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da il foglio del 16 settembre 2006 L’ellenizzazione, come il suo essere ebreo e maschio, non è un accidente La storicità di Cristo è parte della rivelazione Nel cuore non ho rintracciato una grande
differenza fra Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI. Se leggiamo i libri, le impressioni
e i diari di Karol Wojtyla troviamo
la stessa forte critica alla modernità. Wojtyla
cercava l’origine dell’incapacità umana e
si calava, come Ratzinger, a livello delle ultime
domande sulla vita. Ratzinger lo fa nel
suo stile teologico. L’islam è una questione
di oggi. Al tempo di Wojtyla c’era il problema
del marxismo e dell’umanesimo ateistico.
E’ Ratzinger il Papa che viene dopo l’11
settembre. Dopo quella data per Ratzinger
si crea il problema dell’esperienza del divino.
E’ il tempo di ridefinire in quale Dio
crediamo, non basta più dire che crediamo
in Dio. La parola “Dio” spesso finisce per
essere un’astrazione. Non siamo fermi a cinque
anni fa, ci sono state le Torri. Ma la
grande critica di Ratzinger è rivolta al cristianesimo,
non contro l’islam. Wojtyla disse
che la nostra era diventata una cultura
della morte. Come spiega anche Paul Berman,
credo che ci sia un incontro fra l’islamismo
e l’ideologia nichilista occidentale.
I cattolici progressisti non sono rimasti molto contenti di questo discorso, ma non erano contenti già dal fatto che questo Papa fosse un teologo. Ratzinger ritorna invece a essere teologo con questo discorso e riprende i temi che nel 1968 elaborò nell’“Introduzione al Cristianesimo”. Ai progressisti non sarà piaciuto il suo discorso perché la critica all’islam può essere rovesciata al cristianesimo, cioè al problema del relativismo. Ratzinger lo disse prima di entrare nel conclave. Cosa significa “Dio”? Nessuna parola è in grado di spiegarlo? Come si descrive la nostra piccola libertà davanti a un mistero così tremendo? L’uomo riconosce la sua grandezza e ne ha paura. Ratzinger ha un grande rispetto della tradizione. La storia del cristianesimo per lui non è indipendente dal suo contenuto. Che Cristo sia nato maschio, che sia nato ebreo, che sia nato in quel momento, dice san Paolo, tutto questo, compresa la sua povertà, per il Papa diventa parte della rivelazione. Questo incontro fra la fede biblica e il mondo ellenistico non è dunque accidentale. Il concetto della persona umana è il risultato di questa lotta. C’è stato da sempre il tentativo cattolico di eliminare l’origine ebraica del cristianesimo, la disebraicizzazione fornisce l’opportunità di reinventare il cristianesimo. Giussani diceva che il problema è che oggi non si crede nella possibilità di una rivelazione, Ratzinger vede il massimo scandalo nell’incarnazione. Ebraico per Ratzinger significa che tutta la proposta cristiana è presentata nei termini della vita di questo piccolo popolo. Il cristianesimo non è dunque un sistema di idee, ma un fatto storico. Il paganesimo vede invece il senso della storia nell’armonia fra il mistero e il mondo, come un luogo sacro, il cuore umano che ha l’esperienza dell’armonia e della differenza. Il paganesimo è paura e desiderio. E’ come Fidel Castro che mi chiese perché c’erano più conversioni al cristianesimo in Africa che nell’Asia. In Asia il mistero è cercato al di là di questo mondo, in Africa è cercato ora, in questa persona, in questo rituale. Ratzinger, poi, critica Kant là dove il filosofo della ragion pura ha operato una separazione fra l’azione umana e l’esperienza della realtà. E’ l’inizio del moralismo, Kant parla di dovere, ma dovere per cosa? Conta il dovere morale o il giudizio “questo è vero”? Il dovere o il logos? Kant è la separazione della morale dall’ontologia, la negazione del senso del compimento. Il kantismo diventa protestantesimo, il rifiuto del valore mediatore della ragione umana. Ratzinger è il Papa del logos. Che significa parlare di logos oggi in mezzo a gente che non ha mai sentito usare questa parola. Perché l’uomo vive? Perché non abbandonarsi in casa e aspettare la morte? Cosa cerco là fuori? Ratzinger dice che non è tutto un accidente cosmico, uno sbaglio evoluzionistico, c’è un senso della vita e un fine. Il logos è questo senso, “in principio era il logos”, Ratzinger ripete sempre questa proclamazione della libertà, perché tutto altrimenti sarebbe una truffa. Se non c’è razionalità, cerchiamo solo il potere in quanto tale. La ragione è allora la capacità di scoprire il logos. La trascendenza assoluta dell’islam è un’alterità radicale, Dio è tutto quello che io non sono. Per l’uomo questo significa che la ragione non è capace di fare una mediazione, Dio se vuole può mostrarsi amico e diventare mio nemico. Per Ratzinger invece la trascendenza di Dio è così incredibile che rende possibile un gesto come l’incarnazione. Va infine detto che Ratzinger ha fatto questo discorso da Papa, non solo come professore di teologia. Può o no il Papa concedersi il lusso di dire quello che ha detto? Ratzinger pensa di sì, ed è stato incredibile. Lorenzo Albacete
(testo racccolto dal Foglio)
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