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da PiùVoce
del 7 novembre 2008

In Australia negato il "soggiorno" a un medico con un figlio handicappato

Un bimbo down onere insopportabile?

di Nicoletta Tiliacos
 

Dopo tanta America, un po’ di Australia. Una minuscola notizia arrivata a fine ottobre da quel lontano continente merita di essere conosciuta, perché dimostra come possa impazzire la logica, se non si tiene alta la guardia sulla difesa di quella che possiamo chiamare “la nostra comune umanità” (o che comune dovrebbe essere). Un medico tedesco, Bernhard Moeller, sposato con tre figli, due anni fa è andato a lavorare nell’ospedale della cittadina di Horsham, nello stato di Victoria, dove è cronica la carenza di personale qualificato e dove è l’unico medico specializzato in terapia intensiva per una comunità di più di cinquantamila persone. Moeller, in possesso di un visto temporaneo fino al 2010, si è visto negare dalle autorità per l’immigrazione il permesso permanente perché il più piccolo dei suoi figli, il tredicenne Lukas, è affetto da sindrome di Down. Oggi Lukas frequenta normalmente la scuola, gioca a calcio e a cricket, ma rischia nel tempo di rappresentare un “onere significativo” per la sanità australiana, si è sentito dire Moeller. Pensate che qualcuno si sia scusato con lui – che nel frattempo ha presentato appello – o con suo figlio? Nemmeno per sogno. Il ministro federale della sanità, Nicola Roxon, si è impegnato a convincere il collega dell’immigrazione, Chris Evans, semplicemente in nome del bisogno estremo che le piccole comunità di Victoria hanno di medici competenti. Se la famiglia Moeller resterà – ma non è affatto certo che accada – sarà solo perché l’Australia ha bisogno del padre di Lukas, non perché qualcuno si è reso conto dell’aberrante motivo del rifiuto opposto alla sua richiesta di soggiorno permanente.

 

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