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da PiùVoce
del 30 ottobre 2009 Presto una serie di vincoli per le centinaia di stranieri che vanno lì per l`eutanasia La Svizzera argina il turismo della morte di Nicoletta Tiliacos |
È certamente esagerato parlare di una possibile marcia indietro della Svizzera in tema di eutanasia e suicidio assistito. Ma quei quattrocento stranieri che ogni anno vanno a morire in terra elvetica, sollecitamente accolti dalle associazioni (come Dignitas ed Exit) erogatrici di morte su richiesta, cominciano forse a sembrare troppi anche al governo confederale. Il quale sta preparando un progetto di legge, che sarà discusso il prossimo marzo, finalizzato ad arginare il turismo della morte attraverso una serie di vincoli. Eccoli: due medici, estranei alle organizzazioni implicate, devono attestare che la persona che chiede di morire è “capace di discernimento” ed è affetta da una malattia incurabile “il cui esito sarà fatale a breve scadenza”; è esclusa l’assistenza al sucidio per persone affette da malattie croniche non mortali o da malattie psichiche; vanno promosse e proposte alternative, tra cui le cure palliative; è proibita la trasformazione dell’assistenza al suicidio in attività “orientata al profitto”. A essere stupefacente non è tanto l’elenco di questi limiti che saranno (forse) introdotti per legge alla pratica comunque agghiacciante della morte su richiesta, quanto l’idea che, evidentemente, essi sono regolarmente violati nella prassi corrente. |
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