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da il foglio del 21 ottobre 2006 Così George W. Bush ha portato le idee del filosofo di Chicago dentro la White House, la Casa Bianca White Strauss Cari conservatori, pensatevi, ripensatevi,
concentratevi, evolvetevi. Dopo
lo sconquasso di George W. Bush e della
vague neocon – gli americani sono fatti
così, un presidente a metà mandato è
anatra zoppa, si parla come se fosse già
aperta la corsa alla Casa Bianca anche
se si vota nel 2008 – la destra americana
pensa a se stessa. O almeno lo fanno alcuni
intellettuali, anche quelli che non
sono né americani né di destra, come l’editorialista
inglese Andrew Sullivan, che
comunque ha a cuore pure la destra britannica,
anch’essa indaffarata nei ripensamenti
dopo il flagello Blair. Naturalmente
tanta riflessione non può essere
fatta senza coinvolgere Leo Strauss, gli
straussiani, l’Università di Chicago, il
Committee on Social Thought e Allan
Bloom, che sono i riferimenti filosofici
della dottrina politica che ha caratterizzato
la Casa Bianca del nuovo secolo.
Anche perché l’equazione tra straussiani
e neocon funziona molto bene tra il
pubblico, soprattutto quando a essa si associa
la parola “hubris”, quel misto di
arroganza e superpotenza e manie di dominio
e di tensione adrenalinica che finisce
per far volare Icaro-Bush troppo vicino
al sole.
Il primo ottobre è uscito il nuovo libro di Sullivan – “The Conservative Soul: How We Lost It, How to Get It Back” – nel quale si cerca di risolvere e accettare lo scetticismo di Strauss, “mantenendo molta fiducia nel senso di giudizio della gente comune e ancora più fiducia nella struttura costituzionale”, spiega Sullivan sul suo blog. La discussione infatti sull’anima dei conservatori è “tra cinismo e fiducia, tra bugie e moderazione, tra hubris di governo e costituzionalismo”. Un lettore ha aperto la discussione con una lunga lettera, nella quale ha introdotto una bella distinzione tra straussiani gentlemen e straussiani nietzschiani. Naturalmente è diventato nel tempo più politically correct parteggiare per i primi, aggraziati ed eleganti almeno nelle forme, ma sono i secondi – così vuole il senso comune – ad avere il potere. Il riferimento va a quella rappresentazione dei necon come di falchi assatanati di dominio che vogliono ridisegnare il mondo a loro piacimento e, stando alla deriva complottista, sono disposti a tutto, anche sacrificare vite americane, o torri gemelle. Questi sono i nietzschiani, che grazie alla convinzione di un’innata superiorità si sono arrogati il diritto di dominare la vita politica americana. Al di là dell’immagine deformata che nella ribalta dell’Amministrazione Bush i neocon si sono trovati addosso, con qualche complicità, la distinzione tra gentlemen e nietzschiani ricalca la dicotomia tra falchi e colombe che ci tormenta da anni: cattivi e buoni, aggressivi e moderati, Wolfowitz e Powell. Ma soprattutto ha a che fare con le bugie, con la necessità degli uomini di avere risposte e sull’inevitabilità da parte dei governi di dire, quando una risposta non c’è, “bugie nobili”. Le menzogne, in questi convulsi anni di guerra al terrore, sono diventate il mantra dei liberal contro Bush, reo – secondo loro – di aver mentito sulle armi di distruzione di massa in Iraq, “smoking gun” per l’invasione irachena. I nietzschiani usano le bugie in modo spregiudicato, e soprattutto hanno la pretesa di voler decidere chi può sapere come vanno le cose veramente e chi no. Secondo Strauss, le masse hanno bisogno di bugie, ma la deriva dell’hubris porta i neocon a stabilire che ci sono esseri umani che possono sostenere il fatto che non esistano risposte e altri che non possono. Chi decide? I governanti. I gentlemen, però, ben più politically correct, non si permetterebbero mai di prendere tale decisione e quindi si limitano a mentire e basta, con l’idea che un altro mondo è possibile, ma nella prossima vita. La moderazione contrapposta all’arroganza trova la sua ragione nello scetticismo. E la domanda è: l’élite politica americana è pronta a evolversi da uno scetticismo nichilista a uno salutare? La risposta, al momento, è no. Perché c’è l’inghippo della fede, o meglio dei repubblicani con fede, che di salutare non hanno molto, perché pensano che il popolo non sia forte abbastanza per passare a uno scetticismo creativo, in grado di liberare gli spiriti verso una nuova creatività nel guardare al mondo. Paola Peduzzi
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