www.mauricebignami.it            Gli uomini eguali
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Forse vero non è; ma un giorno è fama che fur gli uomini eguali,
e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade.
(Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno)
Gli uomini eguali
©Edizioni Bietti 2005
 
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  • Biografia di Maurice
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    Maurice Bignami






    Nino, col nome di battaglia Guido, commissario generale della divisione Modena, inverno 1944-45
    Nino, col nome di battaglia Guido, commissario generale della divisione Modena, inverno 1944-45




    Vittoria Ferriani, Rina
    Vittoria Ferriani, Rina

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    Biografia di Torquato Nino Bignami

    Torquato Bignami nasce a Bologna il 10 giugno 1910, figlio unico di Enrico e Elvira Passiuti. Frequenta le scuole elementari e, appena ottenuta la licenza, comincia a lavorare. Col tempo, diventa tornitore meccanico. Aderisce al Partito Comunista all’età di sedici anni, nel 1926. Emigrato a Parigi cinque anni dopo, nel 1931, entra in contatto col Centro Esteri del partito e compie varie missioni come corriere tra la Francia e l’Italia. All’inizio del 1932, è inviato a Bologna col compito di riorganizzare la Federazione Giovanile Comunista e ne diventa segretario. Arrestato nel novembre di quell’anno, viene condannato a dieci anni di carcere dal Tribunale Speciale, pena successivamente amnistiata. Per dieci anni, dal 1933 al 1943, continua a militare nelle file del Partito Comunista a Bologna, subendo vari arresti. Nel 1936 è condannato a due anni di libertà vigilata. Quello stesso anno, sposa Vittoria Ferriani. È arrestato durante le manifestazioni che seguono il 25 luglio del 1943 e condannato a due anni e quattro mesi di reclusione. Esce di carcere dopo l’8 settembre ed entra immediatamente in clandestinità, militando nelle GAP, prima nella provincia di Bologna, poi in quella di Modena. Nella primavera del 1944 è inviato dal Partito Comunista sugli Appennini modenesi. Nel tempo, assume i seguenti gradi partigiani: per un breve periodo, commissario politico generale del Corpo d’Armata Centro-Emilia, in sostituzione di Osvaldo Poppi (Davide), temporaneamente assente; commissario politico della IV Divisione Carlo Scarabelli; dopo la battaglia di Montefiorino, commissario politico della Brigata Antonio Ferrari; commissario politico del Gruppo Brigate Est, distaccamento partigiano preposto alla liberazione di Bologna; commissario politico generale e vicecomandante generale della Divisione Modena, l’unica formazione partigiana italiana a operare a fianco degli Alleati sulla linea del fronte. Finita la guerra, accusato di essere il mandante dell’omicidio di un dirigente locale del MSI, è costretto a rifugiarsi prima a Parigi e poi in Cecoslovacchia.Nel 1950, assolto, emigra in Francia, nella regione parigina.
    Nel 1951 nasce l’unico figlio, Maurice. Nel 1964 torna a Bologna, ma per quattro anni, a causa dei trascorsi politici e giudiziari, riesce a trovare solo lavori saltuari. Nel 1968 viene assunto a tempo determinato presso l’officina del Comune di Bologna. Passa poi in pianta stabile qualche anno più tardi, in seguito a una lotta sindacale. Fin dal suo rientro in Italia, non si sente più in piena sintonia col Partito Comunista e solo nel 1974 riesce a ottenere il riconoscimento da parte dell’ANPI, l’associazione nazionale partigiani di fede comunista, dei gradi ricoperti durante la Resistenza. Nel marzo del 1977, Bologna è sconvolta da tre giorni di duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine a seguito dell’uccisione di uno studente. Il figlio Maurice viene arrestato pochi giorni dopo. Nel settembre di quell’anno, durante il cosiddetto “Convegno contro la repressione” organizzato a Bologna dall’estrema sinistra, ormai deluso dalla linea politica del Partito Comunista rinuncia pubblicamente alla tessera, tenuta ininterrottamente per cinquantuno anni. Nel 1980 viene arrestato per avere affittato una casa in cui il figlio, membro di Prima Linea, aveva ricoverato un compagno ferito e, a settant’anni, è condannato a sei anni di detenzione per associazione sovversiva e banda armata. Per il riapparire di un tumore che lo aveva già colpito alcuni anni addietro, grazie a una petizione che coinvolge anche alcuni esponenti bolognesi della politica e della cultura, ottiene di scontare la pena residua accedendo prima al lavoro esterno e poi usufruendo della misura della semilibertà. Ottiene, infine, la libertà condizionata a causa delle gravi condizioni di salute della moglie. Rimane vedovo nel 1992 e muore nell’estate del 2000, pochi giorni dopo il suo novantesimo compleanno.



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