Gli uomini eguali
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da il foglio del 19 settembre 2006

Padre Samir esclude ambiguità, la lotta interiore arriva fino alla guerra per Dio
Cosa significa jihad? Chiedetelo a un mujaheddin

Roma. Secondo il gesuita egiziano Samir Khalil Samir, massimo esperto vivente dei rapporti tra cristianesimo e islam, l’ideologismo anticattolico dei media e l’opportunismo dei mufti e degli imam sono i responsabili di quanto è seguito al discorso di Benedetto XVI. “Il New York Times, che ha criticato con alterigia il discorso di Ratzinger, ha un pregiudizio contro la chiesa. In Italia la copia speculare di questo atteggiamento si chiama Marco Politi. Sui giornali internazionali di un testo enorme come quello di Ratisbona sono state riportate un centinaio di parole sull’islam. Lo hanno fatto per ignoranza o per schieramento. Gli intellettuali intanto continuano a ripetere che per ventisette anni Giovanni Paolo II ha svolto il dialogo con l’islam e che questo nuovo Papa integralista in un anno sta rovinando tutto. La responsabilità è dunque nostra perché il musulmano non ragiona così, legge gli slogan, la prima pagina dei quotidiani e il messaggio occidentalista”.
Per fare un esempio, su al Jazeera Benedetto XVI è stato ritratto con una doppietta da cacciatore. “Il Papa non può scusarsi, potrà chiarire per chi vuole sentire. Ma di fronte a un testo si reagisce con un altro testo. Criminali poi sono gli imam e i politici musulmani che hanno approfittato dell’occasione, neanche fosse il seguito delle vignette su Maometto. Il Papa si è rammaricato, condivide cioè la tristezza dell’altro, ma non si sente per questo colpevole della rabbia islamica. Per scusarsi bisogna avere un buon motivo”.
Al Papa, Ahmadinejad ha risposto che l’islam è la religione più bella e perfetta. “Khatami ha invece detto che lui vuole aspettare di leggere il testo integrale. Il dramma è che non esiste un testo in arabo e mufti e mullah sanno leggere solo le lingue islamiche, arabo, persiano, turco o afghano. Io ne ho tradotto metà in arabo, ma chi lo leggerà? Gli intellettuali musulmani occidentali sono stati poi fin troppo discreti. L’unico mezzo di cui il mondo islamico usufruisce sono le poche cose arrivate in lingua inglese, le stesse che non hanno riportato correttamente il discorso del Papa. Ne è seguita una reazione impazzita, il mondo islamico attraversa una crisi fortissima ed è in difficoltà nell’assimilare la modernità. C’è un vittimismo islamico che ha buon gioco, ripetono: siamo le vittime del mondo, dopo i danesi ci attacca anche il Papa”.

La grande frode
Veniamo alla grande frode, come la chiama padre Samir, l’idea che il jihad sia una sorta di self-help o conoscenza dei nomi di Allah. Lo studioso gesuita dice senza mezzi termini che “il New York Times pesca nell’ignoranza. Produce buonismo occidentalista ripetendo che il jihad è mistica. In Italia lo sento affermare da tanti orientalisti. E’ la mania di voler adeguare la realtà a un’idea: l’islam aggredito e dunque da difendere. I musulmani sono miei fratelli, ma se dico che ‘jihad’ significa guerra non muovo per questo guerra contro di loro. Tutti possono affermare che islam vuol dire ‘pace’, ma vado ai testi e ai fatti e comprendo che le cose non stanno così. La storiografia islamica è fiera di riportare che il Profeta ha vinto contro tutti”.
Papa Ratzinger avrebbe travisato il senso di questo comandamento islamico, il sesto secondo Samir. “La parola ‘jihad’ è basata su una radice di tre consonanti, ‘jhd’, a cui vengono aggiunte le vocali che ne cambiano il significato. La radice vuol dire ‘sforzo’. Ma la stessa parola può avere significati diversi. Jihad significa lotta, combattimento, mentre idjihad e itjihad sono la capacità di interpretare Corano e sharia. La parola jihad nella tradizione ha sempre assunto il significato di lotta per difendere il nome di Dio. ‘Sulla via di Dio’, così è scritto. La parola nel Corano è spesso sostituita da un’altra, ‘qital’, uccidere, così in ebraico e siriaco. Alla parola jihad si dà il senso di combattimento militare sul sentiero di Allah. Di questo combattimento si parla moltissimo nel Corano. La critica che Maometto rivolge ai seguaci è quella che ‘tra di voi ci sono alcuni ipocriti’, quando Dio ordina di combattere si tirano indietro”.
Nella vita di Maometto l’accento è posto sull’aspetto guerriero del Profeta. “I primi libri sulla sua vita, anziché biografie, si intitolavano ‘Libro delle guerre’ o ‘Libro delle conquiste’. Jihad è dunque una parola nient’affatto ambigua. Dopo Maometto, nel terzo secolo di vita dell’islam, il jihad si trova in ogni hadith sul Profeta. E indica sempre la guerra. La parola jihad la troviamo oggi sui giornali arabi ogni giorno. Vai per strada e chiedi a un arabo, risponderà che jihad significa guerra in nome di Dio. La parola ‘mujaheddin’ è nell’indice di tanti gruppi terroristici. E si pratica con il kalashnikov. Oppure la bandiera di Hezbollah: la scrittura araba si può disegnare e prende la forma di un fucile”.
L’uccisione di suor Leonella è il frutto della mentalità islamica. “Si reagisce così, vedo il primo cattolico e su di lui vendico l’onore di Allah. Lo scopo del discorso di Ratisbona era che in occidente il pericolo viene dall’abbandono della ragione per un positivismo pericoloso, mentre nel mondo islamico deriva dall’abbandono della ragione per un puro fideismo. Manuele II Paleologo diceva che la violenza è irrazionale e come tale opposta a Dio, che è ragione e logos. Dunque, il Papa ha teso la mano all’islam, il suo discorso vuole ridare vitalità al concetto di ragione contro una fede violenta. Svuota l’islam della ragione e avrai fanatismo islamico”.
 
(gm)


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