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13 marzo 2007

Trattativa zero
 



Ieri, sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista si domandava per quale ragione lo Stato, ventinove anni fa, non avesse trattato la liberazione di Aldo Moro, mentre oggi è disposto a patteggiare con qualsivoglia terrorista.

La risposta, purtroppo, è elementare (e, credo, in un qualche modo implicita nello scritto di Pierluigi Battista): il nostro è un Paese che conosce l’inciucio, la compravendita, la regalia oppure, senza alcuna soluzione di continuità, la fermezza, l’irriducibilità, l’appartenenza. A casa nostra, di sicuro, è l’arte della trattativa a mancare sulla rastrelliera delle qualità nazionali. In Italia si fanno rivoluzioni, anche finte, si scatenano guerre civili, anche vere, si predicano palingenesi più o meno apocalittiche. E se questo non si può fare, allora vada per il bazar, il caravanserraglio, il suq. La sola cosa che non si riesce a mettere in scena per davvero, e nemmeno per finta, è una sana politica liberale di riforme, un copione che presuppone l’arte della trattativa, la cultura della mediazione.

Ventinove anni fa non ci fu neanche la voglia, il ghiribizzo, l’estro passeggero di voler trattare seriamente la liberazione di Aldo Moro. Né da una parte né dall’altra. Escludendo i socialisti, malauguratamente bidonati da gente a dir poco meno che seria, l’intero universo politico istituzionale si rinchiuse nel campo blindato dell’assoluta intransigenza, un lager predisposto da una sinistra comunista che non vedeva l’ora di affermarsi, a futura memoria, come baluardo della democrazia. E anche di tenere, nei patteggiamenti a venire, l’intera Democrazia Cristiana sotto il giogo della colpa. Per quanto riguarda le Brigate rosse - a parte un paio di persone, peraltro fuori dalla stanza dei bottoni - queste non ebbero mai l’intenzione di trattare. E il sequestro del presidente della Dc si ridusse a una sanguinosa operazione di propaganda. Le Br rapirono Aldo Moro senza predisporre preventivamente, come si deve fare, nessun canale di contrattazione. E quando gliene furono proposti, ben prima del 9 maggio, non ne vollero nemmeno sapere. Si negoziò qualche tempo appresso, quando la vita in gioco era quella di Ciro Cirillo, ma in quell’occasione eravamo come sempre in piena casbah, e si mercanteggiò.

Pierluigi Battista termina il suo articolo ammettendo che il sacrificio di Aldo Moro non fu vano, visto che le Brigate rosse poi vennero sconfitte, e credo che egli abbia ragione: non oso pensare a cosa sarebbe successo se le Br fossero uscite vincitrici, in una qualche maniera, da quell’orrenda storia. Ma questa è un’altra questione. Cultura della mediazione non significa trattativa a ogni costo. Si deve saper dire anche di no, quando occorre. Tuttavia, col fardello delle mie responsabilità nel cuore e nella mente, colpe sulle quali non glisso e che non voglio nemmeno attenuare, credo di poter sostenere che, se nel nostro Paese ci fosse stato più liberalismo e meno cattocomunismo, probabilmente molti di noi non si sarebbero mai ritrovati a recitare la loro parte in quegli agghiaccianti e miserabili anni Settanta.






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