Gli uomini eguali
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da il foglio del 21 ottobre 2006


Sintesi di un’idea che ha già cambiato molte cose in America. E ora vuole pure cambiare il mondo

Anche Montaigne, nei suoi “Saggi”, una volta scrisse: “Alcune cose gli antichi le hanno scritte per l’utilità della società, come le loro religioni; ed è stato ragionevole, per questa considerazione, che essi non abbiano voluto esaminare troppo per il sottile le opinioni comuni, per non ingenerare turbamento nell’obbedienza alle leggi e agli usi del loro paese. Platone tratta questo mistero con sufficiente chiarezza. Infatti, quando scrive secondo il proprio pensiero, non afferma nulla con certezza. […] Egli dice apertamente, nella sua Repubblica che, per il bene degli uomini, è spesso necessario ingannarli”.
Montaigne, il moderatissimo Montaigne, è un meraviglioso spregiudicato. Afferma: le religioni servono e i filosofi devono saperle utilizzare per il bene della società in cui vivono. Meglio. Esiste una frattura incolmabile tra la filosofia e la religione, tra Atene e Gerusalemme, e il filosofo deve esserne consapevole. Il sapere filosofico, essendo ricerca della verità e messa in discussione radicale delle opinioni comuni, è per sua essenza nichilistico e nessuna società è in grado di sopportarlo. La filosofia non può permettersi di “generare turbamento nell’obbedienza alle leggi”. Sul nichilismo non si può fondare nessuna città. Ogni città, al contrario, ha bisogno di un mito originario.
Puro Leo Strauss. Ma con una postilla non trascurabile. Per Leo Strauss il rango intellettuale di un filosofo si misura in base alle sue capacità di forgiare in termini globali e con una durata secolare valori per altri uomini.
Per dirla altrimenti, Strauss era consapevole della verità di Montaigne (che, ricordiamolo, riportava un’opinione degli antichi) e il suo insegnamento da una parte riabilita il diritto naturale classico e le concezioni metafisiche più antiche, dall’altra custodisce e occulta la verità della filosofia e il suo scetticismo radicale. Per Strauss, il legislatore ed il filosofo devono essere consapevoli dello stato di precarietà di ogni istituzione e di ogni legge e devono saper costruire attorno a queste una cintura protettiva di credenze edificanti e politicamente spendibili.
Vi è un nesso tra conoscenza e caduta. Alla fine della metafisica, scriveva Heidegger, sta la tesi homo est brutum bestiale e la rationalitas diventa brutalitas. Con la stessa consapevolezza, Strauss ritiene che lo scetticismo radicale costitutivo della filosofia, che i moderni e gli illuministi hanno propagandato per il mondo, abbia diffuso un pericolosissimo nichilismo che si è incarnato nelle tirannie del XX secolo. Ritiene, insomma, che l’unico modo per contrastarlo possa essere soltanto un ritorno alla prudenza degli antichi e alla consapevolezza platonica dell’incompatibilità della filosofia con la città.
Per dirla con le sue stesse parole “Sembrerebbe che la nozione di natura benigna o del primato di Dio debba essere restaurata e ripensata, in un ritorno alle esperienze fondamentali da cui è scaturita. Perché mentre ‘la filosofia deve guardarsi dal desiderare di essere edificante’, essa è per necessità edificante”. Gli articoli che compongono queste pagine si muovono all’interno di queste considerazioni e descrivono la figura e il pensiero di Strauss partendo da alcuni libri recentemente usciti negli Stati Uniti e in Francia. Dalla questione che riguarda il ruolo degli allievi di Strauss nella politica contemporanea (molti appartengono al movimento neoconservatore americano) Amy Rosenthal, Paola Peduzzi e Marina Valensise arriveranno, da punti di vista ovviamente diversi, ad affrontare il problema che sta alla base della filosofia straussiana, quello teologico-politico.
 
Edoardo Camurri


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