Home|Editoriali|Rebecchi|Segnalazioni|Mediateca|Anni '70


da L'Occidentale
del 28 dicembre 2009

Quella che si combatte in Gran Bretagna è una "Guerra d'inciviltà"

di Melanie Phillips
(tratto da The Spectator
traduzione di Enrico De Simone)
 

Il British National Party utilizza la paura generata dall’islamismo per creare consenso intorno alle sue posizioni razziste. Prima di condannare, la classe politica farebbe bene a unirsi alla lotta contro il fascismo islamico. L’agitazione attorno alla partecipazione del leader del British National Party, Nick Griffin, al programma tv della BBC “Question Time”, è stata il classico caso in cui, per così dire, non si riesce a vedere qual è l’elefante nella stanza. Grazie all’antica fissazione secondo cui l’estrema destra è il male assoluto della vita pubblica inglese, la classe politica tradizionale non ha afferrato che il nocciolo della questione non è la rifrittura di ciarpami neonazisti. C’è un altro tipo di fascismo in marcia, ancora più letale, che avanza sotto le sembianze della supremazia islamica.

Gli islamisti, o “jihadisti”, stanno portando avanti un’azione volta a spazzar via le libertà individuali con l’imposizione di un regime di sottomissione a un dogma religioso che cancella i valori britannici e, più in generale, occidentali. In questo momento, questi due distinti fascismi si stanno combattendo, coinvolgendo nell’urto la classe lavoratrice bianca e le classi basse e medie. Di qui la rabbia di tanta gente, che si considera la vittima ignorata dei jihadisti e, per reazione, si getta tra le braccia del BNP. Ci sono, ovviamente, altri fattori che danno forza al BNP. In generale, strati sempre più vasti delle fasce più deboli della società si sentono ignorati dai maggiori partiti, che non si curerebbero dei loro problemi più urgenti. La maggior parte di queste inquietudini riguarda l’identità nazionale: immigrazione fuori controllo, multiculturalismo, abdicazione all’indipendenza legislativa nazionale in favore dell’Unione europea. La questione più irritante di tutte, tuttavia, è il pericolo rappresentato dall’islamismo, e la preoccupazione di tanti elettori bianchi che l’establishment politico accetti supinamente la progressiva islamizzazione della Gran Bretagna.

Tutto intorno a loro, vedono tale establishment rispondere alle prepotenze degli islamici con atti di conciliazione. I jihadisti sfilano per le strade proclamando che decapiteranno gli infedeli, e la polizia si scaglia contro i bianchi che protestano. I principali partiti sembrano pietrificati quando si tratta di islamismo: mai una parola, anche solo di analisi, sulla crescente espansione dell’Islam negli spazi pubblici inglesi, o sul problema, strettamente collegato, dell’immigrazione di massa. Così, al BNP è stato fornito uno straordinario vantaggio elettorale: può dire ai cittadini che è il solo partito pronto a combattere senza ambiguità tutte queste cose. L’ascesa del suo leader, Nick Griffin, è strettamente legata all’avanzata al di fuori di ogni controllo dell’islamismo in Gran Bretagna. Il BNP è, in un certo senso, l’altra faccia della medaglia del jihadismo.

È significativo che Griffin sia stato eletto al Parlamento europeo nella circoscrizione dell’Inghilterra nord-occidentale, ossia al di fuori del collegio dove il National Front ha, tradizionalmente, la sua base elettorale, ossia nei sobborghi di Londra. Il nuovo fascino del suo partito, in effetti, fa presa su un’altra realtà geografica: il nord-ovest e lo Yorkshire. Una ricerca condotta dall’università di Manchester mostra che il BNP ha notevole successo in particolare nelle aree dove alta è la concentrazione di pakistani e bengalesi; ma, si badi, non in quelle aree dove vivono tanti indiani. Ed è sorprendente che il BNP abbia perduto molti consensi nella aree in cui si concentrano africani e caraibici. È dunque evidente che dare del razzista al BNP è mancare il bersaglio di un chilometro. Non che l’accusa non sia vera: nonostante il tentativo di riciclarsi, il BNP resta un partito razzista con una forte venatura neonazista. Però quello che gli porta voti sono le grandi questioni incentrate su religione e cultura. In definitiva, il BNP sta cinicamente utilizzando l’islamizzazione della Gran Bretagna come travestimento del suo odio verso i musulmani e la gente di colore.

