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da il foglio del 28 ottobre 2006 Ibn Warraq spiega (soprattutto a Umberto Eco) perché per difendere i musulmani il modo migliore è criticarli ascoltando Beethoven L'apostata devoto Sono nato in una famiglia musulmana
e cresciuto in un paese che ora si definisce
una repubblica islamica. I membri
più stretti della mia famiglia si identificano
come musulmani: alcuni più ortodossi,
altri meno. I miei primi ricordi
sono quelli della mia circoncisione e del
mio primo giorno alla scuola coranica”.
Ibn Warraq è l’apostata più famoso del
mondo islamico e uno dei suoi storici
più controversi e profondi. Non traccia
vie di fuga dall’islam, ma dolorose riforme
dall’interno. Si protegge dietro a uno
pseudonimo e vive nell’Ohio con la famiglia.
E’ autore di un best-seller che ha
venduto milioni di copie in tutto il mondo,
“Why I am not a muslim” (Perseus
Books), “il miglior libro sull’islam” secondo
il saggista inglese Christopher
Hitchens. Questo “Spinoza islamico”,
sulla cui testa pende una fatwa, è nato
nel 1946 a Rajkot (India), prima di emigrare
in Pakistan. All’università di Edinburgo
si è formato accanto al grande studioso
Montgomery Watt, con il quale
avrebbe successivamente rotto.
Ibn Warraq accetta di commentare con il Foglio una celebre lezione di Umberto Eco alla Columbia University del 1995 e pubblicata dalla New York Review of Books. Il titolo, “Eternal Fascism”, secondo Warraq rappresenta al meglio quell’abdicazione della ragione che caratterizza il pensiero occidentale sul nuovo totalitarismo. Mentre Eco si avventa su un nemico astratto e polposo che chiama Ur-Fascismo, Warraq traccia il volto di un fascismo preciso: l’islamismo che gli dà la caccia nel cuore del paese più libero del mondo. Mentre il semiologo compilatore costruisce romanzi su una zuppa medievale, l’apostata ex allievo delle madrasse pakistane Warraq si affaccia sul “Nuovo Medioevo della ragione”. Nemmeno negli Stati Uniti si sente al sicuro. Rashad Khalifa, il biochimico egiziano che elaborò un’analisi al computer del Corano e ipotizzò che due versetti del nono capitolo non appartenessero al testo sacro, nel 1990 venne ucciso a pugnalate in Arizona. E il teologo sudanese Muhammad Taha che cercò di limitare il ruolo del Corano in quanto fonte di legge? Pubblicamente impiccato a Khartoum all’età di settantasei anni nel gennaio del 1985. Non si contano i mullah che vorrebbero vedere lo stesso cappio stringersi intorno al collo del razionalista eretico che si definisce “conservative liberal”. Mentre crollava la prima torre del Wtc, Umberto Eco stava già fantasticando di “transcultura”. “Anzichè denunciare con coraggio il fascismo del nostro tempo che miete migliaia di vittime, Eco in quella famosa lezione rimugina sull’astratto fantasma dell’ideologia liberal – dice Warraq – E l’islam resterà nella sua fortezza, ossificato e totalitario. Gli intellettuali come Eco hanno fallito nei loro doveri di intellettuali. Come ha osservato Maxime Rodinson, la comprensione ha aperto la strada all’apologetica. Si potrebbe paragonare all’atteggiamento di Sartre verso i campi di lavori forzati di Stalin e alla presa di posizione di Foucault sulle atrocità perpetrate da Khomeini. I multiculturalisti sono più razzisti dei razzisti contro i quali affermano di combattere e chiudono un occhio quando si tratta di violenza fra neri e barbarie fra musulmani. Karl Binswanger ha parlato di ‘dogmatica islamofilia’ e Jacques Ellul nel 1983 disse che ‘non è più accettabile in Francia criticare l’islam’. Patricia Crone e Ibn Rawandi spiegano che l’accademismo ha perso l’attitudine critica sull’islam al tempo della prima guerra mondiale”. Il semiologo siede nel consiglio d’amministrazione della Biblioteca d’Alessandria, dove è esposta la traduzione araba degli infami Protocolli dei Savi di Sion. Umberto Eco spiega che nell’Ur-Fascismo “la verità è stata pronunciata una volta per tutte”. “L’islamismo ritiene che il Corano sia l’eterna e infallibile parola di Dio, assolutamente vero e al di là di ogni critica. Dovere del musulmano è credere e obbedire. Sono nato in una famiglia sunnita ortodossa. Prima che