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Forse vero non è; ma un giorno è fama che fur gli uomini eguali,
e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade.
(Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno)
Biografia


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Louis-Ferdinand Céline
Mea culpa
Introduzione di Giovanni Raboni
© 1994 Ugo Guanda Editore

Di ritorno dall'URSS nel 1936, Louis-Ferdinand Céline pubblicava il primo dei suoi scottanti, pirotecnici, sbalorditivi pamphlet politici: è questo Mea culpa, che Guanda propone nella traduzione di Giovanni Raboni. Il dibattito (vivissimo in questi anni) sull'autore di Viaggio al termine della notte, nonché i recenti fatti dell'ex Unione Sovietica, permettono di ricollocare nella giusta prospettiva la figura del grande scrittore, e di cogliere, in un'opera come quella che qui si presenta, le illuminazioni di una spregiudicata profezia. Significativi, a questo proposito, sono i testi raccolti in appendice al volume, che documentano da un lato la storia della ricezione di Mea culpa in Russia, e rivelano dall'altro il rapporto di Céline con autorevoli esponenti francesi della «letteratura impegnata». Ma al di là della seduzione stilistica, al di là degli odi o delle delusioni storicamente individuabili, il lettore non tarda a percepire il nucleo oscuro di un impietoso masochismo, lo sconforto totalizzante di un autentico «pessimismo cosmico». Perché, come scrive Giovanni Raboni nella sua introduzione, «il vero obiettivo o, se si preferisce, il vero punto di fuga della requisitoria céliniana non sono i dissesti e disastri (pure puntualmente, implacabilmente individuati e denunciati) di quello che ci siamo poi abituati a chiamare [...] il socialismo reale, [...] bensì gli spaventosi limiti della natura umana».
 
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