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«Per la prima volta, per la prima volta dopo Gesù, noi abbiamo visto, sotto i nostri occhi, noi stiamo per vedere un nuovo mondo sorgere, se non una città; una società nuova formarsi, se non una città; la società moderna, il mondo moderno; un mondo, una società costituirsi, o almeno assemblarsi, (nascere e) ingrandirsi, dopo Gesù, senza Gesù»
«E ciò che è più tremendo, amico mio, non bisogna negarlo, è che ci sono riusciti» [...]
«È ciò che vi pone in una situazione tragica, unica. Voi siete i primi. Voi siete i primi dei moderni»
Charles Péguy Lui è qui |

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Pourquoi m'inquiéter? Pourquoi prévoir? Si j'ai peur, je dirai: j'ai peur, sans honte. Que le premier regard du Seigneur, lorsque m'apparaîtra sa Sainte Face, soit donc un regard qui rassure!...
Il est plus facile que l'on croit de se haïr. La grâce est de s'oublier. Mais si tout orgueil était mort en nous, la grâce des grâces serait de s'aimer humblement soi-même, comme n'importe lequel des membres souffrants de Jésus-Christ.
Georges Bernanos Journal d'un curé de campagne |

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PIERRE DE CRAON Ce n'est point à la pierre de choisir sa place, mais au Maître de l'œuvre qui l'a choisie.
VIOLAINE Loué donc soit Dieu qui m'a donné la mienne tout de suite et je n'ai plus à la chercher. Et je ne lui en demande point d'autre. Je suis Violaine, j'ai dix-huit ans, mon père s'appelle Anne Vercors, ma mère s'appelle Élisabeth, Ma sœur s'appelle Mara, mon fiancé s'appelle Jacques. Voilà, c'est fini, il n'y a plus rien à savoir. Tout est parfaitement clair, tout est réglé d'avance et je suis très contente. Je suis libre, je n'ai à m'inquiéter de rien, c'est un autre qui me mène…
Paul Claudel L'annonce faite à Marie |

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«C’è la bellezza e ci sono gli umiliati. Quali che siano le difficoltà dell’impresa, vorrei non essere mai infedele né all’una né agli altri»
Albert Camus |

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Proprio qui, proprio qui... Riscaldatemi bene la sauna perché un bagno alla bianca farò proprio qui, sulla panca, tra un attimo, la mia anima stanca cadrà. Proprio qui, nel calore più languido il vapore mi infiammerà brucerò nella brace i miei scrupoli la mia voce si scioglierà.
Proprio qui, proprio qui, proprio qui Proprio qui, sul mio segno indelebile, l'acqua gelida io verserò il tatuaggio del Capo infallibile si farà sul mio petto più blu. Che sterminio di boschi e di anime per tracciare percorsi e ansietà sopra il petto Stalin di sagoma e Marinka sull'altra metà.
Proprio un bel paradiso magnifico grazie solo alla mia fedeltà barattando con anni di tenebre la mia stupida ingenuità. Proprio là, proprio là, proprio là dietro casa al crepuscolo venne a prendermi l'autorità da quel giorno poi mi trascinarono di Siberia in Siberia e più in là.
E fu pianto e fu alcool da vomito tra paludi e i sentieri più bui e lui sul cuore per fargli comprendere che quel cuore batteva per lui. I dettagli mi mettono i brividi il vapore mi annebbia e io so che scordando le nebbie più gelide in questa nebbia bollente entrerò.
Proprio qui, proprio qui, proprio qui i ricordi mi bussano mi han marchiato per sempre, ormai con le frasche mi batto sui lividi sulle tracce dei tempi più bui.
Proprio qui, proprio qui, proprio qui.
Vladimir Vysockij Il bagno alla bianca |

