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9 maggio 2007 Nervi saldi |
Leggetevi l’articolo intitolato “L’ultragauche se déchaîne contre Sarkozy” (l’estrema sinistra si scatena contro Sarkozy) pubblicato il 9 maggio su Le Figaro. Stiamo parlando di Le Figaro, mica di Le Monde o di Libé. Stiamo parlando dell’equivalente francese de Il Giornale, tanto per intenderci. Traduco l’occhiello: “Più di mille veicoli sono stati incendiati da domenica sera in Francia, spesso ai margini di manifestazioni organizzate dall’estrema sinistra”. Più di mille veicoli appartenenti a più di mille famiglie francesi, non un paio di pneumatici vecchi raccatati in giro. Traduco alcuni brani dell’articolo, ma oltre al contenuto fate attenzione al tono: “Il tanto temuto incendio delle periferie non ha certo avuto luogo”. Eppure stiamo parlando di più di mille automobili, motociclette, ecc, date alle fiamme in tre giorni. E anche di un paio di scuole, oltre che a numerosissimi cassoni dell’immondizia. E non solo a Parigi, place de la Bastille – vedi, per significato simbolico, piazza San Giovanni a Roma, ma immersa in un quartiere ex proletario pieno di locali e localetti – e non solo nella banlieue, coi suoi agghiaccianti ghetti etnici. Incendi, scontri con la polizia, vetrine a pezzi, feriti tra minifestanti e forze dell’ordine, arresti sono avvenuti nell’Ile-de-France, in Seine-et-Marne, nella Val-de-Marne, nell’Essonne, a Lille, Bordeaux, Rennes, Lyon, Toulouse. E non solamente intorno a Parigi e nelle grandi città, ma anche in quelle piccole, addirittura in alcune località rurali del Beaujolais, come dire del Chianti. E tenete anche conto che la Seine-Saint-Denis, il territorio “abituato ai record”, non ha ancora fornito i suoi dati. “Questi scoppi di violenza sembrano appoggiarsi a due fattori: la rabbia dei giovani esclusi e, in più larga misura, l’attivismo dell’estrema sinistra”. E inoltre, “i più virulenti, armati di martelli, erano venuti col solo scopo di fracassare”. E ancora, “fedeli a una strategia ben rodata, in caso di fuga gli estremisti si erano dati ulteriori appuntamenti”. Eppure, “la tendenza punta chiaramente alla calma”. Nessuno che grida alle istituzioni allo sbando, alla guerra civile lì lì per nascere, all’anomalia nazionale. Ciononostante stiamo parlando di cose che, confrontandole con quel che accade in Italia, fanno tremare le vene ai polsi. Da noi, bastano due slogan idioti o una scritta sul muro per mettere tutto in discussione. I casseurs sbraitavano “Sarko, fascista! Il popolo avrà la tua pelle!”, ma a nessuno è venuto in mente che il Président de la République fosse in pericolo. Certo, parecchi sono stati fermati, alcuni sono già stati processati e condannati. Nicolas Sarkozy ha vinto promettendo anche il rigore, Ségolène Royal ha perso buttando benzina sul fuoco delle possibili reazioni a una sua sconfitta, oltre a impegnarsi a dare la scorta notturna alle donne poliziotto. Nessuno dei due, però, ha messo in discussione la tenuta della nazione. Lo facessimo anche noi, saremmo a metà del guado. |
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