www.mauricebignami.it
www.mauricebignami.it
Forse vero non è; ma un giorno è fama che fur gli uomini eguali,
e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade.
(Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno)
Biografia

Mea culpa
 
  • C'è ancora qualche motivo di odio che mi manca. Sono sicuro che esiste

  • dal libro, pag. 34 e seguenti


    [Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]

    Qui, ancora ancora, ce la spassiamo! Siamo mica costretti a pretendere, noi! Siamo ancora degli «oppressi»! Possiamo mettere tutto il maleficio del Destino in conto ai bevitori di sangue! al cancro-Sfruttatore! E poi comportarci come delle puttane. Mai visto né conosciuto!... Ma quando non si ha più il diritto di distruggere? e nemmeno protestare si può più? La vita diventa insopportabile!...
    Già Jules Renard lo scriveva: «Non basta essere felici, bisogna che gli altri non lo siano». Ah! E un gran brutto momento quando ci tocca prendere su di noi tutta la sofferenza, quella degli altri, degli sconosciuti, degli anonimi, e sgobbiamo per loro, solo per loro... Gliel'avevamo giurato a Prolèt che erano appunto gli «altri» a rappresentare tutta la rabbia, il fiele profondo di tutti i suoi guai! Ah, che fregatura! Che putridezza! Non trova più gli «altri»...
    Eppure lo si ripone con ogni cura, il nuovo eletto della società rinnovata... Neanche a Pietro e Paolo, la famosa prigione, i sediziosi d'una volta erano così ben custoditi. Potevano pensare quello che volevano. Adesso è finita, completamente. Scrivere neanche pensarci, è chiaro! E protetto, Prolevič, si può ben dirlo, come nessun altro, dietro centomila fili spinati, il cocco del nuovo sistema! contro gli impuri d'oltre frontiera e anche contro i fetori del mondo avvizzito. È lui, Prolevič, a mantenere (con la propria miseria) la polizia più abbondante, più sospettosa, più carogna, più sadica del pianeta. Ah! mica lo lasciano solo! La vigilanza è impeccabile! Non c'è verso di rapirlo, Prolevič!... Eppure, si annoia!... Lo si capisce a occhio nudo! Si farebbe ammazzare pur di uscire! Pur di trasformarsi in «Exturista» per cambiare un po'! Col cavolo che tornerebbe indietro. Ecco una sfida che si può lanciare alle Autorità Sovietiche. Nessun pericolo che ci provino! Si può stare tranquilli! Non tenteranno! Ci resterebbe più nessuno, laggiù!
    Da noi potrebbe divertirsi, Prolevič!  C'è ancora qualche piccolo svago, qualche graziosa scappatella clandestina, del piacere insomma! Persino lo sfruttato al seicento per cento ha ancora le sue distrazioni!... Come gli piace schizzar fuori dal lavoro in uno smoking nuovo fiammante (a nolo), fare la parte del whisky milionario! Concedersi un buon cinema! È borghese fino al midollo! Ha il gusto dei falsi valori. E scimmia. E corrotto... E fannullone nell'anima... Non gli piace che la roba cara! o, in mancanza, quella che gli sembra tale! Venera la forza. Disprezza il debole. E spaccone, è fatuo! Sostiene sempre il farabutto. Visuale innanzitutto, le cose bisogna che si vedano! Va verso il neon come le mosche. Non può farci niente. E tutto un lustrino. Si ferma giusto a due passi da ciò che potrebbe renderlo felice, addolcirlo. Soffre, si mutila, sanguina,   crepa  e  non  impara  niente.   Gli manca il senso organico. Ne rifugge, lo teme, rende la vita sempre più aspra. Si precipita verso la morte a grandi colpi di materia, non gli basta mai... Il più astuto, il più crudele, quello che a questo gioco ci guadagna, in definitiva ha solo qualche arma di più in mano, per uccidere ancora di più, e uccidersi. E così senza limite, senza fine, il gioco è fatto!... Puntato! Vinto!...
    Laggiù, l'Uomo si fa scorpacciate di cetrioli. È battuto su tutta la linea, guarda passare il Commissario sulla sua Packard non proprio fiammante... Lavora come alla naia, alla naia per tutta la vita... Anche la strada deve mica abusarne! Li conosciamo i suoi trucchetti! Lo si caccia di gran rabbia!... Soltanto l'avvenire è suo! Come qui, preciso identico... «Domani si fa la barba gratis»... Com'è che non ti va bene, Sempronietto? Ma è l'istinto che non funziona più! E semplicissimo! In fondo, pensiamoci bene, che bisogno c'era d'aspettare tanto per dividersi le ricchezze? Si sarebbe potuto spartirsele fin dai tempi agricoli, proprio al debutto degli umani... Perché tante smancerie, allora? Le formiche mica hanno le fabbriche, non è mai stato un impedimento... «Tutti per tutti»... È il loro motto!
    Capitale! Capitale! Non è più il caso di ruggire, sei tu tutto intero, Prolèt! dalla fessura di Rolando al boccone del prete... Sei solo, Po-pòi! Più nessuno che ti opprima! Come mai, allora, si ricomincia con le porcate?... Ma perché tornano su spontaneamente dalla tua natura infernale, non farti illusioni né cattivo sangue, sponte sua. Si ricomincia.
    Perché il bell'ingegnere guadagna 7000 rubli al mese? Parlo di laggiù in Russia, e la donna delle pulizie solo 50? Magia! Magia! E che siamo tutti letame! Là come qui! Perché una scarpa costa già 900 franchi? e una risuolatura decisamente precaria (visto coi miei occhi) sugli 80?... E gli ospedali?... Questo a parte le meraviglie del Cremlino, e le camere per l'«In-turismo». Le altre, francamente, sono sordide! Vivono appena al dieci per cento di un bilancio normale. Tutta la Russia vive al dieci per cento del bilancio normale, tranne la Polizia, la Propaganda, l'Esercito...
    Tutto questo è ancora l'ingiustizia rimessa su sotto un altro nome, ancora più terribile dell'antica, molto più anonima, calafatata, perfezionata, intrattabile, bardata d'una miriade di poliziotti estremamente esperti in sevizie. Oh! per fornirci ragioni del canagliesco buco, della gigantesca fraudolenza, non è che faccia difetto la dialettica!... I Russi, a chiacchiere, son secondi a nessuno! Ma resta la confessione non possibile, la pillola non ingoiabi-le: che l'Uomo è la peggiore delle genie... che è lui stesso a fabbricarsi la propria tortura in qualsiasi condizione, come la sifilide la sua tabe... E questa la vera meccanica, il fondo del sistema!... Bisognerebbe far fuori gli adulatori, sono loro il grande oppio del popolo...
    L'Uomo è umano pressappoco quanto la gallina vola. Lei, se si prende un colpo duro nel didietro, se un'auto la fa piroettare, va su fino al tetto, è vero, ma ripiomba subito nella melma, a ribeccare lo sterco. E la sua natura, la sua ambizione. Per noi, nella società, è esattamente lo stesso. Non si smette d'essere totalmente letame che sotto il colpo d'una catastrofe. Quando tutto più o meno s'aggiusta, la natura si rimette al galoppo. Anche per questo, una Rivoluzione bisogna giudicarla vent'anni dopo.
     

    [Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]