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Nell'ombra dei secoli si è ormai dileguata quella notte in cui, stanca di male e di affanno, la terra posò nelle braccia del cielo, e nel silenzio nacque Dio-è-con-noi.
Molte cose oggi non sono, che erano possibili ieri: i re più non scrutano il cielo, e i pastori non ascoltano nel deserto come gli angeli parlino del Signore.
Ma ciò che di eterno in quella notte fu rivelato non può essere ormai più corrotto dal tempo; e il Verbo nato in quell'evo remoto, sotto a una greppia, ti rinasce nuovo nell'anima.
Sì - Dio è con noi: ma non già sotto l'azzurro padiglione, non al di là dei confini dei mondi innumerevoli, non nel perfido fuoco, e non nel fiato delle tempeste, non chiuso nella sopita memoria dei secoli.
È qui Egli, adesso; e tra l'effimera vanità, nel torrente torbido delle ansie della vita, tu possiedi un segreto onnigioioso: - impotente è il male, e eterni noi siamo: Dio è con noi.
Vladimir S. Solov'ëv Emanuele (1892) |

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Nonostante la pace e il benessere di cui godevano, gli Hobbit erano rimasti stranamente resistenti. Era difficile impaurirli e ucciderli; e quel loro amore inesauribile per tutte le cose buone era dovuto al fatto che sapevano, se necessario, farne a meno e resistere alle ostilità degli Uomini e alle avversità della natura, tanto da destare meraviglia in coloro che non li conoscevano bene e che di loro vedevano soltanto i pancioni e i visi ben pasciuti. Benché lenti nel combattimento e non particolarmente dotati per lo sport, all'occorrenza sapevano ancora adoperare le armi, e persino nelle situazioni più disperate e senza scampo si comportavano valorosamente.
J.R.R. Tolkien
Prologo a La Compagnia dell'Anello |

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Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c'è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l'altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l'oceano.
Herman Melville
Moby Dick nella traduzione di Cesare Pavese |

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Se tutti avessero quattro mele ciascuno se tutti fossero forti come cavalli se tutti fossero egualmente inermi in amore se ognuno avesse le stesse cose nessuno sarebbe utile a nessuno
Grazie perché la Tua giustizia è ineguaglianza quello che ho e quello che non ho persino quello che non ho a chi dare è sempre utile a qualcuno è notte perché poi sia giorno buio perché splenda una stella c’è l’ultimo incontro e la prima separazione preghiamo perché altri non pregano crediamo perché altri non credono moriamo per coloro che non vogliono morire amiamo perché ad altri si è raffreddato il cuore una lettera avvicina perché un’altra allontana gli ineguali hanno bisogno gli uni degli altri è più facile per loro capire che ognuno è per tutti e cogliere l’insieme
Jan Twardowski |

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Notre époque n'aime pas la vérité. Elle idolâtre la sincérité et se fiche pas mal de la vérité. Entre les deux il faut choisir. Or la sincérité est la plus médiocre des valeurs. C'est le cadeau empoisonné fait par Rousseau au monde moderne: la sincérité, et avec elle l'adolescence. La pureté des intentions, c'est-à-dire l'indifférence à autrui. Tant de nos contemporains qui, parce qu'ils nous livrent leur misérable petit tas de secrets, tous pareils, toujours les mêmes, croient qu'ils ont écrit Les Confessions! Le premier qui a fait de la sincérité le ressort de sa vie était un génie. Le second un imbécile. Le troisième, un homme de lettres.
Jacques Julliard
L'argent, Dieu et le diable Péguy, Bernanos, Claudel face au monde moderne |

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L'uomo tende verso il bene ma è pure capace di male; può trascendere il suo interesse immediato e, tuttavia, rimanere a esso legato [...]. Quando gli uomini ritengono di possedere il segreto di un'organizzazione sociale perfetta che rende impossibile il male, ritengono anche di potenziare tutti i mezzi, anche la violenza o la menzogna, per realizzarla. La politica diventa allora una "religione secolare", che si illude di costruire il paradiso in questo mondo.
Karol Wojtyla Giovanni Paolo II |

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Abbiamo contribuito all'avanzare del totalitarismo, allo sviluppo del dominio reale del capitale sull'umanità, alla distruzione degli organismi intermedi e delle comunità, dalla famiglia alla scuola... Ci siamo lasciati dietro una generazione di sbandati, cresciuti alla scuola della deresponsabilizzazione, del vittimismo, del rivendicazionismo. Penso soprattutto a quella che ci è succeduta, che, grazie alle nostre vittorie, ha avuto padri più deboli dei nostri. Uomini e donne incapaci di divenire adulti, di trovarsi, di metter su casa, di accudire ai propri figli e quindi pronti alla manipolazione, al consumo, ai media, a consegnare la propia vita ad ogni tipo di esperto, magistrato, psicoqualcosa, a cadere al primo colpo di gelo della realtà. E ne sono caduti molti.
Stefano Borselli |

