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20 novembre 2006 Alienazione, due |
Lasciamo stare il vecchio mito del povero Purusha, quella specie di gigante buono che nelle narrazioni vediche si fa a tocchi da se medesimo per dare origine all’umanità; peraltro, organizzata fin da subito nella sua assiologica struttura castale, con i brahmani a recitare il ruolo della testa, i guerrieri quello delle braccia, e tutti gli altri l’ultimo rimasto, quello scomodissimo degli arti inferiori. È una storia che troppo ci ricorda una sinistra frammentata nelle sue componenti primordiali e costretta a stare insieme per pura volontà di potenza. Veniamo, piuttosto, ai miti dietrologici, come si era già detto, le sole favolette rimaste a raccontare la genesi del mondo quando ci si ostina a guardare le cose solo da manca. A ben vedere, anche nel campo residuo delle semplificazioni sull’origine dei mali che offuscano l’universo, da quando la Cia è soggetta a revisionistiche considerazioni delle sue malefatte, la questione non è più così netta come una volta. Per non parlare di Israele, anche se quest’ultimo conquista cenni di risicata simpatia solo quando le busca. Ci resta, per fortuna, la conta dei buoni e dei cattivi, eseguita ad personam, tipo la lavagna di una professoressa che non ha mai letto Don Milani; uno dei massimi esempi, detto tra noi, su quanto sia facile per le buone intenzioni finire dov’è noto. Le persone dabbene, a dirla franca, nessuno sa più in quale misteriosa contrada abbiano messo radici. Anche l’America – quella latina, ça va sans dire – rischia di fare la fine degli altri continenti, a sfornare figure che poi lasciano l’amaro in bocca, vedi Daniel Ortega e il vecchio Lula. Certo, resta il giovane Chavez, ma affidarsi a un colonnello dei parà ha del surreale ed è piuttosto straniante. C’è pure Ahmadinejad, in Asia, ma lì siamo nel campo della più genuina ripicca. Allora, bisogna far ressa attorno ai cattivi, ai boia, a quelli che assommano ogni nefandezza, che giustificano finalmente, in tutta chiarezza, tutti i mali del mondo. Quelli che devono morire. E così siamo finalmente giunti nel campo delle fatwa. [Continua] |
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