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7 aporile 2007 Trattare si può |
A ben guardare, per una breve stagione, in quei tanto vituperati anni Ottanta, il nostro è un Paese che ha saputo trattare per davvero. E con dei terroristi autentici. E ha saputo portare a casa una straordinaria vittoria: la fine della lotta armata e, dato che c’era, anche il ritorno alla vita civile e alla democrazia della stragrande maggioranza dei vecchi militanti rivoluzionari. Molti dei quali, e non è poco, hanno per di più, dopo aver pagato fino in fondo il loro debito, non soltanto cambiato opinione, ma scoperto nuove opportunità di riscatto lavorando in maniera socialmente utile. Ebbene, di tutto ciò non se parla. Non ce n’è memoria. E' come se non fosse mai capitato. A dirla tutta, il nostro è un Paese che ha saputo uscire da una delle più sanguinose lotte armate che abbiano sconvolto una democrazia senza ritrovarsi, a fine percorso, peggio di prima. Anzi. Che ciò, poi, sia capitato nell’esatto momento in cui, col governo Craxi, qualcuno abbia provato sul serio ad avviare una politica di sostanziali riforme non credo proprio che sia stato un caso. Per alcuni anni, dal 1983 al 1987, dall’annuncio dello scioglimento di Prima linea a Torino all’approvazione della legge sulla dissociazione politica, è stato un continuo incontrarsi, discutere, ricercare soluzioni a tutti i livelli: umani, politici e istituzionali. È stata la più lunga e risolutiva trattativa mai intercorsa in Italia. Tutti i partiti allora presenti in parlamento sono stati coinvolti, dal Pci al Msi. Con alcuni vi furono rapporti privilegiati – il Psi di Craxi, buona parte della vecchia Dc – ma l'intero arco parlamentare ha saputo cogliere l'occasione. Non sono stati coinvolti solamente i partiti, ma anche la Chiesa ha saputo esercitare un ruolo fondamentale. Anche il mondo della cultura, anche ciò che poi è diventato di moda definire società civile. Però, quando oggi si discute se trattare o non trattare, se la trattativa è lecita, se bisogna tener conto della dimensione umana in queste vicende disumane, non se ne parla: il nostro è un Paese che non sa vergognarsi dei suoi veri mali, ma ha un insano imbarazzo per i suoi rari momenti di rinsavimento. |
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