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«L'Homme moderne est obsédé par le besoin de dépersonnaliser (ou d'impersonnaliser) ce qu'il admire le plus»
«L'uomo moderno è ossessionato dal bisogno di spersonalizzare (o di rendere impersonale) ciò che ammira di più»
Teilhard de Chardin |

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È triste. La polemica contro / il PCI andava fatta nella prima metà / del decennio passato. Siete in ritardo, figli. / E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati... Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi / quelli delle televisioni) / vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà. / Buona razza non mente. / Avete lo stesso occhio cattivo. / Siete paurosi, incerti, disperati / (benissimo) ma sapete anche come essere / prepotenti, ricattatori e sicuri: / prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri. / Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene / il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, / le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, / a causa della miseria, che non dà autorità. / La madre incallita come un facchino, o tenera, / per qualche malattia, come un uccellino; / i tanti fratelli, la casupola / tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi / sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi / caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, / con quella stoffa ruvida che puzza di rancio / fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, / è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): / senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, / separati, / esclusi (in una esclusione che non ha uguali); / umiliati dalla perdita della qualità di uomini / per quella di poliziotti (l'esser odiati fa odiare).
Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti / che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione / risorgimentale) / di figli di papà, avete bastonato, / appartengono all'altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento / di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte / della ragione) eravate i ricchi, / mentre i poliziotti (che erano dalla parte / del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque, / la vostra!
In questi casi, / ai poliziotti si danno i fiori, amici.
Pier Paolo Pasolini |

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Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi |

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Messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della pace
Combattere la povertà, costruire la pace
Nell'Enciclica Centesimus annus, Giovanni Paolo II ammoniva circa la necessità di «abbandonare la mentalità che considera i poveri – persone e popoli – come un fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto». «I poveri – egli scriveva - chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere a frutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo più giusto e per tutti più prospero». Nell'attuale mondo globale è sempre più evidente che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado. La globalizzazione da sola è incapace di costruire la pace e, in molti casi, anzi, crea divisioni e conflitti. Essa rivela piuttosto un bisogno: quello di essere orientata verso un obiettivo di profonda solidarietà che miri al bene di ognuno e di tutti. In questo senso, la globalizzazione va vista come un'occasione propizia per realizzare qualcosa di importante nella lotta alla povertà e per mettere a disposizione della giustizia e della pace risorse finora impensabili
Sua Santità Benedetto XVI |

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En élisant Obama, les Américains - et le monde tout entier - semblent avoir succombé à une vision postmoderne de l'histoire, qui s'apparente à une démission
Obamania et renoncement de l'opinion européenne
«Étonnons-nous de nous. L'électeur américain s'est offert une «obamania» politique et festive, sagement majoritaire en bonne démocratie, avec un score adulte de 53%. Le spectateur européen a cultivé, bien avant les résultats, une «obamanie» unanimiste, nord-coréenne et quasi religieuse à 84%. Le taux d'adulation atteint parfois 93%! Comme si le Messie était apparu, non à Washington, mais entre Paris et Rome, Berlin et Bruxelles, comme s'il étendait son aile conciliatrice sur l'ensemble de la planète. Nous, Européens, avons allègrement gommé toutes les aspérités du candidat. Il soutient la peine de mort que nous sommes si fiers d'abolir. Il n'interdit pas la vente libre des armes qui nous paraissaient jusqu'à hier le signe fatidique de la barbarie américaine et de cette mentalité de cow-boy que nous, gens de qualité et de raffinements multiséculaires, vomissons. Wall Street, le temple honni de la spéculation carnassière, l'a choisi et financé, ce qui n'inquiète manifestement plus nos gauches antilibérales. Les yeux fermés, nous sommes satisfaits de tout ignorer des projets concrets qu'il n'a du reste pas dévoilés en matière de crise économique et internationale. 84%! Nous fêtons une puissance qui nous délivre de nos responsabilités et libère de l'obligation d'agir»
André Glucksmann |