sapessi leggere e scrivere la lingua nazionale, imparai a leggere il Corano in arabo senza capire una sola parola. Per Eco ‘il fascismo eterno può essere definito irrazionalismo’, in cui ‘il dissenso è tradimento’. La storia della teologia islamica è la lotta fra la ragione e la rivelazione, con la vittoria dell’irrazionalismo e dell’obbedienza cieca. Al-Ghazali vedeva nei greci la fonte di ogni infedeltà. Nell’islam c’è l’influenza del giudaismo talmudico, del cristianesimo siriaco e dello zoroastrismo. Hashem Aghajari, che nel 1979 partecipò alla brutale repressione di Khomeini, mise in dubbio l’infallibilità dei mullah. Fu condannato a morte. L’abbandono del razionalismo greco ha lasciato i musulmani in preda al fatalismo. Anzichè prendere il destino nelle proprie mani, cadono così nell’autocommiserazione di Edward Said e dell’orientalismo, potente forma di censura intellettuale”. Sul dissenso parlano le leggi contro l’apostasia. “L’apostasia, il crimine di cui sarei colpevole, viene punita con la morte in paesi come Iran e Pakistan. Abu Maududi ha detto che il Corano prescrive la morte per l’apostata. Umberto Eco dice che ‘l’Ur-Fascismo è razzista per definizione’. L’islam non è razzista, esclude categorie di persone sulla base della fede. E’ impossibile la salvezza fuori dall’islam. Il mondo è diviso in due emisferi: dar alislam e dar al-harb. Gli islamisti combattono finchè il secondo emisfero apparterà agli infedeli. La scelta per gli islamisti è semplice: islam o jahiliyya, che indica lo stile di vita delle società europea e americana”. Eco ha scritto che all’origine dell’Ur- Fascismo c’è “l’ossessione per il complotto”. “Lo storico iraniano Ervand Abrahamian ha dimostrato la prevalenza di cospirazioni in Iran, che hanno portato alle esecuzioni del 1981-82. In sei settimane, la repubblica islamica fucilò un migliaio di prigionieri, monarchici ed ebrei. Khomeini diceva che ‘nell’interesse degli ebrei, dell’America e di Israele, noi musulmani dobbiamo essere sacrificati’. Tutti i più grandi pensatori islamici hanno accettato la premessa delle cospirazioni antislamiche. La costituzione della Repubblica islamica descrive la rivoluzione bianca come un ‘complotto americano’. Gli ebrei sono considerati responsabili per tutto il male del mondo, dall’assassinio di Lincoln e Kennedy alla rivoluzione russa”. Eco afferma anche che nell’Ur-Fascismo “i seguaci devono essere convinti di poter sconfiggere il nemico”. “La teoria e la pratica del jihad non è stata elaborata al Pentagono. Tutti gli atti di guerra sono permessi nella dar al-Harb, la terra della Guerra. Gli apologeti dell’islam, di cui Eco fa parte, interpretano il jihad come ‘lotta morale’. Ma è illegittimo pretendere che il Corano stia parlando di ‘crociata morale’. Nel suo celebre studio del jihad, Rudolf Peters dice che ‘la parola significa lotta armata contro gli infedeli’. E Khomeini diceva che ‘la spada è la chiave per il Paradiso’. E’ dovere della umma espandere il proprio territorio per portare quante più persone sotto di sè. Ibn Khaldun ha detto che ‘la guerra santa è un dovere religioso’. E per Averroè, una figura romantica in occidente, ‘l’obbligo di partecipare al jihad si estende a tutti i maschi adulti’. Secondo Eco nell’Ur-Fascismo ‘non c’è lotta per la vita, ma la vita è vissuta per la lotta’ e l’idea che ‘apparteniamo al miglior popolo del mondo’. L’islam è la religione perfetta, dice Ahmadinejad, e i musulmani il popolo eletto. L’islam è destinato a trionfare. I musulmani sono incapaci di pensare soltanto che si possa lasciare l’islam”. Eco scrive che nell’Ur-Fascismo gli individui non hanno diritti. “L’ostilità islamista ai diritti individuali è evidenziata in due passaggi. Prendiamo il grande Ibn Khaldun: ‘Il sentimento di gruppo è necessario alla comunità’. Oppure A.K. Brohi, ex ministro per gli affari religiosi del Pakistan: ‘Nell’islam non esistono ‘diritti umani’ o ‘libertà’ attribuibili all’uomo’. Non ci sono diritti umani nè libertà ammissibili per donne, apostati e non-musulmani”. Il nome di Ibn Warraq compariva nell’elenco dei dodici intellettuali a difesa della libertà d’espressione sulle vignette danesi, accanto a