Ci sono molti musulmani britannici, assolutamente pacifici, che vogliono godere dei benefici di una società laica rispettosa dei diritti umani e che si ritrovano ad essere in prima fila tra le vittime potenziali dell’islamismo e della legge della Sharia. Ma il BNP sembra non curarsi di distinguere. Non odia semplicemente i jihadisti, bensì tutti i musulmani; in effetti, si è fatto forte delle vaste preoccupazioni suscitate dall’estremismo islamico per portare avanti una campagna che non distingue tra pakistani e musulmani. Le paure su cui fa leva il BNP sono quelle dell’uomo della strada inglese che si ritrova a vivere in zone ad alta densità d’immigrazione musulmana, e che ha assistito alla trasformazione del suo quartiere da una comunità composta da gente come lui in una realtà estranea. I voti di cui il BNP va a caccia sono quelli delle persone disorientate, e scoraggiate non solo dall’impressione che nessuna istituzione sembra darsi pensiero delle loro angustie, ma anche dal fatto che quando esprimono tali angustie vengono tacciati di razzismo.

È questa asimmetria ad aiutare il BNP. Coloro che sembravano rischiare un colpo apoplettico di fronte all’apparizione in tv di Griffin sono gli stessi che giudicano un’esagerazione dire che il jihadismo è un problema; e, in qualche caso, sono addirittura quelli che marciano dietro le insegne dell’odio jihadista. Non si vede alcuna indignazione quando i media danno voce e spazio ai fanatici della Fratellanza musulmana, ai sostenitori di Hamas o ai jihadisti filo-iraniani, anche se approvano il terrorismo e la soppressione dei diritti umani. La società liberale non può vederli come un pericolo perché, dato che il pensiero dominante sposa il multiculturalismo e il relativismo morale, le minoranze non possono essere considerate depositarie di ideali negativi. Solo l’estrema destra, così pare, può permettersi di essere “razzista”. Però non è difficile dimostrare che l’islamismo è un pericolo concreto e immediato non soltanto per la democrazia, ma anche per gruppi quali le donne, gli omosessuali, gli ebrei, gli atei e i musulmani liberali. Eppure i liberali sembrano riconoscere il fascismo solo se presenta una faccia bianca.

Per coloro che vivono in basso, al di fuori della bolla del benessere o lontani dalle ideologie, il volto dell’intolleranza è anche troppo facile da riconoscere. Possono vedere le chiese della Gran Bretagna venir rimpiazzate dalle moschee, non riescono più a trovare un macellaio in zona che venda maiale, sono regolarmente intimiditi da gruppi di giovani che prendono possesso di un pezzo di città e la dichiarano “zona musulmana”. Non hanno alcun dubbio sul fatto che stanno assistendo alla conquista della loro nazione e della loro civiltà. Storie che non riscuotono molta attenzione da parte dei media – ad esempio i parroci della zona est di Londra che, dopo essere stati malmenati da giovani musulmani, protestano per le aggressioni di matrice culturale e religiosa, oppure i consigli comunali che rivedono i piani regolatori per dare spazio a madrasse e moschee; entrambi i fatti sono stati ignorati dai mezzi d’informazione e dalla classe politica – appaiono ben più importanti ai cacciatori di voti del BNP. (Fine della prima puntata, continua...).

 

Home|Editoriali|Rebecchi|Segnalazioni|Mediateca|Anni '70