archeologo preistorico. È per tutto ciò che abbiamo detto nelle puntate precedenti a proposito della memoria e per quei due o tre vizi che non ho mai potuto praticare a iosa (anche a cinquant'anni la moto non mi basta) che tocca parlare di David Rebecchi. (m.b.) [continua] |
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