Salman Rushdie e Ayaan Hirsi Ali. Quello di Umberto Eco non c’era, impegnato a confezionare bustine e spiegare che “tutta una serie di eroici appelli alla libertà di stampa mi sono parse eccessive”. “Joseph Conrad parlava a ragione di ‘disgusto della realtà’. A Eco domando: può l’occidente sacrificare la libertà d’espressione per cui sono morte migliaia di persone? Siate orgogliosi, non chiedete scusa. Dovete scusarvi per Dante, Shakespeare e Goethe? E Mozart, Beethoven e Bach? E Rembrandt, Vermeer, Van Gogh, Galileo, Copernico e Newton? E la penicillina e i computer? E i diritti umani e la democrazia parlamentare? L’occidente non ha bisogno di lezioni da parte di società che soggiogano le donne, tagliano il loro clitoride, lapidano le adultere e gettano acido sulle loro facce. Ho insegnato a Londra per cinque anni negli anni Settanta e ho capito l’importanza di guardare in modo positivo a culture non occidentali. Ma siamo andati troppo oltre. Il mio amico Christof Luxenberg ha scritto un libro in tedesco avanzando la tesi che il Corano originariamente fosse scritto in aramaico. E’ stato boicottato e non se ne è più parlato. ‘Tra i credenti’ di V.S. Naipul ha ricevuto un’accoglienza simile da parte di intellettuali e islamofili”. Warraq, che proviene da una famiglia povera, sa che la miseria non è all’origine del fondamentalismo. “Gli islamisti sono giovani appartenenti alla classe media, motivati e istruiti. Hanno lauree in scienza e ingegneria. Come ha detto Khomeini, ‘non abbiamo fatto una rivoluzione per abbassare il prezzo dell’anguria’. Il Kuwait ha beneficiato di alti profitti, ma gli islamisti hanno conquistato il blocco più grande di seggi in parlamento. Il problema non è Israele. Anzi, come ha detto Wagdi Ghuniem, ‘supponete che gli ebrei dicano ‘musulmani prendetevi la Palestina’. Cosa risponderemmo? No! Il problema è la fede, non la terra’. Ricordiamo il massacro di seimila ebrei a Fez nel 1033 e il massacro dell’intera comunità ebraica di quattromila persone a Granada durante le rivolte musulmane del 1066”. Le grandi figure del revanscismo islamico sono gli egiziani Hassan al- Bana e Sayd Qutb, l’indopakistano Abdul Maududi e Khomeini. “Ripetono tutti lo stesso messaggio, derivato da Ibn Taymiyyah: è dovere dei musulmani combattere i non-musulmani. Gli umanisti come Eco pensano che gli islamisti rivoluzionari abbiano i nostri desideri e obiettivi. Ma sono visionari teo-utopici che vogliono sostituire la democrazia con una teocrazia, un sistema di pensiero fascista che controlla ogni aspetto della vita”. A lui non piacciono gli autodefinitisi “musulmani liberali”: “Ci parlano di un islam compatibile con i diritti umani, femminista, egualitario, tollerante. Ma se le società islamiche possono essere riformate, deve avvenire non in armonia con l’islam, ma in contrasto. Questi intellettuali credono che l’islam si riformerà senza disturbare la sensibilità dei musulmani e senza dire nulla sul Corano. E’ un wishful thinking. E’ proteggendo i non-musulmani all’interno dei regimi islamici che possiamo sviluppare libertà e pluralismo. Uno scrittore proveniente da un paese governato da principi islamici supplicava: ‘Dovete difendere Rushdie, difendendo lui, difendete anche noi’”. Ibn Warraq ha scritto “Why I am not a muslim” dopo l’uccisione del traduttore giapponese dei “Versetti satanici”, Hitoshi Igarashi. “Voglio proteggere la mia famiglia da ogni minaccia degli islamisti, ma senza vivere nascosto per il resto della mia vita. Avevo intenzione di usare lo pseudonimo dell’eretico Ibn Rawandi, una creatura rarissima della civiltà islamica. Lo accusarono di attaccare il Corano perchè pensava che la ragione fosse superiore alla rivelazione. Ma ripiegai sul suo maestro, Ibn Warraq. Accusato di eresia, zandaqa, morì in esilio nel 909 perseguitati dagli abassidi”. L’ateo Warraq è grato dell’aiuto dell’occidente cristiano e secolarizzato. “Anche durante il medio evo i pensatori cristiani guardavano alle scritture in modo razionale. Eschilo nell’Orestea spiega che è dalla politica, non dalla religione, che viene la pace. Papa Gelasio I fece sua la separazione di stato e chiesa, poi il ‘Defensor Pacis’ di Marsilio da Padova. Bernard Lewis invoca un ‘rimedio cristiano’ per il medio oriente, cioè separazione di stato e chiesa”. Se l’occidente ha sempre nutrito interesse alle altre civiltà, “i musulmani sono convinti della finalità e autosufficienza della propria civiltà. Fino alla fine del XVIII secolo, pochi libri europei sono stati tradotti nel linguaggio dei musulmani. Oggi nessuna università islamica ha centri di studio di altre civiltà, con l’eccezione di Ankara per il sanscrito. Ascoltare musica occidentale è indesiderabile, ‘il tradimento di un arabo comincia quando ascolta Beethoven’ scrive al-Wasiti”. Ma anzichè analizzare l’odio che gli islamisti nutrono per l’occidente, “i chierici come Eco sono caduti nel vortice delle ‘cause’ del terrorismo: povertà, politica americana, Israele, crociate e così via. Lewis dice che ‘l’unica soluzione per sconfiggere l’islam radicale è portare libertà in medio oriente’. Ma prendi i kamikaze inglesi del 7 luglio, la libertà non ha dato niente a loro. E non porta necessariamente a governi secolari, vedi l’Algeria”. La politica americana ha sfamato a lungo la tigre islamica. “E protetto Arabia Saudita e Kuwait dall’Iraq, l’Afghanistan dai sovietici, la Somalia da Aidid. 150mila algerini sono stati uccisi dagli islamisti dal 1992. Sono quasi 15 mila persone all’anno, cinque World Trade Center all’anno. Le principali vittime dell’islamismo, il ‘sacro terrore’ dice Amir Taheri, sono musulmani donne, bambini, intellettuali, giornalisti. Cosa ha a che fare con la politica americana la lapidazione di una donna nigeriana? Ha a che fare invece con la legge islamica. Gli umanisti occidentali fanno fatica ad accettarlo. I terroristi sarebbero angeli frustrati dalla politica americana. E questi secolaristi sono così gentili da invitare i terroristi alle conferenze. Alla Mexico Humanist Conference del 1996 ha partecipato il gruppo iraniano Mujahaddin. Alla conferenza olandese del 2002 c’era Abdullah an Naim, la cui filosofia è sharia sharia e sharia. Il filosofo Christian Godin ha spiegato che l’islamismo è peggio di nazismo e comunismo: questi, nonostante le follie sterminatrici, presuppongono la propria sopravvivenza, l’islamismo crede che il mondo non meriti di esistere. Basta giochetti sull’equivalenza morale”. Gli studiosi di islam hanno rubricato la dolorosa storia dei dhimmi, i non-musulmani che vivono nei paesi islamici. “La correttezza politica si è trasformata in correttezza islamica. Il multiculturalismo, figlio del relativismo, è incapace di giudizio. Isaiah Berlin diceva che l’ideologo è colui che sopprime ciò che sospetta essere vero. Dall’11 settembre, centinaia di cristiani sono stati uccisi in Pakistan, Sudan, Algeria, Egitto e Indonesia. In Nigeria 11 mila persone sono state uccise dall’introduzione della sharia. Per proteggere i propri interessi, l’Inghilterra accetta la condizione umiliante dei cristiani in Arabia Saudita, che devono praticare la religione in segreto e in contrasto con la libertà che i musulmani godono in Inghilterra. Nel dicembre 2005, le facoltà di Georgetown e Harvard hanno accettato una donazione di venti milioni di dollari dal principe saudita bin Talal”. Warraq lancia una proposta: “Creare istituti di studi coranici. L’islam deve continuare a consolare milioni di persone come ha fatto per secoli. Ma noi che godiamo della libertà di pensiero dobbiamo incoraggiare uno sguardo di ragione sull’islam. Penso che una riforma sia possibile, ma non sarà indolore e priva di difficoltà. Quasi tutti i più grandi studiosi del passato – Nöldeke, Hurgronje, Goldziher, Caetani, Lammens e Schacht – esprimono opinioni inaccettabili per i musulmani. E forse la cosa più ironica di tutte è che queste pubblicazioni si possono acquistare nella Libreria Islamica di Londra, magari venendo serviti da una ragazza musulmana che indossa il tradizionale velo tanto caro ai fondamentalisti”. Un ultimo suggerimento. “Un sopravvissuto all’Olocausto ha detto che ‘se qualcuno dichiara di volerti uccidere, credigli’. E’ questa la lezione che gli umanisti hanno disperatamente bisogno di capire”. Giulio Meotti
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