www.mauricebignami.it            Gli uomini eguali
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Forse vero non è; ma un giorno è fama che fur gli uomini eguali,
e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade.
(Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno)
Gli uomini eguali
©Edizioni Bietti 2005
 
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    Maurice Bignami

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    Abstract

    Mussolini, Churchill, Hitler; ufficiali tedeschi, inglesi, russi e americani; rivoluzionari, sbirri, ladri, maestri di scuola e madri di famiglia; Bologna, Parigi, l’Africa, la Russia; città e campagne, uomini e animali; riunioni politiche, risse, scene d’amore, sparatorie e balli in maschera. E la Resistenza, quella vera, intrepida e crudele. Tutti trattati in egual maniera, attorno alla figura del protagonista – il padre dell’autore – si avvicendano centinaia di personaggi in una storia da ridere e da piangere, che nasce nel ‘21 in un quartiere di periferia e diventa una guerra mondiale, quasi una rivoluzione.
    È una Bologna di poveracci che si apre allo sguardo del lettore, appena incomincia a girare le prime pagine del libro. Scopriamo un sobborgo straccione e, dopo un po’, un’accozzaglia di rioni stretti l’uno all’altro peggio di un tagliaborse alla vittima ubriaca. Lì, un bambino che la madre chiama Ninni fa sua la vita con la collera e il rancore, la versione minorile dello sdegno. Cresce in fretta, però, e non c’è bisogno di aspettare che diventi Nino, vada a Parigi e si perda nel grigiore della banlieue per scoprire la bieca disperazione delle periferie e l’origine di ogni male. È curioso, infatti, e allegro anche, colmo di impeto vitale, e questo lo salva dal rimanere un semplice oppresso e divenire un volgare miscredente, un banale incendiario. Cerca una soluzione alla miseria che tutti insegue, tolto pochi, quelli che se la godono mentre gli altri corrono a perdifiato. Così, trova una risposta granitica, diventa comunista nel ’26, a sedici anni, ma di un genere speciale: un comunista con la voglia di ridere e scherzare.
    Romanzo picaresco come pochi altri, Gli uomini eguali srotola con furore, ironia e passione le vicende del Novecento: le grandi ideologie, le utopie a mano armata e il riscatto dei popoli. Dalla cellula comunista agguantata alla svelta in via Santa Croce a Bologna ruzzoliamo, come la pallina di un fantasmagorico bigliardino elettrico, in quella di Passage Gatbois, vicino alla Gare de Lyon, e poi subito appresso andiamo in galera e ci restiamo tutto il tempo necessario per gustarne l’amaro fiele e il ridere crudele. Prendiamo botte, cospiriamo, banchettiamo, facciamo all’amore, addirittura ci sposiamo per non pagare il dazio. Inseguiamo Rivoluzione e Reazione, le sorellastre figlie del totalitarismo, in Italia, in Francia, in Austria e in Germania. Andiamo a battagliare fin laggiù, là dove la Spagna s’accoppia con l’Africa maghrebina. Dopo di che, ci infogniamo in una guerra che diverrà all’improvviso uno scontro epocale. Arriveremo dietro alla torretta di un carro armato sulle rive della Manica, su quelle del Nilo e a un tiro di schioppo dal mar Caspio, ché – si sa – la Germania perde le guerre per un pelo. Poi, dopo avere gustato l’ebbrezza del 25 luglio e l’ignominia dell’8 settembre, impariamo a combattere in pianura e ci diamo dentro in montagna. Facciamo il partigiano fino ad averne la bocca sazia.
    Giocando coi generi – autobiografico, storico, fantastico – l’autore saccheggia le memorie del padre e procede fin dall’inizio a due voci. Il padre narra le avventure selvagge del suo tempo; il figlio, raccontando il loro difficile rapporto, ripensa alla storia della sua generazione, quella degli anni Settanta e della lotta armata in Italia. Questo singolare romanzo d’esordio è forgiato sulla storia vera di un uomo che ha tracciato con nitidezza una vita spericolata per davvero. Maurice Bignami lavora sulle tracce di memoria di Nino, che a sua volta raccoglie e accorpa, meglio di un appassionato etnomusicologo, i ricordi di un’intera classe d'età. È un canto corale che l’autore dirige e porta a compimento. Narrando una storia, dal c’era una volta fino al vissero tutti felici e contenti, chi più chi meno, piazza a mo’ d’intarsio sei schizzi di colore. Dal blu al ciano, intraprende una difficile discesa fino a ritrovare, forse, la parte migliore di sé; di sicuro, a rintracciare l’amore di suo padre. Gli uomini eguali è l’agire vorticoso di quasi quattrocento personaggi – tra buoni e cattivi, figli di puttana e generosi scavezzacollo, fannulloni e gente che sarebbe stato meglio non avere mai incontrato – e, nel contempo, è un lavoro di autoanalisi per risolvere una volta per tutte il rapporto tra un figlio e un padre. E mostrare, come fa l’amante dopo il salto della quaglia, la faccia priva di maschera, senza infingimenti. Ma se il padre, Torquato Nino, è il commissario Guido della divisione Modena, il figlio s i chiama Maurice. Pertanto, affinché i due possano conseguire un barlume di pace, bisogna seguirli fino all’estremo agire politico, quello che confina con l’inferno degli orrori generosi, e arrivare alla soglia dei nostri giorni. Ci tocca andare in esilio in Cecoslovacchia, dopo la Liberazione; e poi di nuovo a Parigi negli anni Cinquanta e nella rossa Bologna degli anni Sessanta e Settanta. Così, Gli uomini eguali può essere un contributo alla pace tra tutti coloro che hanno battagliato, da una parte e dall’altra. E visto che i lati della collina sono stati un branco in Italia, quest’ultimo aspetto ci porta tutti quanti sul cocuzzolo, a fare i conti con la nostra storia e a domandarci: allora, dov’ero?

    Il libro può essere acquistato in libreria o sul sito della casa editrice: www.bietti.it


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