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23 gennaio 2008

Lettera da Prima linea


Lettera al foglio

Caro Direttore,

ho riflettuto a lungo se fosse il caso di scriverle. Chi, come me, è stato responsabile negli anni Settanta di spaventosi disastri e angosciose sofferenze è generalmente bene se ne rimanga zitto. Tuttavia, vi sono argomenti - e la proposta di moratoria sull'aborto è indubbiamente uno di questi - in merito ai quali tacere non è la cosa giusta, e dire la propria è forse il male minore. In ogni modo, faccia di questa lettera l'uso che meglio ritiene.

Le scrivo come sopravvissuto. Se l'Italia avesse avuto nel proprio ordinamento giuridico la pena di morte, oggi non sarei qui a tediarla. Mi avrebbero iniettato un veleno in vena, o sparato un colpo alla nuca, o appeso per il collo a una gru. Sono vivo, ho potuto sposarmi, avere due figli, accudirne un terzo, cambiare idee e atteggiamenti di vita, perché uccidere un uomo è da noi giudicato un orrendo delitto e un'occasione perduta. Attenzione, sono un sopravvissuto colpevole, per nulla innocente. A ben guardare, in un contesto governato da una pura logica di scambio, o banalmente da quella che allora guidava i miei intenti, farmi la pelle non avrebbe fatto una grinza.

I milioni di bambini e bambine accoppati per distrazione e fastidio, per fame e disperazione, per farne altri più sani e più belli, perché lo ordina il governo, invece, colpevoli non lo sono in nulla e per nulla. E come le ha scritto un mio caro amico medico, bisognerebbe almeno avere il coraggio intellettuale, così come chiamiamo due o tre cellule cancerose un maledetto cancro - e subito, e con senso di gratitudine per averle presto individuate, le eliminiamo - tanto più di chiamare persona, bambino e bambina, chi è appena stato concepito.

Al di là delle tante considerazioni etiche, un sopravvissuto come me, vivo perché giudicato degno di vivere e di poter avere un'altra possibilità solamente in quanto essere umano, non può non sentirsi in debito, non sentirsi direttamente coinvolto da questa spaventosa mattanza.

Grazie per la sua attenzione e specialmente per il suo impegno.


Maurice Bignami






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