www.mauricebignami.it Gli uomini eguali
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Forse vero non è; ma un giorno è fama
che fur gli uomini eguali, e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade. (Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno) |
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Gli uomini eguali ©Edizioni Bietti 2005 Rassegna stampa Acquista il libro Maurice Bignami |
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Brevissima nota & Ringraziamenti
Tutti i
personaggi che entrano e escono di scena sono veri. Per quanto alcuni
sembrino paradossali – forse proprio per questo – non ce
n’è uno di inventato. Anche i fatti sono autentici,
verificati ogni volta che è stato possibile pescando in almeno
due fonti indipendenti, secondo la migliore tradizione. Per contro,
la regia, l’ambientazione e i dialoghi, a parte quelli dei
potenti, sono farina del mio sacco. Ma non è forse sempre così
quando si racconta una storia? In ogni modo, se c’è
qualcuno col quale bisogna prendersela è l’Editore.
Senza di lui, non soltanto niente di tutto ciò che avete letto
sarebbe stato pubblicato – la qual cosa è ovvia, però
non per questo meno deplorevole – ma nulla sarebbe stato
scritto, il che è gravissimo. Semplicemente, non avrei mai
iniziato, ché, al di là delle chiacchiere dette, la
pigrizia stronca anche i più gagliardi quando si tratta di
passare dalle buone intenzioni ai fatti. Mi ha pungolato per tutto il
tempo, suggerendomi persino utilissimi marchingegni per attrarre
l’attenzione. E per allettarmi, sappiate che mi ha pagato prima
del misfatto e questo è addirittura imperdonabile e lo rende,
oltre che direttamente responsabile, anche uno del mestiere piuttosto
sui generis. Se per darsi all’editoria occorresse una licenza,
sarebbe il caso di stracciargliela. A Teresa, mia moglie, va la mia
più assoluta riconoscenza. Aiutandomi nell’opera di
redazione, ha letto questo affare più di quanto si possa
mettere in pratica senza vomitare. Il suo contributo è stato
fondamentale, come sempre. E gratuito. Ma ha imparato una nuova
professione e così non mi devo angustiare. Anche Giovanni ha
letto tutto il manoscritto, dandomi validi consigli, ma una volta
sola. Per questo gli voglio bene come a un fratello, ma assai meno
che a una sposa. Fabio, Norma, Erica, Claudio, Luana e Roberto lo
hanno visionato solo in parte. Chi più, chi meno. A loro va un
mio moderato ringraziamento, che maturerà con l’acquisto
di almeno una copia del libro per vedere come va a finire. Roby –
l’unico del mestiere – non ha letto niente, ma ha
sviluppato un profondo senso di colpa. Sappia che va bene così.
Gli toccherà la prossima volta. Amin, Chiara e Giorgio, i miei
figli, non hanno né letto un accidenti né mostrato il
minimo imbarazzo. Li perdono perché sono creature. Di Hawa,
non parliamo nemmeno. Viviamo sotto lo stesso tetto da quindici anni
e si ostina a non imparare l’italiano.
In ogni modo, mentre Didone, lamentandosi, implora Remember me, but ah! Forget my fate (Ricordati di me, ma, ah! dimentica la mia sorte) con Henry Purcell e Nahum Tate, raggruppati e riconciliati, cantiamo in coro: Great minds against themselves conspire, and shun the cure they most desire (I nobili cuori rovinan se stessi, e fuggono il rimedio che più bramano).
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