www.mauricebignami.it
www.mauricebignami.it
Forse vero non è; ma un giorno è fama che fur gli uomini eguali,
e ignoti nomi fûr plebe e nobiltade.
(Parini, Il mezzogiorno, 250-52, da Il giorno)
Biografia

Miccia corta
 
  • Introduzione

  • dal libro, pag. 22 e seguenti


    [Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]

    Sergio Segio
    Miccia corta
    Una storia di Prima linea


    Sergio Segio, il «comandante Sirio», è stato tra i fondatori di Prima linea, l’organizzazione armata di sinistra attiva negli anni Settanta che ha contato mille militanti e migliaia di simpatizzanti. Nel libro Miccia corta, in libreria da marzo 2005, Segio descrive una delle azioni più clamorose e audaci della lotta armata in Italia: l’assalto al carcere di Rovigo con cui liberò la sua compagna e altre tre detenute politiche.
    Il racconto si snoda in una sola giornata, il 3 gennaio 1982, con un ritmo incalzante tipico delle migliori sceneggiature di film d’azione.
    Ma, oltre al racconto dell’azione che ha simbolicamente chiuso un’epoca, il libro ripercorre le lotte e i movimenti degli anni Settanta, descrive le origini della scelta della ribellione armata, ricorda in dettaglio le stragi fasciste e le deviazioni istituzionali che contribuirono a innescarla.
    Segio scrive che «Gli anni Settanta sono un passato che non passa. E anche di questo occorrerebbe chiedersi le ragioni e tentare delle risposte. Non è questo libro la sede, ma pure spero possa in qualche modo contribuire a porre l’esigenza».

    «Ricordo la strage di piazza Fontana del 1969 che ha radicato in molti indignazione e ribellione, l’idea che bisognasse reagire alla repressione della polizia, alle bombe fasciste, ai tentativi golpisti. Ma anche allo sfruttamento capitalistico. Ricordo i compagni uccisi in piazza, gli scontri con la celere, i pestaggi degli arrestati. E poi l’organizzazione dei servizi d’ordine, l’antifascismo militante, la controinformazione, le sedi incendiate, le macchine bruciate. Infine, il passaggio alla lotta armata.
    Ci siamo allora induriti, senza riuscire a mantenere la capacità di tenerezza. In un’anestesia morale progressiva, che ha avuto ragione delle nostre ragioni. La logica delle armi ci ha preso non solo la mano ma anche il cuore e la testa.
    In quella manciata di anni i movimenti sono stati brutalmente schiacciati. Hanno deragliato stretti tra il partito armato, la repressione, l’eroina dilagante e il privato risorgente. Decine di migliaia di compagni hanno organizzato lotte autonome e scioperi spontanei, manifestazioni di massa e azioni d’avanguardia. Si sono armati, hanno combattuto.
    Ora migliaia sono in carcere, decine sono morti. Per questo siamo qui a oliare e caricare le armi che dovremo usare tra poco. Oggi apriremo almeno una breccia nel vicolo cieco in cui ci stiamo dibattendo. La sconfitta politica è ormai certa, il sogno si è sgretolato, impastato nel sangue nostro e in quello delle nostre vittime, nella ferocia delle prigioni di Stato e nell’orrore di quelle del popolo. Ma assaltando questo carcere, cominciamo a riprenderci la libertà delle nostre compagne».
     
    [Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]