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da Corriere della Sera
del 6 novembre 2006

«Legittimo giustiziarlo Ha commesso crimini contro l'umanità»

Noah Feldman: ipocrita criticare la sentenza

di Alessandra Farkas



NEW YORK — «Anche se ritengo che la pena capitale non sia una punizione adeguata né equa per gli ordinari omicidi commessi negli Stati Uniti, ritengo che essa sia legittima se applicata ad individui giudicati colpevoli di crimini contro l'umanità su larga scala. Come appunto Saddam Hussein».

Noah Feldman, docente di giurisprudenza alla New York University, e autore di libri sull'Iraq quali What We Owe Iraq: War and the Ethics of Nation building

(Cosa dobbiamo all'Iraq: guerra ed etica nella costruzione di una nazione) e After Jihad: America and the Struggle for Islamic Democracy (Dopo la Jihad: l'America e la lotta per la democrazia islamica), conosce forse meglio di qualunque altro la Costituzione irachena. Alla cui stesura ha contribuito nel 2003, quando fu eletto primo consigliere Usa in Iraq durante il governo provvisorio di Paul Bremer. «Saddam è come Eichmann, Milosevich, Pol Pot e i carnefici del Ruanda», spiega al Corriere Feldman, che parla perfettamente l'arabo e ha studiato per anni le culture islamiche. «Le vittime del raìs erano quasi esclusivamente irachene ed è stato processato di fronte a un tribunale iracheno. Aggiungerei purtroppo».


Perché purtroppo?

«I leader europei che oggi criticano tanto il processo dovrebbero fare un onesto "mea culpa". Dozzine dei loro bravissimi avvocati, inclusi tanti italiani, hanno chiesto e ottenuto di essere esonerati dal processo contro Saddam cui erano stati invitati perché rigidamente contrari alla pena di morte. Un errore spaventoso perché per essere davvero legittimo e credibile di fronte al mondo, quel processo aveva bisogno dell' aiuto della comunità internazionale».


L'obiezione di coscienza su una questione fondamentale come il patibolo non le sembra un diritto sacrosanto?

«Vedo molta ipocrisia. Mi chiedo cosa direbbero tanti leader italiani o spagnoli se la pena di morte fosse stata assegnata a qualcuno responsabile della morte di centinaia di migliaia di italiani o di spagnoli. Dubito che certi primi ministri che oggi si dicono contrari alla pena capitale farebbero gli stessi discorsi se il sangue versato fosse quello del proprio popolo».


Un'accusa molto pesante.

«Le ricordo che nessuno ha fiatato quando i criminali di guerra responsabili della morte di milioni di europei durante la Seconda guerra mondiale sono stati giustiziati. E mi pare che nei sondaggi la maggior parte degli italiani non dissenta dal modo in cui Mussolini è stato ucciso».


Non teme che giustiziare Saddam possa trasformarlo in un martire?

«È un problema che riguarda gli iracheni. E francamente i leader di tante capitali europee che non hanno partecipato al processo per liberare l'Iraq da Saddam farebbero meglio a stare zitti. Con quale autorità adesso vanno a dire agli iracheni come comportarsi e di cosa avere paura?».


Quale consiglio darebbe, lei, agli iracheni?

«Uno solo: non commettete il gravissimo errore di giustiziare Saddam adesso. Bisogna assolutamente consentire al sistema giudiziario iracheno di celebrare gli altri processi a suo carico: il massacro dei curdi e l'eccidio di civili sciiti, di cui ho visitato le agghiaccianti fosse comuni. Le stime parlano di centinaia di migliaia di morti. L'Iraq e la comunità internazionale debbono sapere tutta la verità. È imperativo che Saddam sia processato per tutti i suoi crimini».


Che cosa succederà adesso?

«Il presidente dell'Iraq Talabani ha detto di essere contrario alla pena capitale. Tocca a lui firmare la richiesta ufficiale di morte e francamente dubito che voglia intralciare il sentimento popolare. Credo piuttosto che aspetterà fin dopo il compimento degli altri processi. La giustizia farà il suo corso. Vorrei precisare, conoscendola bene, che la Costituzione irachena non è molto diversa da quelle occidentali, americana ed europee, e garantisce tutti i diritti umani e libertà basilari».


Che lezione si può trarre da questa vicenda?

«La prima è che se la comunità internazionale fosse davvero rappresentata e guidata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu non si sarebbe mai arrivati a questo processo perché avremmo evitato il genocidio di centinaia di migliaia di civili innocenti. La seconda è che un vero Tribunale internazionale può esistere e funzionare solo se disposto a includere in via eccezionale la pena capitale. Fino a quando questi tribunali saranno dominati da Paesi europei contrari al patibolo, i processi come quello di Saddam saranno celebrati dalle corti sbagliate».

 

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