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da PiùVoce
del 24 ottobre 2008

Un convegno all`ospedale pediatrico Meyer vede tra i relatori l`olandese Verhagen

Firenze invita il medico dell'eutanasia ai bambini

di Nicoletta Tiliacos
 

Vi ricordate la Carta di Firenze, il documento nel quale alcuni neonatologi italiani, nel 2006, sostenevano che i nati prematuri di 22-23 settimane non andassero in pratica mai rianimati? Smentiti dalla Società italiana di neonatologia, dal Comitato nazionale di bioetica, dai direttori delle cliniche di ostetricia e ginecologia delle quattro facoltà romane di medicina e infine da un parere del Consiglio superiore di sanità all’inizio di quest’anno (tutti concordi sul fatto che un neonato vitale in estrema prematurità vada trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio e assistito adeguatamente, e che è assurdo fissare paletti teorici perché la condizione di ogni neonato va valutata singolarmente) gli alfieri della Carta di Firenze tuttavia non si rassegnano. Il 30 e 31 ottobre, all’Ospedale pediatrico Meyer, nel capoluogo toscano, si terrà un convegno per ribadire le “buone ragioni della Carta di Firenze”. Tanto per capire che aria tira, uno dei relatori sarà Eduard Verhagen, il medico olandese ideatore del famigerato protocollo di Groningen, sorta di linee guida per gli ospedali dei Paesi Bassi sull’eutanasia infantile. Il protocollo, infatti, prevede né più né meno che l’eutanasia per i bambini la cui qualità di vita futura sia giudicata “non accettabile”. Bambini con spina bifida o trisomia 13, oppure bambini sopravvissuti a cure intensive neonatali, ma per i quali “è chiaro che, finito il trattamento intensivo, la qualità di vita sarà molto bassa e senza possibilità di miglioramento” (dal testo del protocollo). Eutanasia o soppressione di un futuro disabile: di questo si tratta. Non stupisce l’entusiasmo dei sostenitori della Carta di Firenze per l’autore di questa irricevibile proposta. Ma al Comune di Firenze, che collabora al convegno, lo sanno chi è Verhagen?

 

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