Gli uomini eguali
© Edizioni Bietti 2005
 


www.mauricebignami.it
www.mauricebignami.it
[Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]



da il foglio del 26 ottobre 2006

Famiglia, scuola e produzione. I tre compromessi del ’68 che hanno immobilizzato l’Italia

La polemica contro le ideologie del ’68, sviluppata dal leader gaullista Nicolas Sarkozy, non ha trovato riscontri significativi nel nostro paese, forse anche perché sarebbe toccato farlo agli eredi di quell’esperienza (fra i quali si può annoverare anche chi scrive). Una riflessione sui caratteri specifici che assunse in Italia la ribellione giovanile globale potrebbe risultare utile per comprendere alcuni dei problemi di oggi.
Nato come contestazione antiautoritaria, infatti, il movimento italiano divenne ben presto il contraente di importanti compromessi, i cui effetti in molti casi durano tutt’ora. Gli obiettivi polemici della critica antiautoritaria erano la famiglia, la scuola e la cultura, i rapporti di produzione, ancora largamente influenzati da una mentalità gerarchica incapace di gestire il rapporto con le nuove generazioni, che si presentavano quindi come portatrici di un’istanza di svecchiamento apparentemente non contenibile nei vecchi schemi, e quindi “rivoluzionaria”.
La famiglia tradizionale, di impianto patriarcale e contadino, aveva subìto i traumi dello sradicamento causato dai grandi fenomeni migratori e di urbanizzazione connessi al rapido passaggio da un’economia prevalentemente agricola a quella industriale. Nel nuovo ambiente, soprattutto urbano, il controllo familiare veniva sentito come oppressivo, soprattutto per quel che riguardava la sfera dei comportamenti sessuali. Basta pensare all’episodio della Zanzara. Questo era un tratto comune a molte esperienze giovanili contemporanee in vari paesi occidentali, quello che contraddistingue l’Italia è l’esito di quello scontro generazionale. Mentre negli altri paesi la ricerca di autonomia dei giovani si è tradotta in un’uscita precoce dalle famiglie, in Italia è capitato l’esatto contrario. Il compromesso familiare, più maternalistico che paternalistico, si è realizzato attraverso lo scambio tra la permissività garantita anche all’interno delle mura di casa e la permanenza dei figli, che non avevano più ragioni per cercare fuori la “libertà”, ormai consentita. E’ anche per effetto di questo compromesso mammista che i giovani italiani, soprattutto maschi, sono quelli che restano più a lungo in famiglia, e questa è una delle cause, probabilmente non la meno rilevante, del ritardo con cui si creano nuove unioni, il che, a sua volta, determina una scarsa e tardiva propensione alla procreazione. La denatalità è anche una conseguenza del compromesso con cui si è conclusa la protesta antiautoritaria in ambito famigliare.
Anche nella scuola la protesta contro un sistema accademico accentrato e autoreferenziale, quello dei “mandarini”, si è concluso con un compromesso facilistico. Le corporazioni scolastiche, anche quelle più conservatrici, hanno visto nella contestazione giovanile l’occasione per impedire, magari con motivazioni di sinistra, ogni processo di riforma che avrebbe messo in discussione il loro potere. In cambio, hanno offerto le promozioni facili, rivendicate come una specie di risarcimento di classe, anche sulla scorta delle suggestioni che venivano da un celebre libro di don Milani, “Lettera a una professoressa”. Naturalmente una volta distrutto il meccanismo di selezione meritocratica per gli studenti, le corporazioni scolastiche ebbero agio di impedire che qualsiasi criterio selettivo venisse applicato al loro interno. L’azione dei “professori furbi” di quasi quarant’anni fa ha creato l’ossatura di un sistema scolastico e universitario in cui l’autoconservazione e la cooptazione delle corporazioni ha retto finora, in cambio di una formazione scolastica che ha rinunciato a chiedere competenze, considerate nozionistiche. Non si è più studiata la matematica e non si sono più imparate poesie a memoria, con l’effetto di un deficit espressivo e logico degli studenti italiani testimoniato da tutte le ricerche internazionali.
Nei confronti del mondo produttivo, la sacrosanta contestazione antiautoritaria e antiburocratica, che attaccava i partiti di sinistra e i sindacati, dopo fasi di tensione anche culturale e ideologica, di cui è testimonianza la polemica “su due fronti” richiesta invano da Giorgio Amendola al Pci, finì anch’essa in un compromesso. Le forze del movimento operaio accettarono di sostituire le tematiche del riconoscimento della professionalità del lavoro con quelle egualitarie, che alla fine furono accolte anche dalla controparte industriale con il patto tra Giovanni Agnelli e Luciano Lama del 1975. La crisi di professionalità che è l’aspetto forse più difficile da sormontare della crisi competitiva del nostro sistema produttivo ha origine anche in quel compromesso.
 
Sergio Soave


[Home] [Archivio] [Altri libri] [Documenti] [Immagini] [Contatti]