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da il foglio del 19 settembre 2006 Condanna il silenzio di Pio XII e il parlare di Benedetto XVI. Ma che mondo sogna? L’intollerabile rimorso dell’intellettuale medio Deve avere una radice profonda, questa
epidemia di rimorsi che contagia tanta
parte dell’intellettualità italiana. Forse
l’idea che l’occidente abbia sempre torto e
che meriti d’esser punito, risale (anche) al
tempo in cui molti facevano il tifo per il comunismo
sovietico e, dunque, ritenevano
necessario indebolire con le parole e/o con
le opere gli odiosi nidi del capitalismo nei
quali si sentivano prigionieri. Non so, un
tale (ed eventuale) riflesso condizionato
probabilmente è soltanto una mia spericolata
supposizione. Però molti miei amici
studiosi e intelligenti hanno reagito al discorso/
lezione del Papa dandogli del razzista
e simpatizzando apertamente con le vigorose
proteste di tanta parte dei leader e
dei manifestanti islamici. Quali sono gli argomenti
che inducono questi colti italiani
a gettare gli antenati nella spazzatura?
Primo. “Il Papa non può condannare l’esportazione della fede con il terrore e con la spada, perché i cristiani hanno fatto proprio questo, per molti secoli, in molti continenti e, in particolare, con le crociate contro i musulmani”. Sì, ma è anche vero che l’occidente cristiano, oggi, detesta i suoi vecchi crimini (ne commette di nuovi, semmai). E poi, a parte il fatto che due opposte barbarie non sono eguali a zero, ma si sommano, bisogna constatare che l’estremismo omicida (o terrorismo) tende a contrapporre i propri valori bloccati e intolleranti a quelli di una civiltà, la nostra, che predica (almeno predica) il pluralismo, la giustizia e il rispetto reciproco. Ma anche questo, per noi, è un problema nel problema, perché non possiamo dare per scontato che gli esseri umani preferiscano affrontare le tempeste della libertà, invece di rifugiarsi nelle certezze dell’obbedienza. Eseguire gli ordini, sottomettersi ai riti, rassegnarsi al proprio destino è meno faticoso che esporsi ai venti dei dubbi e delle competizioni. Tutte le ideologie totalitarie hanno sempre puntato su questi diffusi istinti gregari. Quindi sarebbe ingenuo sottovalutare il fascino di chi combatte contro “le corruzioni e le decadenze” che accompagnano le libertà occidentali. (D’altra parte, lo stesso concetto di libertà non può essere troppo rigido. Scrisse Toqueville: “Considererei una grande disgrazia per il genere umano se la libertà dovesse mostrarsi in tutti i luoghi sotto il medesimo aspetto”). Sorprende un po’, semmai, che proprio qualche élite del mondo laico rinunci a difendere se stessa, e cioè la cultura che ha contribuito a costruire sulle macerie delle dittature europee. Secondo. “Il Papa ha sbagliato, perché doveva prevedere le sgradevoli conseguenze delle sue esternazioni”. Eh, no. Questo significa che il capo di una religione non può (non deve) esporre il proprio pensiero perché, altrimenti, i fanatici aizzati da un governo o da un clan bruceranno le chiese e minacceranno i missionari. No, proprio no. Il Papa dovrebbe autocensurarsi, smetterla di condannare il terrorismo? E’ pazzesco che un simile suggerimento scaturisca dagli opinion makers che condannano la colpevole prudenza di Pio XII nei confronti dei nazisti. Che razza di mondo sognano, quelli che desiderano che nemmeno un Papa possa difendere la propria fede? Che razza di uomini immaginano, quelli che trovano normale che sia necessario vivere sotto scorta e condannati a morte perché si scrivono parole che dispiacciono ai fanatici? Terzo. “Con il suo discorso, il Papa minaccia il dialogo tra le religioni”. A me risulta il contrario, ma evidentemente non tutti gli intellettuali hanno avuto il tempo e/o la voglia di leggersi il testo. Però è necessario capire che, in Italia, abbiamo un problema. Nella nostra società, con l’immigrazione, si sono innestati gruppi che hanno culture sfasate, rispetto all’attuale senso comune italiano. Non abissalmente diverse, soltanto più vecchie di parecchi anni. Anche da noi, fino all’altro ieri, erano influenti le encicliche illiberali e l’Indice dei libri proibiti. Anche le nostre donne dicevano sempre “se Dio vuole” (insciallah) ed erano condannate a comportamenti subalterni, a coprirsi la testa, a vestirsi (specie in campagna) con estrema pudicizia, a obbedire ai maschi, a subire l’ingiustizia codificata del delitto d’onore eccetera. Buona parte di quel che ci ripugna nei costumi dei musulmani ortodossi, è iscritta nel nostro passato. Che però, appunto, è passato. Tutto questo chiama in causa la religione? No, se si considerano soltanto i contenuti teologici. Sì, quando le usanze arcaiche vengono benedette/imposte dal parroco o dal mullah. Ma a tutto il resto, al cambiamento (al progresso?) provvedono meccanismi che qualsiasi fede governa con difficoltà. Non per caso, il Papa ha affermato che i fondamentalisti non combattono contro Cristo, ma contro le secolarizzazioni e le mercificazioni occidentali. Il problema è tutto qui, cari amici intellettuali. Con che cosa vogliamo opporci al terrorismo? Con la Tv, con la Coca Cola, con Internet, con le armi di Bush? Oppure con la nitida strategia di Benedetto XVI? Giuliano Zincone
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