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da PiùVoce
del 5 febbraio 2010 L`odio per la vecchiaia dello scrittore inglese predetto in un racconto di mezzo secolo fa Senso della vita: Buzzati batte Amis di Nicoletta Tiliacos |
Per lanciare il suo nuovo libro (The Pregnant Widow, ambientato negli anni Settanta) lo scrittore inglese Martin Amis ha deciso di “épater” come si deve “les bourgeois”. “Eutanasia di massa dopo i settant’anni”, propone Amis in un’intervista al Sunday Times. Naturalmente si pensa alla boutade estrema, in linea con il personaggio del romanziere che del sarcasmo ha fatto la cifra del proprio lavoro e del proprio ragguardevole successo. Nella sua iperbolica dichiarazione di orrore per la vecchiaia, il sessantenne Amis ha detto anche che “dovrebbe esserci una cabina a ogni angolo di strada, dove se hai l’età giusta puoi prenderti un Martini e la pastiglia della buona morte”. Amis può stare tranquillo. Con l’aria che tira, soprattutto nella sua Inghilterra così tentata dal suicidio assistito, finirà che prima o poi lo accontenteranno. Quasi cinquant’anni separano le sue gigionesche esternazioni da un bel racconto di Dino Buzzati, Cacciatori di vecchi (lo si può leggere nella raccolta Le cronache fantastiche di Dino Buzzati, Mondadori). Scritto nel 1962, quel racconto presentiva l’incombente guerra di generazioni che avrebbe caratterizzato i due decenni successivi. Vi si immaginava un mondo in cui i quarantenni, già considerati decrepiti, dovevano darsi alla macchia per sfuggire a bande di ragazzi, “delle specie di club, di compagnie, di sette, dominate da un odio selvaggio verso gli anziani, come se questi fossero responsabili delle loro scontentezze, malinconie, delusioni, infelicità, così tipiche, da che mondo è mondo, della giovinezza”. I vecchi, nel racconto di Buzzati, vengono linciati, picchiati, eliminati. Eppure non si arrendono e lottano per salvarsi, altro che sottomettersi volontariamente all’eutanasia previo drink e identificarsi nelle ragioni di chi li considera finiti. È solo fiction, d’accordo. Ma se è vero che a volte la letteratura sa dirci della realtà molto più della cronaca, nella distanza tra il cinismo tetro e posato di Amis e l’amaro apologo morale di Buzzati si misura la profondità della perdita del senso della vita. |
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