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da Tempi
del 10 novembre 2008

Intervista a Samhan, il condannato

«Chi mi vuole uccidere ha meno fede di me»

«Un autore che si ispiri al testo sacro dei musulmani è un credente migliore dei fanatici che lo accusano e ne invocano la morte»

di Valentina Colombo
 

Il destino ha voluto che si chiamasse Islam e che trovasse, al pari di tanti palestinesi come lui, accoglienza in Giordania, un paese arabo noto per essere “moderato”. Ma il destino ha voluto anche che Islam fosse accusato di oltraggio alla religione del Profeta, tanto da costringerlo a desiderare di scappare da Amman per chiedere asilo politico altrove. Islam Samhan, promettente poeta 27enne, oggi è nell’occhio del ciclone. A cinque mesi dall’uscita della sua ultima raccolta di poesie, il muftì di Giordania lo ha dichiarato “infedele” e lo ha denunciato alle autorità civili. Alle affermazioni del muftì sono seguite immediatamente le minacce di morte da parte degli estremisti islamici. Tutto ciò perché Islam, nel pieno rispetto della propria religione, ha usato un versetto coranico per esprimere il proprio amore.


Islam Samhan, lei non esce più di casa perché teme per la sua vita. Ci può raccontare come si sono svolti i fatti?

Ebbene, una mattina un’amica mi ha detto di andare subito a vedere un sito internet perché vi si parlava di me. Un signore che non capisce nulla di poesia, un signore che conosce solo la manipolazione dei fatti e la menzogna, aveva trasformato le mie poesie in oltraggi alla religione e a Dio. Inoltre chiedeva alle autorità responsabili della sicurezza di censurare le mie composizioni e alle autorità religiose di pronunciarsi a riguardo. Sinceramente non mi hanno stupito tanto le parole di quello pseudo-intellettuale. Mi ha invece immensamente addolorato che i più importanti esponenti religiosi giordani abbiano monopolizzato una delle trasmissioni religiose più fanatiche per annunciare la loro fatwa, il loro responso giuridico, in cui mi accusavano di essere un apostata, un nemico dell’islam. Non solo, ma chiedevano anche il mio arresto e il mio processo senza avere letto nemmeno un verso delle mie poesie. La situazione si è ulteriormente aggravata nel momento in cui i Fratelli Musulmani giordani hanno emesso un comunicato in cui mi si minacciava di morte e in cui si diceva che non si sarebbero stupiti di eventuali reazioni nei miei confronti, dando quindi agli islamisti radicali il via libera ad uccidermi per riscattare l’onore della religione.


La Giordania, però, in Occidente e nel mondo è ritenuto un paese moderato.

Questo è quel che credevo anche io da poeta e da giornalista. Nonostante gli attentati terroristici che l’hanno colpita anni fa e che hanno ucciso persone innocenti, donne e bambini, la Giordania è sempre stata in prima linea nella difesa delle libertà. La libertà d’opinione è prevista dalla Costituzione. La missione di Amman è sempre stata quella di diffondere l’animo moderato dell’islam. Eppure…


Il poeta giordano Amjad Nasser in un articolo dedicato alla messa al bando del tuo libro afferma che in Giordania i libri che arrivano dall’estero vanno direttamente dall’aeroporto al mercato, mentre ciò non accade per i libri pubblicati all’interno del paese.

Sono pienamente d’accordo con l’amico Amjad Nasser. Nell’ultimo anno sono state messe al bando decine e decine di libri al punto da costringere gli scrittori e gli intellettuali giordani a cercarsi una casa editrice in paesi con maggiore libertà di stampa. I libri sono diventati merce di contrabbando. Per questo motivo mi rivolgo alle autorità del mio paese affinché pongano una battuta d’arresto a questa incresciosa tendenza e diano l’opportunità agli scrittori di agire in pace e serenità. Io sono l’unico caso nella storia giordana di un poeta che rischia il carcere prima di avere subìto un processo. È triste e doloroso. Il poeta deve comportarsi in modo corretto con il resto del mondo, deve trovare il lato positivo e bello anche in mezzo alle macerie e alle rovine. Il poeta è un profeta dell’amore e della vita sulla terra.


Qual è secondo lei il rapporto tra la poesia araba e il Corano?

La poesia araba e la lingua araba esistevano prima della rivelazione coranica. L’arabo poi è diventato la lingua sacra dell’islam perché il Corano è stato rivelato in “lingua araba chiara”. Il Corano è quindi diventato il modello stilistico per molti scrittori. Non ritengo un errore né tantomeno un peccato imitare il testo sacro dell’islam perché fa parte della nostra cultura. Credo che il poeta che si ispira al Corano nella sua produzione sia più credente di coloro che lo accusano di apostasia e quindi lo condannano a morte.


L’estremismo islamico si sta diffondendo nel mondo intero. Ritiene che gli arabi e gli occidentali possano fare qualcosa insieme in nome della libertà?

L’estremista è per natura contro qualsiasi cosa. L’unica verità è la sua. Per lui tutti gli altri sono peccatori. Questo è il motivo per cui colpisce non solo la poesia e la letteratura, ma anche molte popolazioni e molte nazioni. Il caso della poesia ci dimostra che proprio la poesia potrebbe essere un modo per contrastarlo. La poesia è nella sua essenza magia che incanta chi la legge o la ascolta, ma può al tempo stesso scatenare una rivolta popolare contro la tirannide e i tiranni. La storia della letteratura mondiale lo dimostra. Questo è il motivo per cui le correnti islamiste radicali si oppongono alla letteratura. Il mondo della letteratura dovrebbe promuovere un movimento in nome della libertà d’espressione e contro l’estremismo.

 

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