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«Vi sono esperienze che mostrano la straordinarietà della nostra situazione, cioè che soprattutto ci siamo e che il mondo c’è; e questo non è ovvio, è qualcosa di estremamente stupefacente che le cose ci si rivelino e che noi siamo in mezzo a loro. È stupefacente; in questa parola è contenuto lo stupore. Stupirsi significa non accettare nulla come ovvio. Materialmente il mondo resta uguale a prima, le medesime persone, le medesime stelle, e tuttavia c’è qualcosa di completamente cambiato»
Jan Patocka |

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[...] Siamo in 700 mila su appena due milioni. Siamo i marciapiedi più affolati. Siamo i treni più lunghi. Siamo le braccia le unghie d'Europa. Il sudore Diesel. Siamo il disonore la vergogna dei governi.
[...] Siamo l'odore di cipolla che rinnova le viscere d'Europa. Siamo un'altra volta la fantasia il 1° giorno di scuola senza matita senza quaderno senza la camicia nuova.
[...] Siamo bene legati a una vita a una catena di montaggio degli dei. Milioni di macchine escono targate Magna Grecia. Noi siamo le giacche appese nelle baracche nei pollai d'Europa. Addio, terra. Salutiamoci, è ora.
Sette piaghe d'Italia
Franco Costabile
(fotografia di Mario Giacomelli Il Canto dei Nuovi emigranti) |

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«Se non sei stato in campo di concentramento, Se non t'hanno torturato, Se il tuo miglior amico non ha scritto una lettera anonima contro di te, Se non sei strisciato fuori da un mucchio di cadaveri Scampando miracolosamente alla fucilazione, Se non conosci la teoria della relatività E del calcolo tensoriale, Se non sai correre in moto a 200 all'ora, Se non hai ammazzato l'amata eseguendo l'ordine di un estraneo, Se non sai procurarti semiconduttori di radioriceventi, Se non riesci obliando te stesso a gridare urrà con tutti gli altri, Se non riesci a nasconderti in due secondi da un'esplosione atomica, Se non sai vestirti risparmiando sul mangiare, Se non riesci a vivere in cinque metri quadrati E non giuochi nemmeno a basket-ball Allora non sei un uomo del XX secolo!»
A. Michajlov |

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«Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da mangiare. Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla. Donami un’anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono e non si spaventi alla vista del male, ma piuttosto trovi sempre modo di rimetter le cose a posto. Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama 'Io'. Dammi, Signore, il senso del buon umore, concedimi la grazia di scoprire un po’ di gioia e di farne partecipi gli altri»
Tommaso Moro |

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«Il potere della miseria non si giudica dal numero dei miserabili, cioè dal numero d’uomini che mancano assolutamente del necessario. È possibile che la società moderna la finisca con la povertà, forse soltanto eliminando a ogni generazione i nati poveri, gli inadatti, gli inadattabili, con una regolamentazione delle nascite e una stretta selezione. Io non credo per niente che riducendo il numero dei poveri si riduca al tempo stesso quello dei miserabili. Io penso al contrario che il misericordioso sacerdozio della povertà fu precisamente stabilito in questo mondo per riscattarlo dalla miseria, dalla feroce e contagiosa disperazione dei miserabili. Se noi potessimo disporre di qualche mezzo per scoprire la speranza come il rabdomante scopre l’acqua sotterranea, è avvicinando dei poveri che noi vedremo torcersi tra le nostre dita la bacchetta di nocciolo»
Georges Bernanos |

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Integrazione è una parola che viene in mente a questo punto perché, se pensiamo a una persona perfettamente integrata, essa non può che assumersi la piena responsabilità di tutti i sentimenti e le idee che l'essere in vita comporta.
Invece c'è una mancanza di integrazione quando abbiamo bisogno di trovare che le cose che disapproviamo sono fuori di noi e per far questo paghiamo un prezzo che consiste nella perdita della distruttività che in realtà appartiene a noi stessi.
Donald Winnicott |

