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1º novembre 2006 Nessuno tocchi Caino, appunto |
Nessuno tocchi Caino. Tutto sta a sapere chi è Caino e chi è Abele, ché la primogenitura di Adamo ed Eva è un atroce gioco di ruolo spesso praticato sotto il segno del caso. Può capitare a chiunque di ritrovarsi a recitare uno di questi personaggi, prima uno e poi l’altro, a seconda delle circostanze, dei punti di vista, delle regole sociali, dei precetti religiosi o del sistema ideologico. Appunto, chi è il Caino che non si deve toccare? Prendiamo Napoli oggi, un pregiudicato, un apprendista rapinatore di sedici anni, un tabaccaio ex poliziotto, un figlio con una pistola alla tempia. Poi, facciamo esplodere la tragedia: il tabaccaio spara, il pregiudicato muore, l’apprendista è ferito, il figlio si salva. Chi è Caino e chi è Abele? Attenzione, non è un remake di Rashômon di Akira Kurosawa, quel film col faccione di Toshiro Mifune e il Giappone del XV secolo, in cui banditi, donne violentate, boscaioli, bonzi, samurai, maghe e bambini abbandonati mettono in scena la vacuità della mente a intendere il reale. È una storia vera, con un morto ammazzato, un ragazzo sparato, alcune famiglie a tocchi e un uomo indagato per omicidio volontario, assediato in casa da una masnada di individui che lo vogliono fare a pezzi, mentre un mucchio di gente applaude e sghignazza. È una storia tragica, paradossale, paradigmatica e piena di paraculi, ma non è una storia nuova, né tanto meno tipicamente napoletana. Prendiamo Milano negli anni ‘70, una banda armata di quartiere, un gioielliere che adotta tre bambini destinati all’orfanotrofio. Dopo di che, facciamo scoppiare la tragedia. In due tempi. Prima in pizzeria e poi nella gioielleria della Bovisa, che non è via Montenapoleone. In pizzeria muore un rapinatore; qualche giorno appresso, nella gioielleria che forse sarebbe meglio definire un’orologeria, muore Pierluigi Torregiani - il «giustiziere», il «pistolero», come lo definivano i giornali dell’epoca - l’uomo che si era difeso qualche giorno prima. E viene ferito Alberto Torregiani, di quindici anni, il più piccolo dei tre bambini adottati, che da quel giorno rimarrà su di una sedia a rotelle, dovrà scappare di casa e fare finta di essere stato travolto da un’auto pirata. Chi è Caino, chi è Abele? Evitiamo che il tabaccaio napoletano faccia la fine del gioielliere milanese, che il figlio del primo subisca l’iniqua condanna del secondo. |
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