Gli uomini eguali
© Edizioni Bietti 2005
 


www.mauricebignami.it
www.mauricebignami.it
[Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]



da il foglio del 19 settembre 2006

Finkielkraut difende il Papa: “Non lo vogliono né teo né logo, solo umanitario”
“Ratzinger è l’eretico dello spirito dei tempi”

Roma. “E’ chiaro che agli occhi dell’opinione dominante il Papa non ha la libertà di pensare”, Alain Finkielkraut non sembra troppo sorpreso dall’editoriale del New York Times che ha bollato il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona come “particularly disturbing”, accusando il Papa di aver “insultato” i musulmani col giudizio di Manuele II Paleologo. Studioso dei Moderni e delle loro perversioni (il suo ultimo libro, già pubblicato nel Foglio, è edito da Lindau) Finkielkraut vede agire in nell’articolo del NYT quella “forma estrema e feroce di democrazia che è il politicamente corretto”. E considera il Papa “un eretico dello spirito dei tempi”, ché “osando evocare le differenze tra le religioni, offende la religione dell’umanità. E criticando quelli che hanno lo statuto di dominati, invece di criticare la dominazione, insulta la versione più attiva, progressista e rumorosa di questa religione, che è il rousseauismo”.
C’è persino chi rimprovera al Papa di essere un teologo e di parlare ex cathedra, come fa il vaticanista di Repubblica Marco Politi: “Si chiede al Papa di non essere né ‘teo’ né ‘logo’, ma solo di avere cuore e di mostrarlo, magari in un grande concerto umanitario come un cantante rock . L’indomani del discorso di Ratisbona, a Parigi c’è stata una tecnoparata contro la fame del mondo, in cui si è ballato per tutta la notte. Ecco, dal Papa l’opinione dominante si sarebbe aspettata una ‘cattoparata’, con tanto di danze fino all’alba a favore dei dannati della terra”. Sempre in nome della religione del cuore e dell’umanitarismo rousseauista? “Certo. Lo spirito del tempo è democratico. Sostiene che tutti gli uomini sono uguali e ha una tale passione per la somiglianza, che traduce le differenze in termini di ineguaglianza. Il trionfo del politicamente corretto è un rousseauismo estremo, feroce e non tollera deroghe: poiché pensa che l’origine di tutti i mali sia l’oppressione e il dominio, prende sistematicamente la difesa dei popoli cosìddetti oppressi. Dunque persino al Papa, al vicario di Cristo in terra, si chiede di aderire alla vulgata rousseauista del politicamente corretto. Ma è proprio quello che la teologia non può fare, visto lo iato che esiste tra la teologia e la storia. Ed è per questo che il discorso del Papa colpisce e gli si chiede di non fare il teologo, ma di sottomettere la teologia alle certezze della volgata rousseuiana, per prendere la difesa di umiliati e offesi, anziché offenderli ancora di più”.
Quando il tema vero del discorso di Ratisbona è, invece, la fine del rapporto tra ragione e fede nel mondo moderno, per effetto della disellenizzazione e del volontarismo illuminista. Bel risultato in termini di “Défaite de la pensée”, per citare il saggio di 20 anni fa in cui Finkielkraut descriveva lo scontro inquietante tra lo zombie, che abbandona la cultura per l’industria culturale, e il fanatico, che rincorre un’affermazione entusiastica dell’ideologia. “Oggi è ancora peggio – dice Finkielkraut – Lo zombie è diventato l’utile idiota del fanatico. Il fanatismo detta legge e lo zombie traduce dicendo che non si sarebbe mai dovuto offendere il fanatico. L’occidente è talmente obnubilato dalla sensibilità democratica dalla passione dell’identico, che noi tutti, considerandoci tutti uguali, rifiutiamo come blasfema qualsiasi differenza. Così evitiamo di porci le vere domande del discorso di Ratisbona, e cioè se l’islam può essere portatore di violenza. Se si può dire che nella tradizione coranica agire in modo irrazionale sia contrario alla natura di Dio. Se il Dio del Corano è talmente trascendente da poterci domandare qualsiasi cosa. Diamo risalto al fatto religioso, ma a condizione di credere che le religioni sono tutte intercambiabili, buddismo, confucianesimo, islamismo e cristianesimo siano su un piano di parità”. Oppure di criticare la nostra, con l’incriminazione retrospettiva delle Crociate. “Negare le differenze, leggere la storia come un problema sociale, come l’eterno confronto tra ricchi e poveri, dominatori e dominati, non aiuta”.
Eppure l’11 settembre la religione dell’umanità è bella che crollata. “Il crollo delle due Torri è la catastrofe inaugurale che ha mostrato la separazione dell’umanità, facendola apparire ben più intrattabile di quanto non pensassimo. I terroristi hanno usato un mezzo di comunicazione, l’aereo, come arma per distruggere lo spazio commerciale. Ma non si è mai voluto prendere atto di questa nuova realtà, per evitare di cadere nella guerra di civiltà e nel razzismo. E’ lo stesso spirito di Monaco che oggi troviamo nei propositi umanitari di Jacques Chirac quando invita a evitare le tensioni. L’accusa contro Benedetto XVI è effetto dello stesso atteggiamento benpensante politicamente corretto”.
In effetti, è una piccola nemesi rispetto alla fatwa contro Salman Rushdie. “Quando Rushdie fu vittima della fatwa khomeinista, la chiesa ne prese le distanze. Al momento delle vignette danesi, la chiesa ha denunciato il dileggio del sacro nel ricco occidente. Oggi è il capo della chiesa a cadere vittima della libertà di espressione, a dover tacere o ritrattare sull’islam”. Con l’aggravante che fra i laici liberi pensatori nessuno lo difende: “Non farei un quadro così nero. Nelle nostre società domina la paura di passare per reazionari. Gli intellettuali pronti a correre in aiuto a Rushdie, non sembrano avere la stessa fretta di sostenere il Papa. Ma sbagliano, perché il nemico è lo stesso. Non l’islam, ma l’islamismo, una patologia dell’islam oggi dominante. Il paradosso è che per protestare contro l’accusa di violenza e fanatismo proferita contro l’islam, le folle musulmane si mostrano assolutamente fanatiche e violente. E questo è una conferma della caricatura nella denuncia della caricatura. Particolare grottesco se a Gaza e in Cisgiordania, i palestinesi ‘poveri e oppressi’ non avessero voluto incendiare le chiese cristiane, per non parlare della suora trucidata a Mogadiscio, dopo una predica incandescente in moschea, o di quel dignitario religioso dell’Uoif, (Unione organizzazione islamiche francesi) secondo il quale il Papa deve chiarire il rapporto tra violenza e l’islam, quando è all’islam che spetta farlo”. Anche lei accusa? “Non che io sia un essenzialista. Non dico che c’è un legame consustanziale tra l’islam e la violenza, ma è la storia, l’attualità e il Corano stesso ad attestarlo. Ed è un fatto che merita di essere discusso in modo franco e sincero, come vuole fare il Papa”.
 
Marina Valensise


[Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]