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Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Eccomi ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco.
Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti.
Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage.
Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza.
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«(...) entro la sfera delle faccende umane (...) l'uomo stesso, in maniera alquanto meravigliosa e misteriosa, sembra avere il talento di compiere miracoli. Nel linguaggio corrente e trito, questo talento è chiamato agire. L'agire ha la particolarità di provocare processi il cui automatismo somiglia molto a quello dei processi naturali, e di sancire un nuovo inizio (...)».
«Il miracolo della libertà è insito in questo saper cominciare, che a sua volta è insito nel dato di fatto che ogni uomo, in quanto per nascita è venuto al mondo che esisteva prima di lui, e che continuerà dopo di lui, è a sua volta un nuovo inizio».
«Se il senso della politica è la libertà, ciò significa che in quello spazio, e in nessun altro, abbiamo realmente il diritto di aspettarci dei miracoli. Non perché crediamo ai miracoli, ma perché gli uomini, finché possono agire, sono in grado di compiere l'improbabile e incalcolabile e lo compiono di continuo, che lo sappiano o no»
Hannah Arendt |

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«La storia è un approssimarsi pieno di mistero. Ogni spirale del suo cammino ci conduce al tempo stesso a una più profonda perdizione e a una più fondamentale conversione»
Martin Buber |

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«La teoria politica deve essere ciò che Aristotele scorgeva in essa: una scuola che affina la capacità di giudizio e non il sostituto di quest'ultima. Più che formulare leggi che dovranno poi essere osservate da spiriti meno riflessivi (...), essa deve contribuire a farci comprendere meglio gli orrori e la confusione in cui tutti viviamo e aiutarci così a sopravvivere ad essi, a mitigarli e, di tanto in tanto, addirittura a evitarli. Se in ciò risiede la vera vocazione della teoria politica, essa dovrà prestare molta più attenzione a fatti e peculiarità. E non per lanciare continui moniti volti a sottolineare che tutto è terribilmente complicato e si sottrae a qualsiasi ordine logico. Questo compito può essere tranquillamente lasciato alla storiografia e all'etnologia»
Clifford Geertz |

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L’idea di Stato-nazione, che ha regnato in Europa dalla pace di Westfalia
fino alla prima metà del XX secolo, arriva oggi al suo termine, dopo che due guerre mondiali ne hanno già sperimentato
i limiti. L’erosione dall’alto come dal basso delle capacità dello Stato-nazione segna la fine della modernità
Sovranità, federalismo e sussidiarietà
«È soprattutto il federalismo che appare oggi come il più suscettibile di tradurre nei fatti l’idea di una sovranità strettamente associata ai princìpi di autonomia e sussidiarietà, seguendo la consegna di Jacques Maritain che, essendo pronunciato negli anni Trenta per l’Europa federale, raccomandava di sostituire alla «statolatria che imperversa ai giorni nostri» il riconoscimento da parte degli Stati di «un’autonomia relativa più forte che quella che esiste oggi alle comunità più ristrette, alle “piccole patrie” contenute al loro interno»
Alain de Benoist |

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«L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. L’opposto dell’educazione non è l’ignoranza, ma l’indifferenza. L’opposto dell’arte non è la bruttezza, ma l’indifferenza. L’opposto della giustizia non è l’ingiustizia, ma l’indifferenza. L’opposto della pace non è la guerra, ma l’indifferenza alla guerra. L’opposto della vita non è la morte, ma l’indifferenza alla vita o alla morte. Fare memoria combatte l’indifferenza»
Elie Wiesel |

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«Il nostro proprio sangue, il nostro proprio destino – ecco che cosa esige la letteratura d'oggi [...]. Si deve e si può scrivere un racconto che sia indistinguibile dal documento [...]. La nuova prosa contemporanea può essere creata solo da persone che conoscono perfettamente il propio materiale, la cui padronanza e trasfigurazione artistica non costituiscono per loro un compito puramente letterario, ma un dovere, un imperativo morale»
Varlam Šalamov |

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«Invano l'Occidente cerca per sé una forma di agonia degna del proprio passato»
Émil Cioran |
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